Biathlon, Stina Nilsson sarà la futura dominatrice della disciplina? Per adesso, serve pazienza

In primavera il mondo delle discipline nordiche è stato letteralmente sconvolto dal terremoto generato dalla decisione di Stina Nilsson di imbracciare la carabina. Non era mai capitato che una delle migliori fondiste in assoluto, se non la più forte del lotto nelle prove sprint, decidesse di dedicarsi al biathlon durante il picco della propria carriera. Qualcuno potrà portare gli esempi di Anfisa Reztsova a inizio anni ’90 e quello di Denise Herrmann poco meno di un lustro or sono. Vero, ma fino a un certo punto, perché né la russa, né la tedesca sono mai state in grado di vincere una gara nel fondo. Al contrario, la svedese si è portata casa qualcosa come 24 successi nelle competizioni di primo livello, compreso un oro olimpico!

Quali possono essere le prospettive della ventisettenne scandinava nella nuova disciplina? In linea teorica, ci troviamo di fronte a una potenziale dominatrice del circuito, perché il termine di paragone con la già citata Herrmann è sotto gli occhi di tutti. La teutonica è oggi diventata una biathleta di vertice, come testimoniato dal fatto di aver raccolto 7 affermazioni parziali, compreso un oro iridato (a cui possono essere sommate un altro paio di medaglie dei metalli meno pregiati). Inoltre la sassone ha concluso al terzo posto l’ultima classifica generale ed è giocoforza considerata una candidata alla conquista della Sfera di cristallo 2020-21. Se la tedesca ha raggiunto questo livello, è evidente come il potenziale della nordica possa essere ancora più alto, considerando come la base di partenza nel fondo sia ancora superiore a quella dell’ormai trentaduenne di Bad Schelma. Peraltro il parallelismo è rafforzato dal fatto che entrambe abbiano cambiato sport alla stessa età, ovvero 27 anni.

Però, come diceva Yogi Berra, indimenticato giocatore e allenatore di baseball: “in teoria non c’è nessuna differenza fra teoria e pratica. Ma, in pratica, c’è”. Dunque, se in linea teorica Nilsson può diventare una biathleta superiore a Herrmann, tramutandosi quindi nella futura dominatrice della disciplina, non è detto che questo accada davvero. Tutto dipenderà dalla capacità di adattamento della scandinava alle dinamiche legate al tiro. La Svezia ha una gloriosa tradizione di fondiste convertite con successo al biathlon, basti citare Magdalena Forsberg e Anna Carin Olofsson. Al tempo stesso, però, non vanno dimenticati neppure i fallimenti di Sofia Domeij e – fra gli uomini – di Jörgen Brink. Dunque, non c’è garanzia di successo, soprattutto considerando le attuali logiche di questo sport, dove si spara con una rapidità estrema.

Nell’unico confronto diretto con Hanna Öberg, disputatosi sul tracciato di Idre, Nilsson ha pagato pesantemente dazio nei tempi d’esecuzione, mostrando quantomeno una discreta precisione (70% nella sprint disputata in condizioni normali, a cui ha fatto seguito un misero 50% in un’individuale andata però in scena con un forte maltempo). Sul traguardo della prova su due poligoni, Stina ha pagato 1’49” alla più quotata connazionale, il che dimostra come debba ancora crescere di livello per diventare una big. Al tempo stesso, però, il margine di miglioramento con la carabina è enorme e non va dimenticato come la stessa Herrmann abbia dovuto affrontare un periodo di apprendistato. Basta osservare i suoi risultati durante l’inverno 2016-17, ovvero il primo da biathleta, confrontandoli poi con quelli degli anni successivi.

Insomma, cosa ci si può aspettare da Stina Nilsson? In questa stagione assolutamente nulla, anche perché non è chiaro quando potrà fare il suo esordio in Coppa del Mondo. Non è stata inserita tra le convocate per Kontiolahti e difficilmente gareggerà a Hochfilzen. Di sicuro la pandemia di Covid-19, che sta pesantemente condizionando i calendari dei circuiti minori, non aiuta la svedese, la quale ha sicuramente necessità di sparare il più possibile in contesti agonistici. Il ritardo nell’inizio dell’Ibu Cup rappresenta quindi un intoppo da fronteggiare proprio al principio del percorso di crescita.

L’inverno ormai alle porte sarà dunque un autentico tirocinio per la scandinava, che ha la concreta possibilità di diventare il primo essere umano di sempre, uomo o donna non fa differenza, a mettersi al collo un oro olimpico sia nello sci di fondo che nel biathlon. Forse Pechino 2022 arriva troppo presto, ma se la transizione da una disciplina all’altra dovesse avere successo, Milano-Cortina 2026 potrebbe rappresentare un appuntamento dai contorni storici per le discipline nordiche tout-court.

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