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L’Italia si arrende agli USA a Pasig City: seconda sconfitta in VNL per le azzurre

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Loveth Omoruyi
Loveth Omoruyi / Fivb

L’Italia incassa la seconda sconfitta nella Nations League 2026 femminile, cedendo 3-0 agli Stati Uniti nella settima sfida del torneo. A Pasig City le azzurre di Julio Velasco hanno tenuto testa alle americane per due set, entrambi giocati punto a punto e decisi nei finali, prima di crollare nel terzo parziale. Gli USA, imbottiti di seconde linee come l’Italia, hanno avuto più continuità nei momenti chiave e hanno chiuso con il punteggio di 27-25, 25-20, 25-16.

Velasco ha scelto un sestetto iniziale con Cambi in regia, Obossa opposta, Fahr e Nwakalor al centro, Nervini e Omoruyi in banda, Fersino libero, lasciando inizialmente a riposo Antropova. L’Italia ha pagato soprattutto la minore efficienza in attacco: 39% contro il 52% statunitense, con gli USA superiori anche a muro, 8 vincenti contro 6. Le migliori realizzatrici azzurre sono state Adigwe con 12 punti, entrata bene dalla panchina, Omoruyi con 9, Fahr con 8 e Nervini con 7. Dall’altra parte decisive Samedy e Kubik con 11 punti, Lee con 9 e McCage con 8.

Il primo set è stato il più equilibrato e anche quello con più rimpianti per l’Italia. Gli USA sono partiti meglio, salendo sul 7-3 grazie al muro e alle fast di O’Neal, ma le azzurre sono rimaste agganciate con Fahr, Obossa e Nervini, rientrando fino al 12-12 con l’ace di Nwakalor. Sul 13-17 Velasco ha cambiato diagonale inserendo Scola e Adigwe, mossa che ha ridato energia alla squadra. Le azzurre hanno risalito la corrente con il muro: Scola ha fermato Kubik per il 19-21, poi Adigwe ha murato Skinner per il 21-22 e firmato anche il 22-22. Sul 24-23, dopo il muro di Omoruyi su McCage, l’Italia ha avuto il set point, ma l’attacco fuori di Omoruyi ha rimesso in corsa gli USA. Nel finale Samedy ha fatto la differenza da posto due, chiudendo il parziale sul 27-25.

Nel secondo set l’Italia ha avuto ancora la possibilità di restare pienamente dentro la partita. Cambi ha aperto con un ace per il 2-1, Omoruyi ha tenuto il cambio palla e Fahr ha continuato a essere una soluzione affidabile al centro. Le statunitensi hanno provato a scappare sul 10-8, ma le azzurre hanno risposto con Nervini e Omoruyi, trovando il sorpasso sul 15-13 grazie a una grande parallela di Stella. Proprio lì, però, gli USA hanno alzato il livello a muro: O’Neal ha fermato prima Obossa e poi Antropova, ricucendo sul 15-15. Dal 16-16 le americane hanno costruito il break decisivo con Lee, Kubik e Thompson, salendo sul 20-18 e poi sul 24-18. L’ace di Giovannini ha dato un piccolo sussulto all’Italia, ma il servizio sbagliato successivo ha consegnato il set agli Stati Uniti: 25-20.

Il terzo parziale ha segnato il crollo definitivo delle azzurre. Gli USA sono partiti con un secco 6-1, sfruttando l’ace di McCage, la fast di O’Neal e un’Italia poco efficace in attacco. Velasco ha provato a cambiare inserendo Meli, che ha risposto bene con primi tempi e un muro importante, ma il divario era ormai pesante. Adigwe ha tenuto in piedi l’attacco azzurro con continuità da posto due, riportando l’Italia sul 10-14, poi Meli ha firmato il muro del 13-16. Sembrava possibile un rientro, ma gli USA hanno gestito meglio la fase di contrattacco e hanno ripreso margine con Thompson, Kubik e Samedy. Dal 16-18 l’Italia non ha più trovato soluzioni: le americane hanno piazzato il break conclusivo e hanno chiuso 25-16 con il mani-out di Lee.

Per l’Italia è una sconfitta che lascia indicazioni contrastanti. Nei primi due set le azzurre hanno dimostrato di poter competere anche con un sestetto profondamente rinnovato, ma la discontinuità offensiva e il calo nel terzo parziale hanno fatto la differenza. Buoni segnali da Adigwe, positiva a gara in corso, e da Meli, entrata con personalità.

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