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Manuel Lando: “Credo di avere trovato il click, il salto di prestazione può arrivare. Nessuna nazione come l’Italia nell’alto”
Un 2025 intenso, difficile, combattuto, in cui ha dovuto fare i conti con il peso delle (proprie) aspettative. Adesso un 2026 da affrontare con la stessa flemma, ma con una consapevolezza ed una maturità diversa. Scalda i motori Manuel Lando, rappresentante della squadra italiana di salto in alto e pronto a cominciare l’annata sportiva in campo indoor dopo aver immagazzinato molteplici lezioni in quella precedente, così come raccontato da lui stesso in occasione dell’ultima puntata di Sprint Zone, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Fernando Savarese.
In primo luogo, l’astista ha analizzato quanto fatto lo scorso anno in quello che si è rivelato un tour de force estenuante, partito come da calendario dall’indoor: “La scorsa stagione è cominciata presto, il 4 gennaio – ha detto Lando – Me lo ricordo perché erano pochi giorni dopo Capodanno. Penso che si possa descrivere come una stagione di crescita, anche se bisogna separare quanto fatto in indoor e quanto fatto in outdoor. Della prima non sono soddisfatto: io sono un atleta. Pur facendo due volte il personale e mostrando un’ottima stabilità non mi sono goduto la gara perché a nessuno piace arrivare secondo o quarto. Sono rimasto deluso dalle due gare in cui ho fatto il personale, ovvero agli Italiani e agli Europei. Poteva andare meglio, chiunque sarebbe soddisfatto, vedi anche il sesto posto ai Mondiali di Nanchino. E’ stata un’annata sportiva di maturità, nonostante qualche boccone amaro. Ci ho messo un po’ a digerire quel quarto posto, forse troppo, e questo ha condizionato la stagione outdoor. Quando è stato il momento di ingranare i programmi di allenamento si sono rivelati efficaci ed io sono stato bravo a rendere dove dovevo rendere. Personalmente mi do un cinque e mezzo per la indoor, da occhio esterno invece un 8. Io guardo purtroppo il bicchiere mezzo vuoto, sto cercando di trovare degli aspetti positivi in tutto quello che faccio, ma non è facile. Ora sono concentrato per il 2026“.
Lando ha poi proseguito parlando dell’outdoor: “Pensavo di avere consolidato il ranking per Tokyo, abbiamo cercato quindi di fare alcuni step tecnici che non sono mai facili da affrontare e da concretizzare. Ci siamo ritrovati nel provare a cambiare qualcosa, non sempre riusciva. Spesso saltavo bene, anche alto, in allenamento. Ma in gara faticavo ad esprimermi al meglio. E’ successo a Rovereto, così come al Golden Gala. C’è stata tanta gara in mezzo fino ai Mondiali, dove nell’ultima tecnica speravo di aver risolto le cose, pensavo di essere pronto, di stare bene, di avere raggiunto una continuità efficace. Saltavo alto spesso, compresa la gara pre-Mondiale a Lucca. In pedana è però successo qualcosa: sarà stata l’emozione, lo stadio veramente pieno per la prima volta in vita mia, essere dall’altra parte del mondo, essere arrivato lì prima; bisogna imparare da queste situazioni a stare concentrati per tanto tempo senza bruciarsi. Ho imparato molto da quella qualifica, ho imparato a resettare: i tentativi a 2.21 erano ad un soffio, non è stato un disastro. Ma purtroppo il salto in alto non perdona. Io non credo nella fortuna, ma purtroppo non ho niente da recriminarmi. Ho dato il massimo e ho tratto tanta esperienza”.
Dopotutto, stiamo parlando di un atleta in forte crescita: “Sono esploso a 18 anni, ho fatto quindici centimetri di personale in tre mesi. Non saltavo così tanto quando ero allievo o junior primo anno. Ogni anno ho fatto personale o mi sono avvicinato. Questo non è facile. Più si va avanti, più la parte incosciente cala, bisogna bilanciare questi due aspetti. Quest’anno ha condizionato anche tanto l’aspettativa mia personale avuta dopo la stagione indoor. Era plausibile dopo aver visto alcuni salti come il 2.28 o il tentativo disperato di 2.32 avvicinarsi ai 2.30. Queste aspettative influiscono: tu ti aspetti di provare alla prima gara 2.28, 2.25 o 2.30 e magari ti ritrovi a 2.20. Sbatti contro la realtà, bisogna stare con i piedi per terra, ho imparato anche da questo. Un problemino comunque c’è stato nella settimana tra Universiadi e Italiani, ho preso un virus. Prima della gara sono stato abbastanza male, questo ha influito negativamente perché non riuscivo a mangiare. Questo fa parte della sfortuna, ma bisogna farci i conti”.
L’amore con il salto in alto è sbocciato in un secondo momento. Manuel infatti nei primi anni ha cominciato con gli ostacoli, complice anche l’influenza dei genitori: “Mio papà tutt’oggi si vanta di aver vinto il titolo regionale cadetti negli 80 ad ostacoli. In camera sua a casa di mia nonna c’era una foto di questa gara, mi è rimasta impressa. Ho voluto anche io fare ostacoli. Da lì ho cominciato a farli, anche abbastanza bene. Da cadetto provavo tutte le specialità, ho trovato il salto in alto divertente. Ho portato avanti entrambe, poi dal primo anno junior ho voluto concentrarmi su una sola specialità“.
Adesso per Lando è tempo di preparazione: “La stagione è finita tardi, di conseguenza la preparazione è cominciata dopo rispetto al solito. Siamo andati in vacanza, siamo stati a Tenerife dove ci siamo anche allenati io ed Asia Tavernini, sentivo di non avere recuperato. Questo stop ci è servito veramente tanto. Poi ho avuto un piccolo problemino alla schiena che salta fuori uno o due volte all’anno. Avendoci preso confidenza basta fare esercizi specifici, riposare, e passa. Non mi crea particolarmente problemi se non quello di fermarsi. Ho preso anche io l’influenza. Adesso è un mese che mi sento bene, faccio tutto senza particolari problemi, spingo, vedo che le sensazioni stanno migliorando. Ora ci aspetta un raduno a Tenerife, non vedo l’ora di andarci. Odio il freddo, siamo stati lì in vacanza ed il corpo al caldo sta meglio. Io vivo a Trento da un anno e mezzo, ho traslocato l’anno scorso. In fase di preparazione ci siamo concentrati su cose basilari. Da prima dei Mondiali abbiamo dovuto fare alcune cose per saltare alto. Abbiamo ripreso queste cose, ci stiamo focalizzando su stabilizzare le sensazioni che mi fanno saltare, sentire la curva, sentire lo stacco. In gara i salti vanno salvati, non possono essere buttati via. Stiamo affrontando misure più alte per fare tecnica e per abituarmi alla gara. Mi stimola, sono fiducioso, credo di avere trovato il click, il salto di prestazione può arrivare”.
Il debutto è infine fissato per fine gennaio: “Dovremmo esordire intorno al 20 gennaio, ho confermato una gara in Polonia il 31. Punto a fare bene gli italiani, mi piace molto la pista di Ancona, sono fiducioso. Voglio saltare bene, se arrivano i Mondiali sarò contento, ma non mi ci voglio fossilizzare: non voglio esaurire le mie energie mentali per arrivarci, ovviamente è un obiettivo principe. L’obiettivo all’aperto saranno gli Europei di Birmingham, ci sarà da scannarsi. Ci sono tre posti, a parte Gimbo che ha la wild card. C’è un bellissimo movimento che si sta creando, nove o dieci persone hanno già fatto 2.20. Credo che il nostro sia il Paese dove c’è il maggior numero di persone sopra i 2.20. E’ un bell’ambiente, siamo tutti rispettosi uno dell’altro, ci stimoliamo a vicenda. Ognuno è stimolato a dare il massimo, non sarà facile. Ci sono pochi posti per tantissime persone, che vada come vada, punto a fare bene per farmi trovare pronto“.
