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Federico Ceccarino e la nuova sfida del beach sprint: “Come la Formula Uno. Stiamo testando e analizzando gli errori”
Uno dei talenti del canottaggio azzurro: dopo le medaglie internazionali Federico Ceccarino ha deciso di cambiare disciplina, passando dal tradizionale al Beach Sprint, che sarà disciplina olimpica nel prossimo appuntamento a Cinque Cerchi. Andiamo a scoprire le parole del campano a Focus.
Sul peso delle medaglie: “Alla fine ho imparato presto che i risultati delle gare sono una soddisfazione momentanea. Ho capito che, praticamente, il giorno dopo che ottieni un grande risultato, ricominci da zero. Anche quando ho raggiunto soddisfazioni importanti, ho gioito, certo, ma poi il giorno dopo riparto da zero come se non avessi fatto nulla, perché nello sport, se ti adagi sugli allori, rimani indietro”.
I primi anni di successi e poi la novità: “La primissima medaglia internazionale è arrivata nel quattro senza junior nel 2021. È stato il coronamento di un anno bellissimo, il primo vero anno ad alti livelli, il momento in cui mi sono affacciato per la prima volta nel mondo dei grandi, di quelli forti, diciamo così. In un certo senso, ha segnato anche la fine di quel ciclo bellissimo, ma poi mi ha portato a rivedere un po’ quelle che erano le mie priorità, quello che mi piaceva fare, e attraverso questo percorso mi ha indirizzato in una nuova disciplina che oggi ho sposato pienamente e in cui sto mettendo tutte le mie energie e tutte le mie forze”.
La nuova esperienza: “Il beach sprint, per me, è stato un’esperienza estremamente formativa. Sono partito alla primissima gara di beach sprint con la Canottieri Napoli, nel 2023, quando eravamo praticamente solo io, il mio allenatore di allora Stefano Correale e basta. Lì abbiamo imparato piano piano le regole e gli allenamenti, perché in una disciplina nuova non c’è una forte letteratura, né una grande tradizione, né studi consolidati come nel canottaggio flat”.
E ancora: “Siamo ancora in una fase di prove ed errori: provi questo, provi quello, capisci cosa funziona. Però è una cosa che mi appassiona molto, perché in un certo senso mi sento quasi come in Formula Uno, dove ogni anno devi sistemare la macchina e confrontarti con il tuo team. Questo sport ti permette di farlo, anche perché nel beach sprint ci sono gli handler, che fanno la gara con te, mentre nel flat l’allenatore ti lascia al pontile e ti dice semplicemente in bocca al lupo. Nel beach, invece, l’allenatore fa la gara con te. Cambiano gli allenamenti, cambia la tecnica di voga, cambiano tantissime cose”.
In aggiunta: “È una cosa che ho imparato nello sport: siamo abituati a pensare sempre all’atleta singolo, ma nessuno arriva a un grande risultato da solo. Non esiste disciplina senza allenatori, staff medici, amici, compagni, strutture, società, gruppi sportivi: nel mio caso c’è davvero un mondo intero che lavora dietro a un singolo atleta. Purtroppo tutto questo non si vede, perché sul podio sale il singolo, o magari l’equipaggio, ma dietro a un risultato ci sono tantissime persone che lavorano dietro le quinte e che fanno davvero la differenza”.
La spiegazione sulla nuova disciplina: “Allora, il Beach Sprint è appunto una disciplina nuova che sarà presente alle Olimpiadi di Los Angeles, per la prima volta, che si pratica su delle imbarcazioni diverse dal canottaggio classico, che sono più larghe e che hanno anche un peso maggiore, perché appunto devono confrontarsi con le onde, con condizioni di mare avverse dove ovviamente le barche di canottaggio flat non sarebbero adeguate. Mentre i remi sono pressoché gli stessi. La gara è così organizzata: si parte sotto un arco, sulla spiaggia, di corsa, sì, è un tratto di corsa dove bisogna arrivare alla barca che è tenuta in acqua, ferma, e preparata alle proprie esigenze da due o tre handler, in base alle condizioni marittime, che devono essere almeno un uomo e una donna, in caso siano due; se siano tre possono essere due uomini e una donna o due donne e un uomo, indifferente. E che sono coloro che sono addetti a mantenere la barca in posizione, ferma, ad aiutarti a salire in barca e sono coloro anche che ti daranno le indicazioni durante il percorso, perché il percorso è così svolto: ci sono tre boe disposte circa 80 metri l’una dall’altra, facendo un percorso di 250 metri, e bisogna fare uno slalom all’andata di 250 metri, alla terza boa che è un po’ più grossa, si fa una virata e c’è un ritorno dritto, rettilineo, sempre di 250 metri. Alla fine di questo rettilineo c’è una discesa al bordo della barca, un ritorno di corsa sulla spiaggia e si finisce la gara dove si è partiti, sotto l’arco gonfiabile, e si deve toccare un bottone, il primo che lo tocca vince. E la difficoltà, oltre ovviamente a la tensione del mare, delle onde, di dell’imprevisto, perché sostanzialmente non abbiamo condizioni stabili come può essere un lago fermo o anche, sostanzialmente, anche già solo il fatto di dover fare lo slalom, il fatto di dover fare la virata, sono tutte componenti nuove che non si erano mai viste precedentemente nel flat, e anche che sostanzialmente la formula ad oggi prevede che si facciano i quarti di finale, semifinale e le finali attaccate, cioè una dopo l’altra”.
L’attuale compagna nel misto: “Gareggio con Federica Cesarini, ma vediamo in gara anche Valentina Rodini”.
