Giro di Lombardia 2020: outsider e possibili rivelazioni. Tanti i giovani che scalpitano, da Almeida a Vlasov. L’Italia punta su Bagioli

Il Giro di Lombardia 2020 avrà meno star rispetto al solito, ma sarà ricco di giovani promesse da seguire molto attentamente. Lasciando da parte, ovviamente, Remco Evenepoel, che non è un outsider, quanto, piuttosto, il primo favorito, troviamo tanti altri ragazzi nati sul finire degli anni ’90 che potrebbero stupire. Primo tra tutti, il compagno dello stesso enfant prodige belga: Joao Almeida (Deceuninck-Quick Step). Il portoghese, classe 1998, è in grande forma, come testimoniano il terzo posto alla Vuelta a Burgos e il settimo al Tour de l’Ain. Tra i vari campioni in erba, è sicuramente quello più pronto per ottenere un grande risultato in quella che, storicamente, è la Classica delle Foglie Morte. Joao è forte in salita, sul passo e se la cava anche allo sprint. Due anni fa, da U23, ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi di categoria, a dimostrazione che su percorsi tortuosi si trova decisamente a suo agio. E’ in formissima, oltretutto, anche colui che batté Almeida al Giro d’Italia U23 2018, vale a dire il russo Alexander Vlasov. Il corridore dell’Astana, dopo il successo sul Mont Ventoux, ha portato a casa un bel quarto posto al Piemonte. Il Lombardia è sicuramente cucito su misura per un solido in possesso di grandi doti di fondo come lui e un ottimo piazzamento è decisamente alla portata.

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Un altro giovane in grande spolvero, per il quale il tracciato del Lombardia sembra cucito su misura, è il finlandese dell’Ag2r Jaakko Hanninen. Sul finire del 2018 Hanninen, che è un classe 1997, arrivò terzo al Mondiale di Innsbruck tra gli U23. Un risultato che è da ritenersi addirittura straordinario se pensiamo che Jaakko, in quell’occasione, correva da isolato, dato che la Finlandia nemmeno si era qualificata per la gara e poté portare un uomo solo grazie alle rinunce di nazioni che le stavano davanti nel ranking. Inoltre, sempre in quel periodo, Hanninen vinse il Tour du Gévaudan, gara durissima del calendario francese in cui riuscì a battere, allo sprint, dopo avergli tenuto testa in salita, un professionista del rango di Rein Taaramae, capace, in passato, di vincere varie tappe nei grandi giri. Tanto per rendere l’idea di quanto fosse ardua quella gara, facciamo notare che il decimo arrivò a 4’30” e il dodicesimo a oltre 8′. L’anno scorso Jaakko è stato rallentato da un infortunio, ma ora sta ritrovano il colpo di pedale dei giorni migliori, come testimonia il 14esimo posto finale al Tour de l’Ain e, soprattutto, il 16esimo raccolto nella seconda frazione, la Lagnieu -> Lélex Monts-Jura, nella quale, nonostante sia stato in fuga tutto il giorno, ha chiuso a poco più di 2′ dal trionfatore di giornata Primoz Roglic. Non è ripartito forte come Hanninen, ma nell’Ag2r un altro nome interessante è quello di Clément Champoussin, atleta perfetto per classiche in linea ricche di erte che vanta due podi, tra gli U23, al Piccolo Giro di Lombardia.


Freschi di top-10 al Gran Piemonte, meritano una citazione anche Robert Stannard (Mitchelton-Scott) e Attila Valter (CCC). Corridori forti sugli strappi, sul passo ed esplosivi, ambedue classe 1998. Stannard, nel 2018, grazie alla capacità di unire doti in salita e uno spunto veloce degno di quello di un grande sprinter, dominò le classiche italiane dedicata alla categoria U23. Vinse il Giro del Belvedere, il GP di Poggiana e, soprattutto, il Piccolo Giro di Lombardia. I suoi successi, inoltre, avvenivano sempre allo stesso modo: portava via un pugno di corridori e li regolava facilmente in volata. Il magiaro Valter, dal canto suo, dopo aver fatto un 2019 ricchissimo di piazzamenti nella CCC continental, è passato professionista e non ha sentito il peso del salto. A inizio stagione era già giunto in top-10 al Tour du Var, gara a tappe di tre giorni ricca di salite non particolarmente lunghe, ma molto ripide.

Parlando di Piccolo Giro di Lombardia, tra le potenziali sorprese non possiamo non menzionare chi ha conteso il successo nella versione minore della Classiche delle Foglie Morte a Robert Stannard nel 2018 e, in seguito, ha trionfato nel 2019: l’azzurro Andrea Bagioli. L’alfiere della Quick-Step è al primo anno da professionista e i 230 chilometri della grande classica nostrana potrebbero essergli indigesti. Però è anche in grande forma, tanto che al Tour de l’Ain ha vinto la prima tappa battendo in volata l’inarrestabile Primoz Roglic di questo periodo. Su tracciati ricchi di salite non troppo lunghe, l’ex Colpack si trova, da sempre, estremamente a suo agio. Certo, la concorrenza interna è davvero ingombrante, ma vederlo protagonista potrebbe non essere pura utopia, poiché possiede doti di fondo notevoli e anche una buona dose di esplosività. Già una top-20, ad ogni modo, sarebbe un’ottima notizia per il pedale azzurro.

Ci sono, poi, altri giovani interessanti che avrebbero le caratteristiche per fare bene al Lombardia, ma che, al momento, non godono della condizione dei sopraccitati. Ad esempio Brandon McNulty, favoloso passista-scalatore della UAE apparso, però, un po’ imballato al Giro di Polonia. O Stefan De Bod, sudafricano consacratosi, da U23, qua in Italia con una grande impresa al Palio del Recioto 2018, ove trionfò precedendo un certo Tadej Pogacar. Stefan sarebbe perfetto per la Classica delle Foglie Morte, ma non sforna buone prestazioni da un po’, ormai, più precisamente dal Giro d’Austria 2019 in cui arrivò terzo. Possiamo nominare, inoltre, anche gli australiani Jai Hindley (Sunweb) e Lucas Hamilton (Mitchelton-Scott), ottimi scalatori giunti ambedue sul podio al Giro d’Italia U23 2017 (battuti entrambi da Pavel Sivakov), il danese Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), il quale al Piemonte ha deluso, ma al Polonia era arrivato in top-10, il trio di giovani a marca Ineos composto dal colombiano Ivan Ramiro Sosa, dal britannico Tao Geogheghan Hart e, soprattutto, dall’irlandese Edward Dunbar, il più adatto, probabilmente, al tracciato del Lombardia, la coppia Astana formata da Alex Aranburu e Harold Tejada, entrambi in grande spolvero in queste settimane, anche se per il primo il Lombardia, forse, è troppo duro, il russo della Gazprom Nikolay Cherkasov, ottimo nelle semiclassiche nostrane settembrine nel 2019, l’elvetico Gino Mader della NTT, il quale non ha più trovato il colpo di pedale fantastico con cui vinse due tappe a agguantò il terzo posto nella generale al Tour de l’Avenir 2018, e il biellorusso della UAE, vincitore del Piccolo Giro di Lombardia 2017 e della Coppa Agostoni 2019, Aleksandr Riabushenko.


Tra i corridori più esperti, invece, gli outsider più credibili sono il Valerio Conti (UAE Team Emirates) straripante visto nella seconda frazione del Tour de l’Ain e quel Rudy Molard (Groupama-FDJ) che già l’anno scorso chiuse in top-10. Non va sottovalutato, inoltre, nemmeno Jesus Herrada (Cofidis), il quale è reduce da un ottimo Tour de l’Ain. In casa Italia, peraltro, potrebbero far bene anche Alberto Bettiol (EF Education First), per il quale il percorso sembra duro, ma dato il talento e la condizione esibita alle Strade Bianche non va accantonato, e l’intramontabile Giovanni Visconti (Vini-Zabù).

luca.saugo@oasport.it

Twitter: @LucaSaugo

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Foto: Deceuninck-Quick Step

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