Calcio
Calcio, il PSG si conferma sul tetto d’Europa: Arsenal sconfitto ai calci di rigore
Alla Puskás Aréna di Budapest il Paris Saint-Germain scrive un’altra pagina della propria storia europea. La squadra di Luis Enrique conquista la Champions League per il secondo anno consecutivo superando l’Arsenal ai calci di rigore dopo 120 minuti combattuti e chiusi sull’1-1. Dal dischetto i francesi si impongono 5-4, confermandosi sul tetto d’Europa al termine di una finale intensa, equilibrata e ricca di tensione.
L’ultimo atto della competizione, anticipato eccezionalmente alle 18 per esigenze organizzative e logistiche, mette di fronte due allenatori spagnoli accomunati da una filosofia di gioco offensiva e propositiva. Da una parte il PSG campione in carica, dall’altra un Arsenal tornato a giocarsi la coppa vent’anni dopo la sua unica precedente finale.
L’avvio sorride subito ai londinesi. Bastano sei minuti alla formazione di Mikel Arteta per trovare il vantaggio. Su un tentativo di rinvio di Marquinhos, il pallone carambola su Trossard e favorisce la fuga di Kai Havertz sulla corsia sinistra. L’attaccante tedesco si presenta davanti a Safonov e, da posizione leggermente defilata, lascia partire un mancino potente che si infila sotto la traversa per l’1-0. Un colpo a freddo che premia l’approccio aggressivo dei Gunners.
Il PSG accusa il colpo ma prova gradualmente a prendere il controllo del gioco. La squadra francese aumenta il possesso palla e alza il baricentro, senza però riuscire a scardinare l’organizzazione difensiva dell’Arsenal. Fabián Ruiz spreca una buona opportunità al 13′, mentre Dembélé al 37′ trova l’opposizione decisiva di Gabriel dopo una rapida transizione guidata da Vitinha. Nel finale di primo tempo arrivano altre occasioni per entrambe le squadre: Fabián Ruiz non inquadra la porta di testa su cross di Nuno Mendes, mentre dall’altra parte Havertz sfiora la doppietta ma viene fermato da una provvidenziale scivolata di Marquinhos.
La ripresa segue un copione simile. Il PSG continua a fare la partita, costringendo l’Arsenal ad abbassarsi sempre di più nella propria metà campo. I londinesi difendono con ordine e cercano di ripartire, ma la pressione parigina cresce con il passare dei minuti. Al 64′ arriva l’episodio che cambia la finale: Kvaratskhelia riceve in area e viene atterrato da Cristhian Mosquera. L’arbitro Daniel Siebert indica il dischetto, decisione confermata anche dal VAR. Dagli undici metri Ousmane Dembélé mantiene il sangue freddo e batte Raya, firmando il pareggio e premiando la lunga rincorsa dei campioni in carica.
L’1-1 riapre completamente la partita. Luis Enrique e Arteta si affidano alle panchine per cercare energie fresche, inserendo tra gli altri Barcola e Gyökeres, ma l’equilibrio non si spezza. Il PSG continua a gestire maggiormente il pallone, mentre l’Arsenal resta compatto e pericoloso nelle ripartenze. I supplementari scorrono così tra stanchezza, prudenza e poche vere occasioni, con entrambe le squadre consapevoli che un singolo errore potrebbe risultare decisivo.
La Champions League si decide quindi ai calci di rigore. Gonçalo Ramos inaugura la serie con una trasformazione impeccabile, imitato da Gyökeres. Dopo il gol di Désiré Doué arriva il primo momento chiave: Eberechi Eze sbaglia la conclusione e consegna un vantaggio psicologico ai francesi. Nuno Mendes non riesce però ad approfittarne, fallendo il proprio tentativo e consentendo a Declan Rice di ristabilire l’equilibrio. Hakimi e Martinelli non tremano, così come Beraldo, che realizza il quinto penalty del PSG. Tutto resta nelle mani di Gabriel Magalhães, obbligato a segnare per tenere in vita l’Arsenal. Safonov, però, intuisce e respinge il tiro del difensore brasiliano, facendo esplodere la festa parigina.
Per il Paris Saint-Germain è il coronamento di un ciclo vincente e la conferma della straordinaria crescita europea costruita da Luis Enrique. Per l’Arsenal resta invece l’amarezza di una finale sfuggita soltanto ai rigori dopo una prestazione generosa e di altissimo livello. A Budapest, ancora una volta, la coppa dalle grandi orecchie prende la strada di Parigi.
