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F1, per la Ferrari al Mugello nessun ruggito d’orgoglio, ma solo un timido miagolio rassegnato



La Ferrari ha celebrato al Mugello il proprio 1000° Gran Premio iridato di Formula Uno. Peccato aver festeggiato la ricorrenza in una delle stagioni più complicate della storia recente del Cavallino Rampante, uscito dal Gran Premio di Toscana con l’8° posto di Charles Leclerc e il 10° di Sebastian Vettel. Nonostante entrambe le Rosse siano entrate in zona punti, evento verificatosi solamente per la terza volta in questo 2020, il bilancio non può essere considerato positivo. Alla luce dell’esiguo numero di vetture arrivate al traguardo, il monegasco si è piazzato quint’ultimo e il tedesco terz’ultimo. Peraltro, senza la fiscale penalità inflitta a Kimi Räikkönen, il ventiduenne del Principato avrebbe concluso alle spalle del finlandese.

Spa-Francorchamps aveva rappresentato un’autentica umiliazione per la Scuderia di Maranello, sorpassate ben cinque volte sul rettilineo del Kemmel. A Monza si è passati allo scoramento, poiché la Ferrari ha dato l’impressione di essere allo sbando. Vettel ritirato dopo pochi giri a causa di un surriscaldamento ai freni, Leclerc finito violentemente contro le barriere dopo aver “perso” la sua vettura, regolata con un assetto estremamente scarico allo scopo di recuperare un minimo di competitività sulla superveloce pista brianzola. Ecco perché era obbligatorio sfoderare una prova d’orgoglio al Mugello che, invece, lascia un sentimento di rassegnazione. Per l’ennesima volta si è vista una SF1000 in balia degli eventi. Leclerc ha occupato la terza posizione nelle fasi iniziali del GP, ma è poi stato infilzato come un puntaspilli, dovendo lasciare strada a Racing Point, Renault e Alpha Tauri senza neppure potersi difendere. Addirittura nel finale il monegasco ha faticato a contenere entro i cinque secondi il gap dall’Alfa Romeo di Räikkönen, il quale stava volando via.

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Niente ruggiti di orgoglio quindi, ma un timido miagolio in qualifica e nei primi giri della gara. Dopodichè, la Scuderia di Maranello si è stancamente barcamenata sino al traguardo, raccogliendo un risultato sbiadito, che nulla ha di memorabile. Quantomeno non ci sono stati incidenti o problemi meccanici e ambedue le vetture hanno visto la bandiera a scacchi. Non è una grande consolazione e di certo non si possono fare miracoli, ma il passo indietro nella competitività tra sabato e domenica fa cadere le braccia. Non è la prima volta in questo disgraziato 2020 che la Rossa cambia connotati dal tramonto all’alba, in maniera incomprensibile anche per piloti e ingegneri. In alcuni casi è migliorata, in altri invece è peggiorata. Insomma, l’impressione che si ricava dal GP di Toscana è che la Ferrari in questo momento sia alla deriva e in balia degli eventi, incapace di reagire a una situazione davvero problematica. La speranza è che possa presto arrivare un timoniere in grado di indicare la rotta sul piano tecnico in ottica futura, leggasi 2021 o 2022, quando sarà imperativo rialzare la testa dopo questo periodo oscuro.

Nell’immediato, invece, si andrà a Sochi, una pista dalle caratteristiche completamente differenti rispetto a quelle sinora affrontate nel 2020. D’altronde il tracciato russo sarà il primo (e unico) non permanente su cui la Formula Uno correrà in questa stagione. Aspettiamoci, quindi, di vedere velocità medie sul giro decisamente più lente rispetto a quelle di Spielberg, Silverstone, Spa-Francorchamps, Monza e Mugello. Bene o male, i valori di percorrenza media saranno simili a quelli di Barcellona, autodromo però dai connotati molto diversi rispetto a quelli che caratterizzano la pista ricavata sulle rive del Mar Nero, piena di curve a 90° e dove lo scarso grip rischia di essere un fattore per tutti. Vedremo quale sarà il potenziale della SF1000 nel prossimo appuntamento, nella speranza che possa garantire qualcosa di più di quanto avvenuto tra le Ardenne, la Brianza e la Toscana.

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paone_francesco[at]yahoo.it

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Foto: La Presse

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