Tennis
Matteo Berrettini sconsolato: “Il problema non è il corpo. Al mio massimo è caduto il castello”
Matteo Berrettini è stato sconfitto dal croato Dino Prizmic con il punteggio di 6-3, 6-4 al primo turno del Masters 1000 di Madrid: esordio amarissimo sulla terra rossa della capitale spagnola per il tennista italiano, che deve salutare prematuramente il torneo e tra l’altro scivolerà al di fuori della top-100 del ranking ATP.
Prosegue il momento difficile per il 30enne, che era reduce dallo stop rimediato agli ottavi di finale di Montecarlo per mano del brasiliano Joao Fonseca e dalla battuta d’arresto patita al primo turno del torneo ATP 250 di Marrakech contro il peruviano Ignacio Buse. La presenza al tabellone principale del Roland Garros è garantita, ma il finalista di Wimbledon 2021 è chiamato a una pronta inversione di tendenza.
Matteo Berrettini ha analizzato la propria prestazione in conferenza stampa: “Per fortuna ultimamente il problema non è il mio corpo, che comunque mi ha tolto tanti momenti della mia carriera. Tutti gli stop e le ripartenze che ho dovuto fare per tornare in campo e andare a caccia non mi hanno mai fatto sentire in controllo di quello che stavo facendo, mi trovavo sempre a rincorrere. Tutti però credo che abbiano dei problemi e delle sfide nelle loro carriere, sta tutto nella quantità di energie che uno ha per superare questi momenti”.
Il finalista di Wimbledon 2021 ha proseguito: “Penso di essere stato molto molto forte mentalmente, soprattutto negli ultimi 4-5 anni dove sentivo che tutto stava un po’ scivolando via. Poi qua e là mi sono sentito un po’ più debole, non godendomi il tempo in campo. È un peccato, perché è il mio unico obiettivo per la stagione: non sto rincorrendo nessuna classifica o nessun torneo, vorrei soltanto godermi il mio tempo in campo… A volte è stata dura, a volte meno”.
Il due volte vincitore della Coppa Davis ha analizzato anche gli infortuni avuti in carriera: “Sono stato abbastanza sfortunato da infortunarmi fin da quando avevo 12-13 anni. Sono sempre stato attento alla preparazione in palestra, alle ore in campo… Quando ero più piccolo stavo crescendo molto, non avevo neanche un muscolo ed è stato difficile gestire tutto il lavoro fisico che dovevamo fare per migliorare, insieme a quello svolto a livello tennistico. Quando sono arrivato al mio massimo è iniziato a cadere un po’ il castello, però fa parte del gioco: spingiamo il nostro corpo e la nostra mente al limite, sono comunque molto orgoglioso della mia carriera e di come ho sempre lottato. Il tennis però non è una matematica: non è che se tutto intorno a te è perfetto allora vincerai partite”.
Matteo Berrettini è entrato ulteriormente nel dettaglio: “Quando il problema non è il corpo è la mente, quando non è la mente è il braccio. Il bello del tennis è che devono esserci tutta una serie di cose collegate che ti permettono di competere. Oggi non sono riuscito a competere al mio meglio, non trovando la giusta energia e il giusto equilibrio. Quando questo succede mi dispiace tanto, perché il motivo principale per cui ancora gioco a tennis è che mi voglio godere questi momenti, le lotte, i ‘vamos’ in faccia, le racchette spaccate, i match point falliti e quelli concretizzati. A volte diventa un po’ tutto grande da gestire e nonostante io abbia le spalle abbastanza larghe vengo schiacciato un po’, quindi poi mi perdo il gusto e se perdi il gusto non c’è nessuna professione al mondo che ti possa piacere”.
