Formula 1
F1, Nikolas Tombazis fa chiarezza sull’ADUO: svelati i modi e i tempi
Il ritorno in pista della F1 a Miami, dopo cinque settimane di pausa, coincide con una fase cruciale non solo della stagione, ma anche della definizione degli equilibri tecnici in vista del 2026. Al centro del dibattito c’è il sistema ADUO, il meccanismo pensato per concedere opportunità di sviluppo extra ai motoristi in difficoltà, che nelle prossime settimane entrerà nel vivo con la prima valutazione ufficiale delle prestazioni delle power unit.
A fare chiarezza sul funzionamento del sistema è stato Nikolas Tombazis, direttore del reparto monoposto FIA, che ha spiegato nel dettaglio i criteri alla base della graduatoria che determinerà l’assegnazione delle concessioni. Il punto di partenza resta la potenza, ma con un approccio meno banale di quanto si possa immaginare: “La potenza viene calcolata in un modo pesato sul giro: dove la potenza ha più rilevanza, tipicamente all’inizio di un rettilineo, pesa di più rispetto a dove è meno importante“.
La metodologia si fonda su una raccolta dati ampia e strutturata, come sottolineato dallo stesso Tombazis: “Per ogni gara prendiamo la macchina migliore di ogni motorista, raccogliamo informazioni su tanti giri e facciamo la media. Pertanto, abbiamo un approccio statistico abbastanza ragionevole che abbiamo discusso e condiviso con le squadre. Abbiamo anche dei sensori di gran lunga migliori quest’anno rispetto ai precedenti, quindi riteniamo che la misura possa essere abbastanza precisa“.
Le prime indicazioni, tuttavia, non arriveranno immediatamente. “Stiamo ancora valutando. Abbiamo almeno un mese fino alla prima tranche di risultati dell’ADUO, quindi prima avremo sicuramente Miami e anche il Canada“, ha precisato Tombazis, delineando una finestra temporale che lascia ancora spazio all’osservazione prima di eventuali interventi.
Non sono mancate, però, le perplessità da parte di alcuni team, soprattutto in relazione alle diverse filosofie progettuali adottate. Chi ha privilegiato la coppia e la trazione rispetto alla potenza massima potrebbe infatti risultare penalizzato da un sistema che, inevitabilmente, parte dal dato dei cavalli. A questo si aggiungono soluzioni aerodinamiche o di packaging che, pur migliorando il rendimento complessivo della vettura, possono incidere negativamente sulla potenza pura rilevata.
Tombazis ha risposto a queste critiche chiarendo come la FIA avesse inizialmente valutato un approccio più sofisticato: “È chiaro che sulla prestazione pura del motore in termini di cavalli influiscono vari parametri importanti, ma secondari, come la temperatura del plenum, il turbo o addirittura la pressione sullo scarico. Più o meno un anno fa, abbiamo offerto ai motoristi una formula un po’ più complicata che mettesse sul piatto anche questi parametri. Loro sono stati abbastanza categorici nel dire che non la volevano, quindi al momento noi non abbiamo correzioni di questa natura. Il regolamento è chiaro, si prende la potenza del motore“.
In questo contesto si inseriscono perfettamente le considerazioni di Toto Wolff, che nei giorni scorsi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere l’ADUO entro confini ben definiti. “Il principio dell’ADUO è quello di permettere alle squadre che incontrano difficoltà con la loro power unit di recuperare terreno, ma non di superare gli altri“, ha sottolineato il Team Principal Mercedes, mettendo in guardia da possibili distorsioni competitive.
Il manager austriaco ha poi insistito su un punto chiave, quello della governance del sistema: “Deve essere assolutamente chiaro che qualsiasi decisione riguardante la squadra che riceve l’ADUO può avere un impatto maggiore sulle prestazioni e sul campionato se non viene presa con una precisione, una chiarezza e una trasparenza totali“. E ancora: “Sarei molto sorpreso e anche deluso se le decisioni riguardanti l’ADUO interferissero con la gerarchia attuale. L’ADUO è sempre stato concepito come un meccanismo per recuperare, non per superare“. Il nodo, dunque, resta tutto qui: trovare un equilibrio tra equità tecnica e meritocrazia sportiva.
