Volley, questa Italia ha un futuro. Giovani già pronti e rebus opposto. Ivan Zaytsev tornerà utile

L’Italia s’è desta, in fretta dopo la delusione olimpica. Che ci fosse un futuro roseo per la Nazionale azzurra maschile di volley si era capito già da un po’. Che quel futuro potesse già iniziare all’Europeo concluso ieri in Polonia era un po’ meno scritto. La prima Nazionale senza gli uomini faro dell’ultimo decennio, da Zaytsev a Juantorena, passando per Piano e Colaci, tanto per fare qualche nome glorioso che ha messo i suoi piedi su podi olimpici, ha strabiliato e ha fatto re-innamorare gli appassionati, feriti dalla sconfitta (evitabile) contro l’Argentina nei quarti di finale di Tokyo che ha buttato l’Italia giù dal podio a Cinque Cerchi dopo 25 anni di medaglie, tutte tranne l’oro.

L’operazione Parigi è iniziata con tutti gli ingredienti che servono a ricostruire un grande ciclo, tranne forse uno, di cui però si è capito che si potrebbe anche fare a meno, man mano che scorrevano le sfide della rassegna continentale.

Il futuro è assicurato da un regista che, dopo un’Olimpiade controversa, nella quale non si può certo dire che abbia giocato male, ma nella quale non ha forse inciso come voleva e poteva, ha confermato (se mai ce ne fosse stato bisogno) di essere nella top tre a livello mondiale della categoria. Simone Giannelli è uno spettacolo nello spettacolo: va studiato e fatto studiare a tutti i ragazzi che hanno qualità al palleggio perché abbina la scelta giusta e spesso non convenzionale ad una precisione e ad una personalità che ne fanno il leader incontrastato del gruppo.

A proposito di leader c’è chi, magari anche assumendo dosi massicce di “giannellismo” in allenamento ogni giorno per due anni, ha imparato cosa significa essere leader, volersi assumere responsabilità: si chiama Alessandro Michieletto e, dopo essere stato una delle poche note positive ai Giochi di Tokyo, è letteralmente esploso all’Europeo con prestazioni di altissimo spessore, supportate da numeri straordinari. Ha tutte le caratteristiche per essere uno dei migliori schiacciatori del prossimo decennio a livello globale, il figlio d’arte che indossa la maglia di Trento nel club e se una Nazionale che (forse) perde un fenomeno come Juantorena riesce subito a sostituirlo con un altro giocatore che non teme il confronto, il segnale positivo di continuità è inequivocabile.

Daniele Lavia è un prodotto della scuola italiana dei martelli ricevitori: completo e, una volta liberato dai problemi fisici che lo hanno disturbato per quasi tutta la stagione, ha dimostrato all’Europeo (ma qualche sprazzo c’era stato anche ai Giochi) tutto il suo valore. Continuo, efficace in ricezione, a tratti devastante in attacco: ha ancora margini di miglioramento e l’esperienza trentina potrebbe davvero fargli molto bene.

I centrali in Italia sono sempre stati una garanzia e la tradizione continua, anche se le caratteristiche tecniche stanno cambiando. Gianluca Galassi è la rivelazione della stagione: un altro che non si è fermato un secondo in estate ed è cresciuto a dismisura, mentre Simone Anzani è uno degli ultimi atleti “old school” al centro, con il suo muro a lettura che dà sempre tanto fastidio agli attaccanti di palla alta avversari e potrebbe essere lui uno degli uomini esperti da considerare in chiave Parigi 2024, anche se il rientro di Russo, la crescita di Mosca, Cortesia e anche di Fabio Ricci porterà ad un ulteriore rimescolamento delle carte in vista del prossimo triennio olimpico: si spera tutto nell’ottica di crescita.

Anche il ruolo di libero, dopo l’addio per raggiunti limiti di età, sembra non presentare problemi in chiave azzurra: Fabio Balaso è bravo, bravissimo, garantisce grande qualità in difesa e in ricezione ed è un altro uomo squadra riconosciuto da tutti i compagni e, se proprio Balaso dovesse andare incontro a qualche difficoltà momentanea, sta crescendo un gruppo di giovani molto interessanti, a suon di belle prestazioni in SuperLega: Federici, Scanferla e lo stesso Piccinelli, chiamato a sostituire l’infortunato Federici all’Europeo da Fefè De Giorgi, sono un’assicurazione sul futuro.

Il problema, fino a qualche settimana fa, sulla bocca di tutti era il ruolo di opposto: troppo leggero e discontinuo, si diceva, Giulio Pinali per prendersi il posto da titolare in azzurro ma lo schiacciatore bolognese ha giocato un Europeo da “bomber” vero, sfruttando probabilmente anche il fatto che anche gli avversari lo ritenevano meno pericoloso di altri attaccanti azzurri e gli hanno concesso qualche spazio in più a muro e in difesa. Lui, però, quegli spazi se li è presi tutti, ne ha fatto tesoro, è cresciuto anche mentalmente e sembra sulla strada giusta per poter diventare un opposto di qualità, anche se non sarà mai un attaccante straripante “alla Atanasijevic dei giorni migliori”, tanto per fare un esempio. Di quella tipologia di giocatore, però, l’Italia che punta al massimo potrebbe averne bisogno e, in attesa che Yuri Romanò e magari qualche altro ragazzo che oggi è impegnato nelle Nazionali giovanili crescano e raggiungano, a suon di partite da titolari in campionato, il livello richiesto, perché non guardarsi indietro e provare a riprendere il discorso Ivan Zaytsev?

Lo Zar, smaltito l’intervento, tornerà titolare in una squadra ambiziosa di SuperLega, a Parigi avrà 36 anni ma anche tanta voglia di non chiudere la sua splendida storia azzurra senza medaglie d’oro e solo con tanti piazzamenti di prestigio e tante medaglie al collo d’argento e di bronzo. Se la motivazione sarà quella giusta, se l’approccio sarà quello giusto (se non lo sarà De Giorgi non ci penserà un secondo ad affidarsi ad altri) la presenza di Zaytsev, quello vero, potrebbe rappresentare un plus per una Nazionale che ha dimostrato di poter fare a meno di lui ma non ancora del tutto.

Foto: CEV

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