Biathlon, Coppa del Mondo maschile 2020-21. Johannes Bø favorito, ma anche senza Fourcade i francesi fanno paura

Nel weekend la località finlandese di Kontiolahti terrà a battesimo la XLIV edizione della Coppa del Mondo di biathlon maschile. La stagione 2020-21 sarà la prima senza Martin Fourcade, il quale dopo aver dominato la scena per quasi un decennio (conquistando 7 Sfere di cristallo e una pletora di medaglie d’oro tra Olimpiadi e Mondiali) ha deciso di appendere gli sci al chiodo a soli trentuno anni. Il trono a lungo occupato dal francese è però già stato ereditato da Johannes Bø, che negli ultimi inverni è diventato il nuovo punto di riferimento del massimo circuito. Senza il suo più grande rivale, c’è qualcuno che può provare a infastidire il norvegese, oppure la Coppa del Mondo 2020-21 è già stata prenotata? Al tempo stesso, cosa ci si può aspettare dagli italiani? Per rispondere a queste e altre domande, ci siamo confrontati con l’ex biathleta della nazionale azzurra René Laurent Vuillermoz, che per il secondo inverno consecutivo si appresta a collaborare con OA Sport nel ruolo di esperto tramite la rubrica “Bersaglio Mobile”.

Renè, partiamo da una domanda retorica. Johannes Bø è il favorito per vincere la Coppa del Mondo?
“Non ti rispondo neanche”.

Va bene, allora ti chiedo se c’è qualche possibilità di non assistere a una stagione scontata.
“Johannes è superiore, c’è poco da fare. Però ha seguito una preparazione un po’ particolare, perché ha appena avuto un bimbo. Quindi potrebbe incappare in qualche passaggio a vuoto più pronunciato rispetto alle abitudini. Comunque ha qualcosa in più rispetto a tutti gli altri, quindi alla lunga dovrebbe emergere sempre lui”.

In assenza di Fourcade, c’è qualcuno che potrebbe dare fastidio alla versione scandinava di “Pel di carota”? Io te la butto lì, secondo me i francesi potrebbero sentirsi in qualche modo emancipati e responsabilizzati. Senza più Martin, sanno di dover “crescere” ulteriormente per essere all’altezza dei risultati dell’ultimo decennio. Personalmente sono convinto che Fillon Maillet non vada sottovalutato.
“Sono d’accordo, Quentin può dare fastidio a Johannes. Sicuramente ha qualcosa in meno sugli sci, però è veramente un cagnaccio e non molla mai. Credo possa essere lui la principale alternativa a Bø, se ne esiste una. Aggiungo che se Simon Desthieux riuscisse finalmente a chiudere il cerchio, potrebbe essere un altro difficile da battere. Però sinora gli è sempre mancato il centesimo per fare l’euro. Mi dicono che abbia lavorato bene quest’estate, vedremo come si comporterà alla resa dei conti”.

Cosa ci dici di Emilien Jacquelin? Lo scorso anno ai Mondiali ha impressionato. Se alzasse un po’ le sue percentuali…
“Emilien è una mina vagante, non ha ancora la regolarità per battere Johannes. Mi aspetto che possa fare bene in tante tappe, ma da qui a essere un pretendente alla Sfera di cristallo ce ne passa, perché con ogni probabilità incapperà in diversi passaggi a vuoto. Magari più avanti potrà diventare un fattore nella corsa alla Coppa del Mondo, ma dubito lo possa essere già quest’anno”.

Altri nomi non ne vedo. Magari Tarjei Bø e Vetle Sjåstad Christiansen possono pensare di lottare per il podio nella classifica generale, però pregi e difetti di entrambi i soggetti sono risaputi.
“È così, d’altronde non c’è grande varietà al vertice. La Germania è trainata da veterani che sono sempre più attempati e, a meno che Benedikt Doll non diventi improvvisamente un cecchino in piedi, sono destinati ad accontentarsi di qualche successo parziale. La Russia, se togli Alexander Loginov, non esiste più. Lo stesso Loginov ha già messo le mani avanti dicendo di puntare tutto sui Mondiali. Sono curioso di vedere i giovani norvegesi, perché l’anno scorso Johannes Dale è cresciuto tanto e, se confermasse il suo trend, entrerebbe automaticamente nel gruppo appena alle spalle di Bø. Aggiungo che anche Sturla Lægreid non mi sembra male e andrà seguito con attenzione”.

Cosa possiamo aspettarci dagli italiani? Partiamo dai veterani. Hofer ha preso la decisione di cambiare sci, passando da Rossignol a Fischer, mentre Windisch viene da una stagione piuttosto anonima.
“Riguardo Lukas, penso che il cambio potrebbe giovargli. Sappiamo quanto vale. Se sta bene, ha le qualità per restare costantemente nelle prime quindici posizioni, tentando occasionalmente l’assalto al podio. Chiaramente per lui l’obiettivo può essere quello di salirci quando più conta, ovvero ai Mondiali di Pokljuka. Riguardo Dominik è verissimo, l’anno scorso ha fatto fatica. Resta però una mina vagante e bisogna sperare che riesca a innescarsi di tanto in tanto”.

Dietro ai due classe 1989, ci sono tanti giovani inseriti nelle squadre nazionali. Quali sono le loro prospettive, soprattutto guardando ai due ragazzi del 2000, Tommaso Giacomel e Didier Bionaz?
“Ribadisco quanto ho già detto più volte lo scorso inverno. Giacomel e Bionaz sono due cavallini di razza e vanno gestiti al meglio, perché non possiamo permetterci di sciupare due talenti del genere. Sono ancora giovanissimi e devono fare il percorso di crescita, il che significa necessariamente incappare anche in delle controprestazioni. Bisogna dare loro la massima fiducia dal punto di vista agonistico, in maniera tale da raccogliere i frutti nei prossimi anni. A mio modo di vedere non si deve metter loro alcuna pressione e qualunque risultato dovesse arrivare in quest’inverno, sarebbe guadagnato”.

Ci sono però anche due ragazzi nati a fine anni ’90, ovvero Daniele Cappellari e Patrick Braunhofer. Cosa possiamo aspettarci?
“Hanno un’esperienza completamente diversa, perché Cappellari sulle spalle ha già una stagione completa in Coppa del Mondo, a differenza di Braunhofer, che invece il massimo circuito lo ha solo assaggiato. Diciamo che Daniele ha bisogno di crescere sugli sci, mentre Patrick avrà chiaramente bisogno di prendere le misure con una nuova realtà”.

Infine, non bisogna dimenticarsi che tra gli osservati ci sono atleti ancora nel fiore degli anni, ma che sono stati messi fuori squadra. Ogni riferimento a Thomas Bormolini e Giuseppe Montello è puramente voluto.
“Io mi auguro che durante l’inverno ognuno possa avere le sue chance. Per esempio sappiamo bene quanto vale Bormolini se sta bene e, nel biathlon, a 29 anni non si è certo vecchi! Purtroppo ci apprestiamo a vivere una stagione molto particolare, dove i circuiti minori subiranno pesantemente le conseguenze della situazione in cui siamo finiti. Proprio per questo non si può pensare di escludere a priori chi ha già ottenuto (e può continuare a ottenere) risultati di peso solo in base a uno status deciso a tavolino nella primavera scorsa”.

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