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Sci di fondo, una voce dalla Russia: “La rivalità tra Klæbo e Bolshunov avrebbe tenuto in piedi l’intero sport”
In questo momento storico, in cui lo sci di fondo è tutto fuorché in salute e, anzi, fa di tutto per tirarsi la zappa sui piedi da solo, perdendo ulteriormente quella poca credibilità ancora rimastagli (il recentissimo Tour de Ski e il format di gara della Heat Mass Start ne sono la controprova), è doveroso riportare una voce proveniente dalla Russia, la cui stragrande maggioranza degli atleti è ancora bandita dal circuito maggiore.
Il tecnico Yuri Kaminskiy, impegnato nel biathlon ma non per questo disinteressato alla disciplina sorella, ha rilasciato un’intervista alla testata Спортс.ru della quale è doveroso riportare alcuni passaggi. Difatti, colpisce la lucidità con la quale l’allenatore ha espresso molti concetti. Una lucidità che manca anche alle latitudini italiane, dove le cosiddette “analisi” di addetti ai lavori appaiono spesso figlie di simpatie o antipatie, piuttosto che di interessi di parte.
Il tema è legato alla dimensione di Johannes Høsflot Klæbo, il cui strapotere è eclatante. La sprint in alternato disputatasi settimana scorsa in Val di Fiemme è stata, al riguardo, eloquente. Il norvegese è apparso un’auto di Formula 1 a confronto con vetture di serie, talmente è stato strabordante.
“Gli sprinter non sono fondisti di serie B. Devono effettuare sforzi ripetuti in brevi arco temporale, pertanto si avvicinano ai limiti delle possibilità biologiche. Ecco perché la tecnica è cruciale. Sotto questo aspetto, Klæbo è impareggiabile. Ormai è al vertice da dieci anni e non si vede chi possa metterne in discussione la supremazia.
È in grado di muoversi a ritmi incredibili, effettuando al contempo movimenti produttivi in termini di sciata. Ormai, non sappiamo più neppure quanto sia forte in una volata, perché vince prima! Potrebbe anche darsi che sappia di non avere più uno spunto veloce e sceglie una tattica diversa, chiudendo la partita prima. Non abbiamo controprove, perché non si arriva più neppure allo sprint con lui.
Secondo me, comunque, non è il più grande fondista di tutti i tempi. La mia opinione è che Björn Dæhlie, Petter Northug e Alexander Bolshunov siano stati o siano tuttora più completi. Purtroppo è un delitto che si sia stati privati del dualismo tra Klæbo e Bolshunov, due fuoriclasse della stessa età! Quella rivalità avrebbe potuto essere epocale e avrebbe spinto entrambi a migliorarsi. Forse, JHK, sarebbe diventato a sua volta un all-arounder per contrastare Sasha.
Non credo rivedremo mai più i duelli ammirati sino al 2022. Non so quando Bolshunov potrà tornare in Coppa del Mondo e gli anni passano. Gareggiare in Coppa di Russia permette di restare in forma, ma non fornisce un confronto diretto in grado di tenere l’asticella altissima. Inoltre, sta già arrivando una nuova generazione di fondisti.
Alla fine, hanno perso tutti. Non solo Bolshunov, ma lo sci di fondo in generale. Klæbo avrebbe dovuto essere il primo a perorare la causa dei russi, avrebbe fatto il bene dello sci di fondo e la sua rivalità con Bolshunov avrebbe permesso di tenere in piedi l’intera disciplina. Però, ha fatto una scelta differente, quella dettata dalla politica e non dallo sport”.
