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Nuoto

Filippo Megli: “D’Ambrosio un cavallo pazzo nell’approccio. Serve più unione in ottica 4×200 sl”

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Filippo Megli
Filippo Megli / La Presse

Nella nuova puntata di Swim Zone, trasmissione in onda sul canale Youtube di OA Sport, l’ospite di eccezione è stato Filippo Megli. Il nuotatore italiano ha analizzato le prestazioni dei connazionali durante i Campionati Assoluti italiani nella vasca di Riccione e non si è sottratto ad un commento sullo status del movimento italiano in vista dei prossimi Europei di Parigi.

La sua gara nei 200 stile libero: “Su una gara di 200 metri farne 70 in difficoltà è un bel problema. La condizione ottimale ovviamente non c’era. Mi sentivo bene in acqua ma a livello di pressioni e frequenze ho avuto molta difficoltà a tenere passi gara. Poi arrivi qui, credi di star bene ma quei passi li soffri più del normale”.

I consigli ai giovani: “Io mi voglio sempre metter in gioco. Adesso ci sono questi ragazzi che sono di 9, 10 anni più giovani di me. La mia generazione sta andando verso la fine della carriera, voglio confrontarmi con loro. Da parte mia, vista l’esperienza acquisita nel corso del tempo, ho voluto confrontarmi soprattutto con Ragaini (Alessandro, ndr) che è del centro sportivo Carabinieri. Ho voluto stargli vicino, condividiamo tanto. Deve crescere ed acquisire sicurezza in se stesso. Anche io ho avuto difficoltà sotto questo aspetto, perché il mio carattere è così. Voglio sempre stare al gioco e trovare sempre un confronto umile al di là dell’avversario. A volte nella gestione delle gare i giovani tengono a guardarsi troppo intorno”.

Su Carlos D’Ambrosio: “Carlos è un cavallo pazzo, parte e non guarda in faccia a nessuno. In Italia fino al mio record italiano non si faceva un passaggio sotto i 52″. Ora con lui si passa sotto i 51″. Cambiano i tempi e e modalità di approcciare la gara. C’è anche bisogno quindi di cambiare allenamenti e mentalità. Io giovani avranno emozioni diverse, saranno più agevolati a comprendere questi cambiamenti. Noi siamo in mezzo tra la vecchia e la nuova scuola, ci dobbiamo destreggiare. C’è chi riesce a farlo, altri si devono ancora orientare. Ogni anno diventando più grande anche io mi devo rimettere in gioco”.

Un possibile ruolo da Capitano: “Credo che al livello di meriti ci siano tanti di ragazzi che meritano di essere capitani. Io sono sempre stato in disparte e spero di rimanerci. Non si sa mai. Per la 4×200 sicuramente posso sicuramente farlo. Carlos D’Ambrosio dà una bella mano, ha tante potenzialità e tanto margine per migliorare. Se nel corso dei prossimi anni questi miglioramenti proseguiranno allora si potrà lavorare su un vero progetto per la 4×200. Queste staffette andrebbero fatte un po’ meglio. Da atleta mi piacerebbe vedere un’unione maggiore per raggiungere un fine comune. Purtroppo tendiamo a metterle da parte. Qualche progetto in gruppo durante l’anno si potrebbe fare con test più specifici”.

Un pensiero sui Campionati appena conclusi: “Sono stati dei Campionati piuttosto strani. Non ci sono stati grandissimi exploit ma ci sono stati tanti ragazzi in crescita come Volpe e Barbotti. Nuotano molto bene ma c’è ancora molto lavoro da fare. Io sono molto critico: fare un Campionato italiano in una piscina dove non c’è ventilazione e c’è caldo sono gravi mancanze. A livello internazionale hanno piscine di tutt’altro livello. Su questo ci possiamo fare poco, le strutture son queste. Bisognerebbe per tutti avere degli spazi consoni. Gli atleti più grandi stanno cercando di difendersi. C’è una Silvia di Pietro immortale ed inarrestabile”.

L’obiettivo principale: “Il più grande sarebbe I Sette Colli per ottenere la qualificazione all’Europeo che ancora non ho. Cercherò quel quid che mi può far cambiare non solo l’approccio all’allenamento ma anche la qualità in gara. Sono molto legato a Firenze, non cerco altre avventure”.

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA A FILIPPO MEGLI

 

 

 

 

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