Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Canottaggio

Clara Guerra: “Grande sintonia con Alice Gnatta. Colmiamo il gap dalle grandi con la tecnica”

Pubblicato

il

Doppio femminile (Clara Guerra e Alice Gnatta)
Guerra-Gnatta / Canottaggio.org

Un primo posto indimenticabile. Clara Guerra, una delle più grandi rappresentanti del canottaggio italiano, è stata l’ultima ospite di Focus, rubrica di approfondimento a cura di Alice Liverani in onda sul canale YouTube di OA Sport a pochi giorni di distanza dalla splendida e storica vittoria nel doppio femminile insieme ad Alice Gnatta. Un grandissimo risultato arrivato dopo un grande percorso non solo fisico ma anche mentale, spiegato lungamente dall’azzurra. 

In prima battuta l’atleta ha parlato proprio del trionfo maturato sulle acque di Plovdiv:È sicuramente un ottimo punto di partenza. Io e Alice abbiamo iniziato a remare insieme soltanto quest’anno. All’inizio eravamo impegnate nel due senza, una specialità completamente diversa, con un remo a testa anziché due. Nessuna delle due si trovava particolarmente a suo agio in quella disciplina, quindi ci è stata data l’opportunità di tornare a remare di coppia e l’abbiamo accolta subito con entusiasmo. Stiamo costruendo il nostro percorso passo dopo passo. Sinceramente non pensavamo di riuscire a vincere così presto, quindi è stata una bellissima sorpresa. Siamo molto contente del risultato, pur sapendo che rappresenta soltanto un punto di partenza“.

La classe ’98 ha poi proseguito: “In realtà siamo sempre state molto tranquille. Non ci siamo messe addosso pressioni particolari. Prima della partenza ci siamo dette semplicemente di pensare alla nostra gara e di capire, negli ultimi 500 metri, quale fosse la situazione per poi agire di conseguenza. Eravamo stranamente serene e molto concentrate. Da parte mia non c’è stato alcun panico. Anzi, mi stavo caricando sempre di più. Ho visto che già in partenza eravamo messe bene e avevamo staccato il gruppo. Davanti a noi c’era soltanto la Cina e il distacco non era eccessivo, rispetto al giorno precedente ho pensato che stavamo facendo esattamente la gara che volevamo. Più passavano i metri, più cresceva la mia fiducia nel fatto che avremmo disputato una grande prova. Non pensavo ancora alla vittoria. Ci ho pensato davvero soltanto nel finale, quando ho visto che stavamo superando la Cina. In quel momento ho detto ad Alice: ‘La gara è nostra’. Anche il fatto di dirlo mi ha gasata”.

Guerra ha poi spiegato una dinamica interessante: “Io, essendo seduta dietro, riesco a vedere molto meglio la situazione di gara dalla mia prospettiva. Per questo spesso sono io a dare indicazioni. Davanti, infatti, la percezione delle distanze è completamente diversa: a volte io sento un equipaggio molto vicino mentre lei lo percepisce ancora lontano. Inoltre mi sente meglio, perché parlo nella sua direzione. Se invece è lei a parlare, la voce si disperde e spesso non riesco a sentirla. Mai capitato che parlasse in gara? In gara no, ma in allenamento sì. Magari durante una tirata ai massimali lei dice qualcosa e io non capisco nulla. Allora provo a interpretare, ma spesso alla fine le chiedo: ‘Cosa volevi dirmi in quel momento?'”.

La canottiera ha poi spiegato il rapporto con la sua compagna, prendendo come esempio alcune sue esperienze passate non facili: “Abbiamo impostato il nostro rapporto in modo molto chiaro fin dall’inizio. In passato ho fatto parte di equipaggi multipli dove la comunicazione non funzionava. Io le ho spiegato che sono una persona molto diretta: quando faccio un’osservazione non significa che penso di essere migliore o che l’altra persona stia sbagliando. Parlo sempre in termini di noi, perché l’obiettivo è migliorare insieme e far andare più forte la barca. Le ho anche detto che, se non fosse stata d’accordo in qualcosa, avrebbe dovuto dirmelo apertamente. Per ora questo approccio sta funzionando molto bene. In alcuni casi la sintonia può incidere persino più della tecnica. Nel nostro caso siamo entrambe più piccole e leggere rispetto alla media delle atlete internazionali. Per questo dobbiamo puntare molto sulla tecnica, perché sul piano della forza possiamo arrivare solo fino a un certo punto. Ci troviamo spesso a gareggiare contro atlete alte dieci o quindici centimetri più di noi e con dieci o quindici chili in più. Non è semplice. Per questo sappiamo di dover continuare a migliorare tecnicamente. Siamo però tranquille perché analizziamo sempre il nostro lavoro con attenzione. La sintonia resta fondamentale. Quando ci sono tensioni o attriti all’interno dell’equipaggio, tutto diventa più difficile, soprattutto nei momenti di maggiore pressione e durante gli allenamenti più impegnativi. Quando invece il clima è positivo, tutto scorre meglio. Certo, ci sono giorni in cui si ha bisogno dei propri spazi. Noi passiamo moltissimo tempo insieme durante i raduni: ci alleniamo insieme, mangiamo insieme, condividiamo gran parte della giornata. È normale che ogni tanto si senta il bisogno di staccare”.

Clara ha poi svelato un lato del suo carattere adesso più affinato: “Litigare? Con Alice non è ancora capitato, in passato però sì. Sono cambiata molto. Prima delle Olimpiadi di Tokyo reagivo in maniera molto più impulsiva: partivo subito in quinta, mi arrabbiavo facilmente e tendevo a esplodere. Oggi sono diversa. Cerco di fermarmi, riflettere e gestire le situazioni con molta più calma“.

I primi passi nel canottaggio: Nel lontano 2008 ho iniziato, noi abitavamo sul Lago di Garda a Lazise e lì vicino a Bardolino c’erano due circoli dove si praticava canottaggio. Mio padre lo faceva da giovane e mi ha proposto di provare. Siamo usciti in barca insieme: io ero piccolissima, non avevo mai preso in mano un remo, non sapevo nemmeno cosa fosse. Mio padre era al timone del doppio e mi ha fatto provare. La prima volta abbiamo fatto circa 12 chilometri in barca. In quel momento potevano succedere due cose: odiare il canottaggio oppure innamorarsene. A me è capitata la seconda. Però poi non ho continuato subito, perché ci siamo trasferiti a Trento. In Trentino il canottaggio non era molto sviluppato, anzi ero l’unica a praticarlo. Da piccola mi allenavo solo nel fine settimana, quando tornavo al lago. Crescendo ho capito che mi piaceva davvero, quindi ci siamo organizzati di conseguenza. Ho iniziato ad allenarmi seriamente e il primo regalo importante è stato il remoergometro, la macchina per allenarsi a secco. All’inizio non avevamo una palestra a disposizione, quindi mi allenavo in garage. Piano piano abbiamo aggiunto attrezzi: qualche peso, la cyclette, e poi la barca. Da Trento ci spostavamo fino a Caldonazzo e mio padre mi seguiva con il gommoncino. Eravamo sempre io e lui. E’ stato più un sogno suo o mio? Secondo me è partito più da me, poi anche lui ha iniziato a crederci davvero. È andata un po’ di pari passo. Lui stesso dice che non avrebbe mai immaginato, all’inizio, che saremmo arrivati a questo punto”.

L’atleta ha poi parlato del marito, Catello Amarante, altro volto noto dei remi: “Dopo l’ultima gara era molto contento e orgoglioso. Lui è allenatore in Marina. Spesso gli chiedo consigli e mi supporta molto anche dal punto di vista mentale. Sono contenta che questa volta sia andata tutto bene, senza crisi, perché di solito ne ho parecchie. Mi ha detto che risultati così danno fiducia per il futuro. Siamo consapevoli che mancavano ancora diversi equipaggi. Essere consapevoli è il primo passo. D’altro canto abbiamo vinto, quindi meglio di così non potevamo fare. Abbiamo capito che possiamo fare una buona gara perché ci è riuscita. Non vedo perché non possiamo rifarlo: dobbiamo continuare a lavorare come abbiamo fatto in Bulgaria, pensare a noi stesse e non farci distrarre dagli altri. Siamo consapevoli che esiste un gap di forza, quindi dobbiamo cercare di colmarlo a livello tecnico e, come si dice a Bolzano, con un po’ di cazzimma. Funziona, per noi italiani funziona”.

Recentemente la finanziera ha poi trattato un argomento a lei molto caro, ovvero il lato mentale dello sport, oggetto anche della sua tesi magistrale in Scienze Motorie: “Secondo me l’aspetto psicologico nello sport è sempre molto sottovalutato. Io l’ho vissuto sulla mia pelle: sono seguita da anni da una psicologa sportiva che mi ha aiutata tantissimo. Nel 2023 ho fatto i Mondiali in singolo perché avevo il sogno di qualificarmi per le Olimpiadi. Non è andata bene e ho riconosciuto di aver avuto un attacco di panico durante una gara. Da lì è nata la mia tesi. Ovviamente, quando scrivi le cose con le tecniche, sembra tutto facile. Poi metterle in pratica è un’altra storia. La cosa più difficile è non farsi distrarre dai pensieri intrusivi negativi. Io, personalmente, ho avuto una certa tendenza all’autosabotaggio. Quando ti alleni bene, le gare vanno bene, ma poi arriva il pensiero: ‘E se succede qualcosa?’. E inizi a rimuginare. Questo ti consuma. La cosa fondamentale è tornare al qui e ora. Questo approccio mi ha aiutato tantissimo. Ho già un piano per il futuro, me lo sono costruito un po’. Mi piacerebbe rimanere all’interno del Corpo come allenatrice e poi lavorare nello sport, magari aprire una palestra o fare la preparatrice atletica. Qualche anno fa sono andata anche io a fare recruiting nelle scuole medie. I ragazzi si avvicinano e spesso si appassionano. Poi dipende da cosa uno vuole fare nella vita”.

In ultimo Guerra ha aggiunto: “Differenza tra la Clara in barca e quella fuori? Sono abbastanza simili. Sono una persona precisa, tranquilla e stabile. Voglio ringraziare il gruppo sportivo della Guardia di Finanza. Il loro supporto è fondamentale, non solo economico. Senza di loro non potremmo fare quello che facciamo“.

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA A CLARA GUERRA

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI