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Hindley e Pellizzari amici oppure no? L’australiano crea la faida in Red Bull: i secondi per scrivere la gerarchia

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Giulio Pellizzari
Giulio Pellizzari / Lapresse

Due indizi sono solo una coincidenza, come scriveva la maestra Agatha Christie, o possono bastare per fare una prova? Forse si è accesa una faida interna alla Red Bull-BORA-hansgrohe al Giro d’Italia: Giulio Pellizzari si era presentato all’appuntamento con grandi ambizioni, ha avuto l’ardore di rispondere a tre attacchi di Jonas Vingegaard sul Blockhaus e il suo compagno di squadra Jai Hindley ha messo pepe con un paio di azioni che non possono fare dormire tranquillo il giovane talento marchigiano.

Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo i due episodi che stanno facendo discutere: nella settima tappa, disputata ieri, il ribattezzato Duca di Camerino ha avuto il coraggio di cercare qualcosa che al momento è nelle gambe solo di Tadej Pogacar (e magari anche di Paul Seixas), non si è accontentato di gestirsi e di salire del suo passo, ha pagato dazio, è stato ripreso da Hindley e poi l’australiano ha sprintato sul traguardo per prendere quattro secondi di abbuono e distanziare di tre secondi la giovane promessa del ciclismo tricolore.

Nella frazione odierna, invece, sui durissimi muri marchigiani (rampe aspre e sempre di difficile lettura) i big si sono marcati, ma lungo il non banale strappo che conduceva al traguardo di Fermo, quando ormai mancavano trecento metri, Hindley ha accelerato. Risultato? Soltanto Vingegaard è rimasto alla sua ruota e si è creato un buco nei confronti di Pellizzari, che ha lasciato sul piatto un paio di secondi nei confronti dell’australiano.

In classifica il vincitore del Giro d’Italia 2022 ha cinque secondi di vantaggio nei confronti del nome nuovo del panorama internazionale, attardati rispettivamente di 4’23” e 4’28” dal portoghese Afonso Eulalio (il distacco da Vingegaard è di 1’08” e 1’13”). Prima del Giro d’Italia, Hindley aveva espresso una grande vicinanza nei confronti del marchigiano, ma la strada sembra dire ben altro e nei fatti si è creata una situazione che non prevede un solo capitano in seno alla squadra di matrice tedesca.

Il direttore sportivo Christian Pömer ne ha parlato ai microfoni della Rai: “Corriamo con due capitani, è la migliore strategia quando corriamo con due atleti. Una grande gara a tappe è sempre difficile, abbiamo visto che ieri con due si può giocare. Sono amici? Sono fratelli quasi, sono molto uniti e questo aiuta a mettere in atto questa strategia. Non c’è nessun problema e nessuno screzio, insieme possono provare a battere Vingegaard”.

Uno scenario di non semplice lettura e una gerarchia non delineata: a questo punto l’arrivo in salita di domani a Corno alle Scale (ultimi 2500 metri davvero molto complicati) e la lunghissima cronometro di martedì potrebbero risultare decisive per capire chi sarà il capitano della Red Bull-BORA-hansgrohe nella seconda parte del Giro d’Italia. A meno che davvero non si voglia tentare un doppio attacco combinato a Vingegaard, per il momento apparso davvero molto difficile.

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