“Nella team sprint l’Italia è favorita per l’argento. Invece per Pellegrino sarà dura in classico” ‘L’ululato del Bubo’ con Fulvio Valbusa

Siamo ormai nell’imminenza dei Mondiali di sci di fondo di Oberstdorf 2021. È dunque giunto il momento di analizzare le gare e le prospettive azzurre della prima settimana, quella dedicata alle sprint e agli skiathlon. Dunque, l’undicesima puntata stagionale della rubrica di approfondimento “L’ululato del Bubo”, tenuta in collaborazione con il campione olimpico di Torino 2006 Fulvio Valbusa, è focalizzata interamente su quanto ci aspetta sulle nevi bavaresi tra il 25 e il 28 febbraio, in attesta di tracciare un bilancio di metà mondiale a inizio marzo. Dunque, largo alle opinioni del fresco cinquantaduenne di Bosco Chiesanuova, come sempre senza padroni e senza peli sulla lingua.

Partiamo dalla sprint maschile del 25 febbraio, dove l’Italia ha sicuramente qualche possibilità di medaglia. Non troppe, però, visto che si gareggerà in alternato. Quali sono le prospettive azzurre, secondo te?
“Naturalmente la sprint è la gara più adatta a Federico Pellegrino, ma ahinoi sarà in tecnica classica. In tutta la stagione abbiamo visto come in alternato ci siano almeno quattro atleti più forti di Chicco. Bisogna essere realisti: Klæbo, Valnes, Taugbøl, Bolshunov, Ustiugov e Svensson fanno tutti paura. Salire sul podio in mezzo a questi sarà complicatissimo. Però il Mondiale è una gara secca in cui può succedere di tutto. Il percorso è abbastanza duro e tecnico, cionondimeno saranno determinanti sia le condizioni della neve, sia lo schema tattico assunto dalla prova. Proprio per questo la strategia dovrà essere studiata in maniera certosina. Non voglio insegnare niente a Federico, non ne ha bisogno, ma credo che sappia anche lui come in un Mondiale sia fondamentale arrivare in finale ed evitare determinati scontri diretti nei turni iniziali. Quindi, non disdegnerei l’ipotesi di scegliere la parte bassa del tabellone. Abbiamo visto come Pellegrino sappia fare i calcoli anche a gara in corso, quindi non mi stupirei di vederlo nella terza batteria, quella che ti può consentire di decidere se disputare la prima semifinale o la seconda. Certo è che per la medaglia sarà necessario fare tutto alla perfezione, sperando anche in un pizzico di fortuna”.

Passiamo alla team sprint del 28 febbraio, la quale invece si disputerà a skating. Sbaglio se dico che sarebbe una delusione non trovare l’Italia sul podio?
“Chiaramente è la nostra chance più grossa di andare a medaglia, però bisognerà fare grande attenzione. La team sprint si gioca spesso e volentieri nelle frazioni dispari, dove magari diverse nazioni tenteranno di sparigliare le carte schierando uomini distance per tenere alto il ritmo e mettere in crisi gli sprinter puri. Se verrà fuori una gara dura sin dalle prime battute, allora bisognerà avere la capacità di soffrire e di tenere. Credo che Francesco De Fabiani abbia tutte le qualità per riuscirci, permettendo poi a Pellegrino di trovarsi in una posizione privilegiata. Sinceramente, credo sarà molto difficile vincere l’oro. Affinché questo possa accadere, è necessario che vada storto qualcosa ai favoritissimi norvegesi. Però l’argento è indubbiamente alla nostra portata”.

Passiamo al settore femminile, cominciando dalla sprint individuale. Tripletta svedese in vista?
“Effettivamente Linn Svahn, Maja Dahlqvist e Jonna Sundling sono tutte serie candidate al podio. La prima, poi, è la favorita per vincere. Però il discorso della gara secca vale sempre e comunque. La Svezia può fare un-due-tre, ma Anamarija Lampic e Yulia Stupak non ci staranno a venire battute. Quindi proveranno a rompere le uova nel paniere delle scandinave. Peccato per Nadine Fähndrich, perché si gareggerà nella tecnica a lei meno adatta, altrimenti avrebbe potuto dire la sua per una medaglia. Mi dispiace soprattutto per Natalia Nepryaeva. Sarebbe sicuramente stata una pretendente al podio, ma dopo l’incidente di Falun dubito che possa presentarsi al top della forma già il 25 febbraio”.

Cosa ci possiamo aspettare dalle azzurre? Mi riferisco a Lucia Scardoni e Greta Laurent. Obiettivo semifinale?
“Per Lucia sì. La sprint a tecnica classica è la ‘sua’ gara, quindi la semifinale è ampiamente alla sua portata, anche perché ai Mondiali le nazioni più forti possono schierare solo quattro atlete. Poi vada come vada, ma non raggiungere la semifinale sarebbe una delusione. Al tempo stesso, spingersi fino alla finale sarebbe un trionfo clamoroso. Insomma, il traguardo è un piazzamento tra la settima e la dodicesima posizione, che rispecchierebbe il livello di Lucia in questo inverno. Riguardo Greta Laurent, non credo avrà difficoltà a qualificarsi, anche perché la concorrenza sarà ridotta rispetto alla Coppa del Mondo. I problemi cominceranno però in batteria. Sappiamo come in campo femminile si spinga dal primo all’ultimo metro e la valdostana, in questa stagione, non ha ancora dimostrato di riuscire a tenere per intero una batteria dopo la qualificazione, soprattutto quando si gareggia in tecnica classica. Se Greta dovesse raggiungere la semifinale, avrebbe vinto la sua medaglia”.

Capitolo team sprint. Non ti chiedo neanche chi sia la favorita, tanto lo sappiamo già. Invece, quali sono le prospettive dell’Italia?
“Chiaramente sarà difficile battere la Svezia. L’unica squadra in grado di provare a metterla in crisi sarebbe la Russia, se Nepryaeva dovesse essere al 100%. Comunque, le scandinave sono davvero favoritissime. Riguardo l’Italia, io dico di aspettare l’esito della sprint e decidere la formazione sulla base di quanto si vedrà nella gara individuale. Sarebbe sbagliato schierare a tavolino il tandem Laurent-Scardoni. Purtroppo Greta quest’anno non ha mai dimostrato di riuscire a farsi spazio nelle batterie e patisce troppo gli sforzi ripetuti. Già in semifinale, figuriamoci in un’eventuale finale! A Ulricehamn ha fatto tantissima fatica, in quanto un recupero di due minuti e mezzo tra una frazione e l’altra probabilmente è troppo poco per lei. Quindi, spero si possa decidere di prendere in considerazione altre soluzioni. Magari Ilaria Debertolis o, perché no, Anna Comarella. Oppure chiunque dovesse distinguersi in positivo nei giorni precedenti alla team sprint. Per favore, niente scelte a tavolino, ma decisioni basate sui risultati sul campo. Non ci giochiamo la medaglia, sia chiaro, ma la meritocrazia non deve mai essere messa in discussione”.

In mezzo alle due prove veloci però ci saranno gli skiathlon del 27 febbraio, una gara che tu notoriamente ami alla follia…
“Ma figurati, lo sai che a me questo format fa proprio schifo, neppure il nome mi piace! Comunque, tra i maschi potrebbe venirne fuori una gara frizzante. I norvegesi non ci staranno a venire infagottati e presi in giro da Bolshunov. Certo è che se “Sasha” si presenterà nella condizione atletica mostrata sinora, allora rischia di essere imbattibile. Mi aspetto uno skiathlon molto simile a quello di Lahti. La Norvegia cercherà di tenere un ritmo alto per sfiancare il russo, giocando di squadra, magari lanciando qualcuno in fuga per obbligare Bolshunov a spremersi per andare a riprenderlo, mentre gli altri restano coperti. Almeno, mi auguro che si verifichi questa dinamica strategica e si faccia gara dura sin dal segmento in alternato. Altrimenti, se si dovesse pascolare per 25 km prima di vedere un po’ di azione, sarebbe l’ennesima conferma che lo skiathlon va abolito”.

Tra le donne Johaug può essere battuta, oppure l’esito della gara è scontato?
“Sulla giornata secca non c’è mai niente di scontato, però se Johaug dovesse stare bene, allora su una pista come quella di Oberstdorf sarà imbattibile. Se ne andrà in classico e poi gestirà a skating. In linea teorica questa è una sentenza già scritta, perché se non dovesse avere problemi di qualche tipo, ha troppo margine sulle avversarie. Dopodiché, dietro ci sarà una bella lotta per l’argento e il bronzo tra almeno una mezza dozzina d’atlete, ovvero un paio di svedesi e di norvegesi, nonché Jessie Diggins e magari le russe”.

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Foto: Fulvio Valbusa

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