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Coppa Davis 2023: i precedenti tra Italia e Svezia. Brucia ancora il ricordo del 1998

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Andrea Gaudenzi

Quello tra Italia e Svezia, in Coppa Davis, è un autentico classico che si è avuto in praticamente tutte le forme possibili e immaginabili. Confronti zonali, finali, primi turni, gironi, playoff promozione-retrocessione dal World Group: si è visto di tutto tra il Mediterraneo e il ponte di Öresund. Andiamo a vedere un po’ più nel dettaglio la lunga storia del 12-9 azzurro sugli scandinavi.

I primi cinque confronti si ebbero tutti in anni consecutivi nei ’50, dal 1953 al 1957. In particolare, nel 1953 Fausto Gardini e Beppe Merlo portarono subito l’Italia sul 2-0 battendo Lennart Bergelin e Sven Davidson, con l’opera che fu completata da Gianni Cucelli e Marcello Del Bello, ancora impiegati in doppio, per il 3-0 poi divenuto 4-1. Da Torino a Solna, nel 1954 le parti si invertirono: erano ancora i quarti di finale dello Zonale europeo e gli svedesi vinsero 5-0 con Davidson travolgente su Del Bello e Bergelin un po’ meno su un men che ventunenne Nicola Pietrangeli. Il 1955, a Milano, significò finale zonale europea: vinse l’Italia 4-1, con i decisivi cinque set di Gardini e Merlo in singolare e di Pietrangeli e Orlando Sirola in doppio, con loro due che avrebbero segnato un’epoca. Quelli erano anche gli anni in cui Davidson raggiunse tre finali consecutive al Roland Garros. Nel 1956, però, i singolari non li giocò: così, a Bastad, l’Italia ebbe vita facile con un 5-0 in finale europea. Fu lui a raccogliere l’unico punto svedese, nel 1957, contro Pietrangeli, giacché Ulf Schmidt aveva nel rosso la propria superficie peggiore e lo dimostrò anche in quella semifinale milanese.

La seconda “sequenza” è 1960-1964, saltando il 1963. Si presenta qui un nuovo personaggio: si chiamava Jan-Erik Lundqvist, ha assommato 91 presenze in Davis, nei ’60 fu il migliore della Svezia e ha in comune con Pietrangeli il fatto di aver rifiutato le sirene pro di Jack Kramer. Nel suo caso, non una, ma due volte. Nel 1960, nella finale europea in quel di Bastad, ad ogni modo non bastò: le vittorie di Pietrangeli e Sirola su Schmidt e la loro rimonta in doppio da due set sotto portò al 3-1 (poi 3-2) che fu anticamera dell’impresa negli USA. Ancora finale continentale, ma a Milano e con Gardini singolarista al posto di Sirola nel 1961: anche qui quattro match necessari, anche qui Schmidt anello debole, anche qui tripudio italiano. Non così nel 1962, perché stavolta non solo Lundqvist portò a casa due punti, ma insieme a Schmidt riuscì nell’impresa di battere, e nettamente, Pietrangeli e Sirola. Finì 4-1 a Bastad, e poi la Svezia andò a imporsi a Milano nel 1964 per 1-3 con, stavolta, Sergio Tacchini a cedere due punti a Lundqvist e Schmidt, oltre al doppio Pietrangeli/Giordano Majoli.

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Il terzo “blocco” dura dal 1974 al 1980. Erano gli anni di Bjorn Borg, che però, tra i 50 incontri giocati in singolare in Davis (47 vinti e 3 persi, tra il 1972 e il 1973 e con gente come Kodes, Pala e Orantes) contro l’Italia ne annovera solo due, quelli del 1974. Capitava anche a lui, infatti, di saltare la Davis in circostanze particolari. Nel citato 1974, in particolare, batté sia Paolo Bertolucci che Adriano Panatta, ma, in mezzo, i due citati (con difficoltà) sconfissero Leif Johansson e, insieme, il doppio in cui accanto a Borg c’era Ove Bengtson. Era la semifinale europea. Nel 1976, da Bastad al Foro Italico di Roma, Panatta batté in tre set Rolf Norberg, poi Corrado Barazzutti superò a fatica Kjell Johansson e poi il doppio fece il resto: finì 4-0. Nel 1977, a Bastad, fu compito perfino più semplice, con Birger Andersson al posto di Norberg in singolare per fare ben poca differenza. In entrambi i casi si trattava di semifinale europea; fu finale, invece, nel 1980, quando a Roma Panatta fu sorpreso da Stefan Simonsson nel secondo singolare, ma si rifece contro Johansson e il doppio, insieme al match iniziale di Barazzutti, completarono l’opera (finì 4-1).

Si passa alla quarta parte, quella che va dal 1986 al 1990. Erano gli anni ruggenti della Svezia, con la moltiplicazione dei talenti di vario genere. Era intanto nato il Gruppo Mondiale: nei quarti di finale del 1986 Svezia e Italia si confrontarono a Bastad, ancora una volta. Mats Wilander e Joakim Nystrom, da soli e in doppio, furono troppo per Paolo Canè e Claudio Panatta; terminò 5-0. Fu anche l’unica volta di Stefan Edberg contro gli azzurri, ma a risultato acquisito. Nel primo turno del 1987, a Prato, Canè rimontò Mikael Pernfors, ma Simone Colombo e il doppio Canè/Colombo cedettero a Wilander e Anders Jarryd, da soli e in coppia. Nel 1989, come racconta Adriano Panatta che era al tempo capitano in “Più dritti che rovesci”, la squadra era, per così dire, agitata: negli allenamenti volavano racchette, e volarono anche i posti da titolari di Canè e Diego Nargiso. Entrarono Omar Camporese e Massimiliano Narducci; l’uno mandò fuori giri Mikael Pernfors, l’altro portò al quinto lui e Jonas Svensson. Fu 4-1 per la Svezia, in quel primo turno. Quasi leggendario il weekend di Cagliari del 1990. Durò non tre, ma quattro giorni, perché l’ultimo set si giocò di lunedì. Prima, Canè recuperò due set a Svensson, Camporese quasi fece lo stesso con Wilander, ma perse. Canè e Nargiso non ebbero problemi con Jarryd e Jan Gunnarsson, ma Svensson approfittò di un calo netto di Camporese dopo il primo set. Toccò a Canè contro Wilander: match sospeso sui due set pari, ripreso al lunedì a mezzogiorno, e dopo un’altra ora e gesta rimaste storiche ci fu l’invasione di campo: l’Italia aveva vinto, aveva passato il primo turno. Ma, come raccontò Giampiero Galeazzi in telecronaca, sembrava di averla vinta, la Davis.

E in effetti l’Italia ci andò vicina, tanto vicina, nel 1997 e ancor più nel 1998. Nel primo caso, per una volta, si giocò altrove in terra svedese: a Norrkoping. L’Italia aveva cambiato guida di capitano: Adriano Panatta, dopo il miracolo con la Spagna e il ritorno in auge di Camporese, aveva dovuto chiudere, non senza dispiacere, il proprio periodo che durava dal 1984. Con la Svezia fu il suo storico amico Bertolucci a succedergli, e a confermare Camporese e Renzo Furlan. Entrambi andarono al quinto nel primo giorno, l’uno perse da Jonas Bjorkman, ma l’altro batté Thomas Enqvist. Bjorkman, insieme a Nicklas Kulti, lasciò quattro game a Camporese e Nargiso, poi chiuse la contesa con Furlan e fu infine 4-1.

Ma fu nel 1998 che tutto sembrava giungere al suo giusto destino. Finale, la prima in Italia dopo sei trasferte, al Forum di Assago, a Milano. Andrea Gaudenzi fece ogni sforzo per recuperare da un infortunio e tornò, lottò per cinque set con Magnus Norman, recuperò uno svantaggio enorme in quel parziale e poi, sul servizio del 6-5, si piegò in due. Il tendine di quella stessa spalla destra già operata se n’era andato, rotto. Nulla fu più uguale: Davide Sanguinetti fu un fantasma contro Magnus Gustafsson e un doppio totalmente nuovo con Nargiso non bastò a fermare Bjorkman, Kulti e lo 0-3 (si chiuse sull’1-4).

Ultimi due atti: nel 2010 fu spareggio a Lidkoping. Poiché Robin Soderling aveva due punti assicurati, si doveva battere Andreas Vinciguerra (ormai lontanissimo dagli anni migliori) e vincere il doppio. Potito Starace fece la prima cosa (triplo 6-2), al suo doppio con Simone Bolelli non toccò la stessa sorte: contro gli specialisti Simon Aspelin e Robert Lindstedt ci si fermò a due punti dall’obiettivo, e arrivò la rimonta con successo svedese in cinque set. L’Italia rimase ancora un anno nel World Group I, la Serie B. Nel 2022, invece, con la formula dei gironi si è avuto il confronto più inutile di tutti all’Unipol Arena di Bologna, con l’Italia già alla fase finale e la Svezia già fuori. Matteo Berrettini batté Elias Ymer, Jannik Sinner perse da Mikael Ymer (ma, appunto, nulla più era da temere), Bolelli e Fabio Fognini sconfissero Andre Goransson e Dragos Nicolae Madaras.

Foto: LaPresse