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Giro d’Italia 2020, Gianni Savio: “Abbiamo tutelato economicamente i corridori. Confido in Nibali, si è preparato con intelligenza”

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Mattia Bais, Alessandro Bisolti, Jefferson Cepeda, Luca Chirico, Simon Pellaud, Simone Ravanelli, Jhonatan Restrepo e Josip Rumac: saranno questi gli otto corridori dell’Androni Giocattoli-Sidermec che si batteranno da domani, sabato 3 ottobre, sulle strade del 103esimo Giro d’Italia. Una scelta che è ricaduta esclusivamente sulla condizione attuale degli atleti, senza dar troppo peso a ciò che hanno conquistato finora. Questa è stata la decisione del Team Manager Gianni Savio, intervistato in esclusiva alla vigilia della Corsa Rosa da OA Sport. Lo ‘scopritore di talenti’, che ha lanciato nel World Tour ragazzi come Egan Bernal, Davide Ballerini e Fausto Masnada, è pronto a ributtarsi in un altro Giro da vivere costantemente all’attacco, assieme ad una formazione giovane e agguerrita. Intanto si pensa già al futuro, al 2021, in cui Androni non sarà più il main sponsor, ma dove la filosofia sarà sempre la medesima: andare alla ricerca dei campioni del domani.

Con quali motivazioni e ambizioni vi presentate al via del Giro d’Italia 2020?

“Sicuramente con la determinazione e l’entusiasmo di sempre. Abbiamo una squadra di giovani. È stata una scelta difficile. Sapevo perfettamente che sarebbe stata impopolare per certi versi, perchè abbiamo lasciato fuori corridori come Francesco Gavazzi e Manuel Belletti. La motivazione è precisa: noi avevamo detto a tutti i corridori che avremmo convocato quelli in miglior condizione, indipendentemente dal loro palmares. Questa è la mia filosofia di squadra, che vale nel ciclismo come nel calcio; ossia che chi ha ottenuto anche grandi risultati in passato, ma ora non ha una condizione adeguata, a parer mio, il nome non è sufficiente. Abbiamo fatto delle indicative pre-Giro, in cui c’è chi si è guadagnato il posto a scapito di altri che nelle circostanze sono risultati negativi. Noi avevamo come punto di riferimento la Tirreno-Adriatico, ma anche il Giro di Toscana, il Grand Prix d’Isbergues e la Paris-Camembert. Abbiamo operato questa scelta con tutti i corridori ‘terminati’. Peraltro quelli che avevano dimostrato, dopo il lockdown, un maggior senso di appartenenza alla squadra. Noi non abbiamo leader, e per questo motivo un mezzo leader non ci interessa. Diamo spazio ai ragazzi, sperando e pensando che possano fare bene, correndo, come nostra abitudine, all’attacco. Due anni fa avevamo stabilito un piccolissimo record come l’unica squadra nella storia del Giro d’Italia, ad aver presentato almeno un corridore in ogni fuga di tappa, per tutto l’arco della Corsa Rosa. L’anno scorso siamo anche riusciti ad agguantare una vittoria con Fausto Masnada a San Giovanni Rotondo. Occorre essere realisti. È ovvio che chi ha dei big, dei campioni, chiaramente non attacca prima, ma tiene la squadra completamente a disposizione del leader, per poi lanciarlo nel vivo della corsa. Noi non abbiamo un campione, quindi dobbiamo interpretare la gara in maniera diversa”. 

Chi è il suo favorito per la maglia rosa? 

“È una domanda difficile, perchè non è semplice dare un giudizio sui corridori in una stagione assolutamente problematica. Io, anche se sono di parte, confido in Vincenzo Nibali. È un grande professionista, un campione, e lo ha dimostrato con i fatti, con tutti i podi che ha conquistato. È un corridore che quest’anno ha saputo prepararsi intelligentemente per il Giro. Secondo me al Mondiale è andato anche bene; poi era chiaro che non avrebbe potuto avere già una condizione ottimale. Però si è fatto vedere, è stato nel vivo dell’azione e credo che già nella seconda settimana sarà protagonista”.

Purtroppo non ci sarà Egan Bernal…

“Se avesse partecipato al Giro, avrei sperato in lui. Ma ovviamente con un’altra condizione fisica, perchè la debacle è stata determinata da problemi fisici. Il giorno prima del suo ritiro, dissi al giornale ‘El Colombiano’ che, a mio avviso, Egan avrebbe dovuto ritirarsi; e di fatti, l’indomani, ha abbandonato la corsa. Si vedeva che stava male. Lo conosco, e non l’avevo mai visto con un’espressione così sofferente. Adesso ha bisogno di recuperare per poi tornare al livello che gli compete”.

Cosa ne pensa dei giovani italiani che si sono ben comportati al Giro Under 23? Possono avere un futuro? 

“Ci sono diversi e buoni corridori. Noi abbiamo ingaggiato il velocista Leonardo Marchiori, che però riesce a reggere anche sulle salite brevi; di fatti ha vinto la Firenze-Empoli che è una classica con strappi nel finale. Dovessi fare altri nomi, al momento non ce ne sono, salvo due corridori, ossia Andrea Piccolo e Antonio Tiberi, che però sono già stati ingaggiati da due formazioni World Tour”.

Voi avete ingaggiato per 2021 Kevin Colleoni. Cosa si aspetta da lui?

“Kevin è un giovane, quindi il prossimo anno sarà una sorta di apprendistato. Potrebbe essere il settimo corridore da noi lanciato nel World Tour negli ultimi tre anni. Prima di lui ci sono stati, ovviamente, Egan Bernal, poi Davide Ballerini, Andrea Vendrame, Ivan Sosa, Mattia Cattaneo e Fausto Masnada. Il lancio nella massima categoria potrebbe essere curioso, nel senso che, tramite il suo procuratore, abbiamo saputo che c’è una squadra WT interessata a lui. Entrambi si sono presentati in modo corretto ed educato, e quindi stiamo valutando il passaggio di Kevin in quest’altra formazione. Potrebbe essere un lancio tutto particolare, facendolo passare nel World Tour, senza aver mai corso con noi, ma solo avendolo ingaggiato sin dall’anno scorso”. 

A livello economico, come avete affrontato questa difficile annata?

“Questa stagione è stata molto complicata. Noi siamo riusciti a trovare un equilibrio con gli sponsor che in fondo, nonostante la riduzione dei contratti, ci hanno pagato. E poi con l’accordo che abbiamo fatto con i corridori, e che ci è stato consigliato dall’UCI, abbiamo garantito loro il 65% del compenso. Successivamente ho fatto aggiungere tre clausole nell’accordo firmato: se gli sponsor ci avessero corrisposto il 100%, noi avremmo dato il 100% agli atleti, se avessimo ottenuto una percentuale minore, avremmo comunque dato ai corridori la differenza e poi abbiamo aggiunto un rappresentante legale dei corridori, in grado di visionare tutte le nostre operazioni contabili. In questo caso i corridori sono totalmente tutelati. È stato un anno difficile che siamo riusciti a recuperare e a trovare un equilibrio tra transazioni con gli sponsor e accordi con i corridori”. 

Il sogno del World Tour è tramontato?

“Sai, io non ho mai detto di non essere interessato al passaggio nel World Tour. Ovviamente, con gli sponsor che abbiamo adesso, con tutto il rispetto e stima al 100% e con le risorse che abbiamo, questo non è possibile. Noi abbiamo un budget di 2.500.000 € e il minimo delle squadre Word Tour è 20 milioni. Poi la differenza è data soltanto dall’ingaggio dei corridori. Ma voglio anticipare una cosa, che sempre nella filosofia dei giovani, sto trattando con due talenti, di cui non posso dire il nome, soltanto le nazionalità: Slovenia e Colombia. Spero di poterli rivelare a breve”.

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lisa.guadagnini@oasport.it

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Foto: Lapresse

 

 

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