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Canoa

Giovanni De Gennaro: “Ho capito che devo cambiare motivazione. L’oro di Parigi? Fu una tattica partire prima…”

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Giovanni De Gennaro

Una medaglia olimpica non è mai solo una medaglia olimpica, ma il frutto di qualcosa di grande. Lo sa bene Giovanni De Gennaro, Campione di canoa slalom alle Olimpiadi di Parigi 2024 in una delle gare più emozionanti per quanto riguarda la spedizione italiana nella rassegna a cinque cerchi. L’azzurro è stato intercettato dai microfoni di Focus – rubrica di OA Sport in onda sul canale YouTube condotta da Alice Liverani (in questo contesto affiancata da Luciano De Gregorio) – proprio per parlare del suo incredibile percorso sportivo e dei suoi obiettivi futuri.

In primis il nativo di Brescia ha parlato dello stravolgimento più grande della sua vita, ovvero l’arrivo della piccola Anna, nata tra l’altro in un periodo molto delicato: “Diciamo che sono cambiati un po’ i ritmi della vita, così come le priorità. Bisogna adattarsi e ottimizzare i tempi. Il sonno non è più lineare, bisogna improvvisarlo. Anna è arrivata in un periodo particolare. Avevamo il Mondiale in Australia ai primi di ottobre, noi dovevamo partire almeno tre settimane prima per poterci ambientare al fuso orario; eravamo agli sgoccioli, io speravo nascesse qualche giorno prima per essere più a lungo a casa. Invece ho potuto vivere solo una settimana con lei. L’organizzazione degli allenamenti e gli impegni in Coppa del Mondo hanno reso il periodo molto intenso, ho dovuto correre. Mi ricordo che le ultime due gare di Coppa del Mondo non sapevo se sarei riuscito ad andare in gara. La Federazione mi aveva tenuto il posto, dicendo che avrei potuto decidere anche all’ultimo minuto. Durante la cena prima la mia compagna mi ha detto: ‘Sembri un leone in gabbia, vai”. Sono partito la sera, ho fatto un allenamento, ho fatto un bel tempo in finale, ma per una penalità non ho vinto. E’ stata brava e gentile a lasciarmi sfogare”. 

Ma da dove nasce l’amore dell’atleta per la canoa? “Era l’unico sport outdoor che facevo. Praticavo karate, basket. Poi anche sci alpinismo, ma i miei genitori non mi hanno trasmesso troppa passione. Ho scelto lo sport che mi dava più contatto con la natura e che soprattutto non era di endurance pura, non era solo fatica. Mi piaceva avere il cielo sopra la testa e la possibilità di vedere cose diverse: ogni fiume ha la sua caratteristica, la sua vita. Vedi pesci, salamandre, serpenti. C’è tanto dietro quello che circonda il mio mondo. Mio fratello faceva canoa, ho seguito lui. Ho scelto lo slalom perché è più sviluppata la canoa fluviale al Nord Italia, nel bresciano ad esempio poche società fanno accoppiata. Io ho iniziato con la discesa nei fiumi, mi sono spostato nello slalom perché era lo sbocco dell’agonismo. Un fiume che consiglierei è il fiume Dezzo, in Val di Scalve vicino al lago d’Iseo; ci sono pareti di roccia con dei muri alti 200 e 300 metri. Il fiume è strettissimo. Ti trovi in questo canyon dove ci puoi arrivare solo in canoa. E’ un posto magico che puoi vedere solo con questo mezzo. Si parte sempre dall’acqua piatta, anche quando si vuole andare in fiume. Come tutti gli sport outdoor non si improvvisa niente. Uno sciatore non parte subito sul Monte Bianco. Serve conoscenza e competenza. Per il fiume Dezzo serve pratica, ma non è difficile, non è considerato estremo”. 

Malgrado ottimi risultati, il periodo agonistico del canoista in età giovanile non è stato facile: “La fase della scuola superiore è stata difficile, facevo lo scientifico. Non era semplice, era una scuola al limite per me. Conciliando gli impegni sportivi è stato complicato. Vincere come concetto non ha mai influito su di me; i miei hanno sempre messo prima la scuola, dovevo avere una stabilità lì: se tenevo questo standard potevo allenarmi. Ho vinto un Mondiale Junior ma sono cominciato ad andare bene solo negli ultimi anni; in quelli precedenti non sapevo che sarebbe diventato il mio lavoro. Vivevo il mio mondo, l’etica del lavoro c’è sempre stata anche grazie a mio fratello che mi ha insegnato tanto. Mi svegliavo per allenarmi saltando la prima ora, avevo il doppio la domenica, mi allenavo tanto ma non nell’ottica di vincere. Poi nell’ultimo anno di superiori, che ha coinciso con il primo anno Senior, c’è stato un cambio, sono riuscito ad entrare nel giro della Nazionale. Lì ho switchato, ho capito di poterci arrivare

Tra le emozioni più grandi, il bresciano ricorda il debutto olimpico a Rio 2016, un percorso nato da un’emozionante qualifica: “L’ho vissuta come un riscatto. Nel 2014 ho perso il mio allenatore. Eravamo in Nepal per allenarci, c’è stato un incidente, ci ha lasciato. Avevo 21 anni, è stata durissima riprendersi. L’amore per la canoa è rimasto, non ho avuto difficoltà a ritornarci ma più che altro è stato difficile accettare la cosa e ad accettare come mi vedeva la gente, poi magari non era manco vero, ma nella mia testa è successo questo. Nel 2015 sono riuscito a trovare un bilanciamento, ho messo la testa nella canoa ma non pensavo alle Olimpiadi. Non avevo grossi obiettivi, mi sono preparato: in selezione ero forte, andavo bene. Ho vinto la qualifica, poi lo spareggio. L’etica del lavoro c’era anche in quel caso. Quando sono andato a Rio ho capito cosa significa partecipare alle Olimpiadi. Noi di solito andiamo spesso in anticipo nel luogo dei Giochi. In fase di preparazione mi sembrava ci fosse poca gente, quando siamo arrivati nel villaggio olimpico ho pensato che fosse qualcosa di incredibile. Ti senti di fare parte di qualcosa di più grande. L’Olimpiade è tutto il mondo dello sport. Dopo l’esperienza in Brasile ho voluto fare di tutto per tornarci da protagonista”.

De Gennaro ha poi continuato:A Rio ero forte, la medaglia era alla portata, ma non mi ero posto l’obiettivo, è un lavoro che va preparato per anni. Dopo ho saputo cosa fare. Nella Cerimonia d’Apertura ho parlato con alcuni membri del Team USA, ho parlato con giocatori NBA, è stato un momento magico. Così come quando ho scambiato alcune parole con altri della Nazionale italiana, dalla pallavolo al resto”. Quattro anni dopo sono arrivate invece sensazioni molto diverse da Tokyo 2020, edizione falcidiata dal Covid-19:Non si respirava la stessa aria. Per me è stata una brutta esperienza, la gara non è andata come volevo, si è sciolto qualcosa, ci sono stati dei problemi che non ho saputo gestire. Ho avuto dei problemi personali, preferisco non parlarne perché non riguarda solo me. In semifinale non avevo la testa. Il fatto che tu sia pronto fisicamente è imprescindibile, ma la componente di testa deve esserci. C’è una pressione da gestire, a Rio non l’avevo perché non avevo obiettivi. A Parigi arrivavo da Campione Europeo e da un periodo molto in up”. 

Successivamente Giovanni ha parlato del suo emozionante trionfo a Parigi 2024, illustrando la sua strategia di gara, contrassegnata da una semifinale realizzata con il freno a mano tirato: “E’ stata una cosa voluta. Noi abbiamo sempre l’ordine inverso, chi ha vinto la qualifica parte per ultimo. Noi abbiamo fatto bene la qualifica, abbiamo fatto un terzo posto. Quando sono partito per terzultimo sapevo il tempo per la finale: il mio obiettivo era quello di non partire tra gli ultimi, la pressione aumenta, le persone ti guardano. Con il mio team abbiamo deciso di pensare in semifinale soltanto al tempo. Sono arrivato in fondo alle ultime porte che guardavo solo il cronometro, sono così sceso come primo dei favoriti, mettendo io la pressione agli altri. Ero il più forte, adesso lo posso dire, sapevo che loro mi temevano. Ho fatto una manche buona, anche se lo spagnolo che partiva prima di me ha fatto un tampone che non mi aspettavo. Sono sceso facendo il mio, ma considerato il percorso, considerato che gli altri sapevano che ero forte, considerata la mia esultanza, ha messo una grande pressione. Sul podio sono arrivati anche atleti non favoriti, i big si sono presi il rischio su un percorso non favorevole e sono saltati. E’ stata una delle finali più al cardiopalma, eravamo raccolti in un fazzoletto”. 

Il futuro, adesso sarà da vivere passo dopo passo: “Sono tornato un po’ indietro, al Giovanni che si allenava senza obiettivi di risultato. Lo scorso anno non è stato positivo, ho capito che devo cambiare motivazione, adesso farlo per la vittoria non basta più come spinta. Mi sono concentrato su me stesso, sull’avere una prospettiva di me come atleta, ho cambiato tante cose sulla preparazione, mi sto spostando verso altri Paesi, sono incuriosito nel provare qualcosa di diverso. Voglio crescere fino al 2027 per poi puntare all’Olimpiade. Mi stimola pensare un obiettivo su di me piuttosto che pensare ai Giochi. La difficoltà dello scorso anno non è nata dalla mancanza di voglia, ho fatto allenamenti simili ai ritmi olimpici, ho investito tanto, la testa non era convinta. Mi allenavo ma non al 100%: pensavo ad altro, alla bimba, alle cose. Il mio io non era allineato con quello che avevo realmente dentro. Adesso siamo solo a metà preparazione invernale, mi sento di dire che è un altro modo di lavorare, sono contento di quello che sto facendo, ho voglia di vedere la forma migliore di me stesso. Dove si trova la medaglia olimpica? In cassaforte, oggi tanto va presa in mano. La tirerò fuori per Natale. Cosa dirò a mia figlia? Non ci ho mai pensato, magari non le interesserà, non credo che dirò granché, lo scoprirà quando si guarderà intorno. Cerco di tenere separate le due cose, voglio che abbia la sua vita, la sua crescita, non sarà messa in canoa per forza. 

In ultimo De Gennaro ha svelato di non sapere ancora se riuscirà a vedere qualche prova alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, proprio per non rompere il suo percorso “Quell’energia bisogna imparare a gestirla, non so se sono pronto a vivere queste emozioni, devo decidere se rimanere concentrato al percorso che sto facendo oppure cambiare i piani e vedere qualche gara”. 

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA A GIOVANNI DE GENNARO

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