MotoGP, un decennio di monopolio della Spagna. E potremmo essere solo all’inizio…

Il 2021 porta con sé un significativo anniversario, ovvero il decennale dell’ultimo titolo iridato della MotoGP sfuggito alla Spagna. Nel 2011, infatti, il Mondiale venne conquistato dall’australiano Casey Stoner, dopodiché il Paese iberico ha instaurato un vero e proprio monopolio fatto di 9 affermazioni consecutive, ottenute peraltro con tre centauri diversi (Jorge Lorenzo, Marc Marquez e Joan Mir). Inoltre, se allarghiamo l’orizzonte al 2010, si nota come la Spagna abbia collezionato 10 degli ultimi 11 campionati. Si tratta di un predominio con un solo precedente nella storia della classe regina, realizzato dagli Stati Uniti, che tra il 1983 e il 1993 carpirono 11 Mondiali su 12 con quattro piloti differenti (Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey e Kevin Schwantz). Curiosamente, anche in quel caso fu un australiano a inserirsi nell’egemonia stars&stripes, poiché il titolo del 1987 fu appannaggio di Wayne Gardner.

Al giorno d’oggi è incredibile pensare che la Spagna abbia dovuto aspettare 50 anni prima di issare un proprio rappresentante sul trono della 500cc! Inizialmente, gli iberici raccoglievano a piene mani nelle categorie inferiori, senza però mai trionfare al piano più alto. Tra il 1969 e il 1987 i vari Angel Nieto, Ricardo Tormo e Jorge Martinez hanno scritto importanti pagine di storia della 50cc, 80cc e 125cc, ma si è dovuto attendere il 1988, con Sito Pons, per vedere un suddito di Juan Carlos primeggiare nella 250cc. La classe regina è però rimasta tabù per un altro decennio abbondante, sino a quando Alex Crivillé non è riuscito a infrangere la maledizione nel 1999, complice anche la caduta che spezzò una gamba e la carriera di Mick Doohan, all’epoca signore indiscusso della categoria. Nel frattempo, però, la geopolitica del Motomondiale aveva trasferito il proprio cuore pulsante proprio in Spagna, in quanto la Dorna aveva preso le redini del campionato iridato. Un segno dei tempi, quindi, che però nel primo decennio del XXI secolo ha visto la scena dominata ancora principalmente da italiani, australiani e americani.

È stata la millennial generation spagnola a cambiare completamente gli equilibri agonistici, nonostante il capostipite di questa ondata, ovvero Dani Pedrosa, per una ragione o per un’altra non sia mai riuscito a laurearsi Campione della MotoGP (non a caso, il catalano è passato agli annali come uno dei piloti più forti di sempre a non aver mai vinto il Mondiale, affiancandosi a Randy Mamola in tale ruolo). Cionondimeno Lorenzo ha aperto le danze con due successi iridati nel 2010 e nel 2012, venendo seguito da Marquez, ormai propostosi come uno dei migliori di tutti i tempi. Non a caso, “la Formica di Cervera” ha arpionato ben 6 degli ultimi 8 titoli messi in palio. I due sfuggitigli, sono comunque finiti nelle mani del già citato Lorenzo e di Mir, i quali hanno consentito alla Spagna di dettare sempre e comunque legge.

Il punto è che il predominio iberico appare destinato a durare ancora a lungo, proprio in virtù della batteria di centauri a disposizione. Dopotutto, lo stesso Marquez non ha che 28 anni e prima dell’infortunio aveva dimostrato di essere dotato di una superiorità schiacciante rispetto a tutti gli avversari. Certo, le tante operazioni al braccio e la lunga pausa rischiano di lasciare delle ruggini che dovranno essere progressivamente limate, ma il catalano farà certamente di tutto per tornare a mietere titoli iridati. Dal canto suo, il Campione in carica Mir vorrà dimostrare che il suo successo del 2020 non è stato frutto del caso e ha tutte le carte in regola per ripetersi negli anni a venire. In tutto ciò, non bisogna dimenticare che due elementi quali Maverick Viñales e Alex Rins gravitano da tempo attorno al Mondiale, senza però essere ancora riusciti ad atterrare sul “corpo iridato” più ambito da qualsiasi pilota. I due classe ’95 hanno indiscutibilmente i crismi per iscriversi, a loro volta, al club di cui fanno già parte Crivillé, Lorenzo, Marquez e Mir. A proposito di quest’ultimo, va sottolineato come sia il battistrada di una nuova ondata di spagnoli pronta a dire la propria anche nella classe regina nel prossimo futuro. Al riguardo, occhio a Jorge Martìn. Sarà anche un rookie, ma la Ducati gli ha messo gli occhi addosso sin dal 2018 e su di lui punta molto forte.

Insomma, la Spagna è ormai la potenza egemone della MotoGP e sono pochi coloro in grado di ambire a spezzarne il monopolio. Nell’immediato chi ha le credenziali maggiori è, ovviamente, Fabio Quartararo, che dal canto suo mira a scrivere la storia del motociclismo, diventando il primo francese a laurearsi Campione del Mondo nella top class. Tuttavia, anche l’Italia ha le sue ambizioni. Il Bel Paese sta affrontando un digiuno che dura oramai dal 2009 ed è il secondo più lungo di sempre dopo quello trascorso tra il titolo di Franco Uncini (1982) e il primo di Valentino Rossi (2001), però non bisogna dimenticare come negli ultimi quattro anni il vice-campione sia sempre stato un italiano. In particolare Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia stanno “studiando” per puntare all’Iride. Inoltre, sarà interessante seguire la crescita di un elemento come Enea Bastianini, che molti addetti ai lavori considerano un potenziale crack negli anni a venire. Resta solo da capire chi sarà l’uomo capace di infrangere il dominio iberico e soprattutto quando ci riuscirà…

Foto: La Presse

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