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Pallavolo

Ivan Zaytsev: “Rio 2016? 10 anni dopo rosico meno. Cerco di evitare con mio figlio gli errori di mio padre”

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Ivan Zaytsev
Ivan Zaytsev / IPA Agency

Ospite non illustre, di più, nella più recente puntata di Volley Night, sul canale YouTube di OA Sport. Arriva Ivan Zaytsev, che di essere presentato non ne ha nessun bisogno. A 37 anni è a Cuneo che sta portando il suo talento sempre cristallino, come anche la sua parlantina ricca di aneddoti, dimostrata ancora una volta attraverso queste righe.

Per Zaytsev inizio legato al momento di Cuneo: “Sicuramente è un posto speciale per giocare a pallavolo: ha una tradizione radicata in tutta la città, in tutto ciò che rappresenta la popolazione e la provincia cuneese. C’è una tifoseria molto calda. Siamo tutti molto felici di partecipare alla Superlega grazie alla promozione dell’anno scorso: è una responsabilità anche per noi ‘vecchietti’, per me, per Mimmo Baraccini, per Michele Baranowicz, cercare di dare una mano a strutturare la squadra per poi tornare alla grande pallavolo della grande Cuneo. Al momento stiamo lottando e sgomitando intorno all’ottava-nona-decima posizione. Logicamente la Superlega è un campionato molto difficile, tosto. Quest’anno magari non sono arrivate tante vittorie, ma siamo al momento abbastanza tranquilli visto che abbiamo nove punti di vantaggio sulla zona retrocessione, quindi si punta a fare all-in e cercare di aggrapparci con tutte le forze all’ottavo posto per fare i playoff“.

Un lato del rapporto pubblico-giocatori: “Siamo un po’ come degli attori a teatro: se hai il pubblico dietro che ti incita, ti segue, interagisce con te, anche in modo positivo, questa cosa nella mia carriera mi è sempre piaciuta tantissimo. Penso sia un posto bellissimo da questo punto di vista“.

Calendario favorevole nel finale di stagione regolare, con conseguente obiettivo ottavo posto possibile: “Penso che la salvezza sia soltanto una questione di tempo e di dettagli. La sensazione è che domenica avremmo potuto vincere 3-0 o 3-1 contro Monza facendo tre punti, invece abbiamo vinto 3-2. Saremmo stati tutti a 15 punti, noi, Monza e Padova, e sarebbe partita una specie di Royal Rumble. Adesso siamo a due punti da Monza, loro hanno un calendario abbastanza abbordabile, noi abbiamo domenica Trento a Trento, facile, comoda (ride, ndr)”.

Da qualche giorno sto insultando il buon Alessandro Michieletto gufandogli di non recuperare alla schiena (ride, ndr.). Gli ho anche scritto dei messaggi, ma Ale è abbottonato

Differenze tra la lotta scudetto e quella salvezza: “Sono stimoli diversi, ma ugualmente belli. Secondo me bisogna rendersi conto della qualità che si ha intorno nella squadra, degli obiettivi che ha e di cercare di raggiungerli. Chiaramente una neopromossa come Cuneo, che non ha potuto fare mercato troppo in anticipo, logicamente parte da una base senza ambizioni di scudetto, e qui lo scudetto diventa il raggiungimento della salvezza, che come obiettivo è decisamente a portata di mano a meno di eventi catastrofici“.

Sulla preparazione atletica nella pallavolo moderna: “Conta tanto soprattutto in estate, per i ragazzi che non hanno la fortuna di giocare nelle Nazionali o fare eventi estivi, quindi finiamo la stagione ad aprile-maggio e poi si riparte ad agosto. Ci sono quei 2-3 mesi di sosta in cui uno dev’essere molto bravo a sapersi gestire e cercare di arrivare pronto a inizio preparazione. Noi ne abbiamo fatte nove settimane, l’importante è trovare la condizione in quelle settimane perché durante la stagione hai pochi momenti in cui puoi fare un carico di sala pesi o un lavoro fisico. Spesso si gioca infrasettimanale. Lo si vede anche dalle performance delle squadre. Quando giocavo in Nazionale arrivavo bello in forma e bello tirato, e avevo quel calo classico a novembre-dicembre, in cui il fisico diceva “rallenta un attimo, che mi stai stressando troppo”. Ed è una cosa fisiologica di tutti gli atleti. Fondamentalmente l’importanza della preparazione è tanta: ti permette di gestirti e di mantenere un livello durante la stagione“.

Come si affronta oggi la fine del campionato: “Arrivi molto carico. Il finale di stagione solitamente nella mia testa, se tutto funziona bene, riesci a creare un amalgama e un’identità di squadra che ti costruisci durante la preparazione, il girone di andata, le prime partite, perché magari giochi per una squadra nuova e lavorare su certi dettagli, devi conoscere gli altri compagni, l’allenatore. Il tutto per affrontare il finale di stagione conscio del fatto che durante la settimana si lavora bene, c’è un’identità di squadra solida e non vedi l’ora di metterla in pratica alla domenica, sia contro una squadra abbordabile che contro gli Avengers“.

Il trend social passando dal 2016 al 2026 trasportato sul pianeta Zaytsev, anzi sul pianeta Rio olimpica: “Mi torna in mente tutto. Il ricordo è molto bello e ancora molto vivo in me. Si era creato questo stato mentale di condivisione e godimento di tutta la nostra Nazionale, era un gruppo molto bello, un bel mix tra giovani ed esperti che ha affrontato quest’avventura olimpica con il giusto romanticisimo. Ogni volta che si parla di Olimpiadi viene in mente il fatto che sia la più importante competizione sportiva sul pianeta. Aver fatto un risultato del genere è stata un’emozione incredibile, bellissima, e anche contrastante, perché si vuole vincere, e una volta che sei in finale olimpica e la perdi si rosica. Ma, a distanza di 10 anni, magari rosico un po’ di meno, ma capita di ripensarci. Però fa parte del passato e di un bagaglio che mi porterò dietro tutta la vita e mi sento fortunato ad esserci conquistati con la Nazionale“.

Bronzo di Londra, argento di Rio: il ricordo londinese è meno amaro? “Per me Londra è stata la prima Olimpiade. Dal punto di vista emotivo, di esperienza e godimento del Villaggio Olimpico e tutto quello che mi circondava, non essendo pratico all’epoca me la sono vissuta un po’ male. Poi vinci e non ti rendi neanche conto di quello che è successo. Ti arriva sempre un pochettino dopo la sensazione di realizzare cosa si è fatto, a ripercorrere tutto quello che è stato. Ci si ripensa, e ce lo si fa andare meglio o peggio a seconda dei punti di vista. Non per il risultato, ma per l’esperienza precedente di Londra, che è stata diversa per tanti ragazzi che sono stati lì e poi ho ritrovato a Rio“.

Sull’Ivan padre e il rapporto col figlio: “Delego tutto a quella santa donna di mia moglie! Adesso sono un po’ lontano da un punto di vista chilometrico, a fine carriera (anche se non mi sento a fine carriera), logicamente mi porta un po’ lontano da casa e dalla famiglia. Vorrei essere più presente, ma non voglio nemmeno mettere troppi bastoni tra le ruote. Mia moglie è bravissima, ci passa la maggior parte del tempo. Non vedo l’ora di tornare a casa e farmi raccontare qualcosa in più dal buon Sasha, che sta crescendo forte. Cerco di evitare gli errori che ha fatto mio padre con me, anche se siamo caratterialmente diversi. Lascio molta responsabilità ai suoi allenatori, allo staff che lo segue, perché mettere bocca dall’esterno non porta sempre buoni frutti. Lo tengo comunque monitorato, lui dice che vuole arrivare in Nazionale e vincere un’Olimpiade. Non gli ho messo pressione né niente“.

Si passa così all’Academy di Zaytsev e agli errori degli schiacciatori giovani più comuni: “Vogliono tirare solo forte, fare i buchi per terra. Un pallonetto vale come una banda tirata sopra i tre metri. Il progetto è nato con una condivisione di idee con i miei soci e amici Francesco Biribanti e Michele Baranowicz. Visto che abbiamo fatto tanti anni di esperienze in Nazionale e nei club ci faceva piacere creare un progetto diverso dal solito camp estivo, dove i ragazzi vengono, gli lanci i palloni in palestra e gli fai passare il tempo. Noi stiamo sviluppando un progetto totalmente diverso, abbiamo moltissimi allenatori di Serie A e Nazionale, abbiamo preparatori fisici, atletici, fisioterapisti. Come fosse un miniraduno della Nazionale, i ragazzi vengono con tanto entusiasmo, hanno tra i 18 e i 20 anni. Questo sarà il nostro terzo anno. C’è tantissima voglia di imparare e crescere. Stiamo imparando anche noi come gestire al meglio il tutto, siamo al nostro terzo anno e credo che da quest’anno credo che faremo un grandissimo salto in avanti: c’è tanto entusiasmo e tanta voglia di dare indietro a questi ragazzi quello che hai vissuto per 20-30 anni sui campi da pallavolo, che non è solo aspetto tecnico, ma anche condivisione, empatia, parlare con loro, cercare di metterli nella condizione di imparare ad allenarsi prima che di giocare. Dell’Academy, a parte i canali social, abbiamo il sito web dove si trovano tutte le informazioni. Di base siamo a Cascia, provincia di Perugia, in Umbria (dove si mangia da paura). I ragazzi li facciamo trottare. Non fanno in tempo a ingrassare! I contatti sono sul sito, che è molto completo. Abbiamo aperto le iscrizioni da un mesetto, stiamo andando bene, le informazioni sono facilmente rintracciabili su internet“.

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