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Gabriele Procida, basket: “Ricominciare dopo tre mesi di stop è stato ancora più bello. Le conquiste me le dovrò guadagnare sul campo”



In questa stagione ha già fatto vedere lampi di classe, e nella prossima potremmo vederlo con ancora più spazio nelle rotazioni di Cantù. Gabriele Procida è uno dei giovani più interessanti del panorama del basket italiano. L’ha dimostrato con le Nazionali giovanili e continua a farlo anche a Cantù, che crede nel talento del diciottenne comasco e l’ha firmato per quattro anni, un tangibile segnale del livello di fiducia che viene riposto in lui. Abbiamo raggiunto Procida per una breve intervista nei giorni successivi al suo rinnovo con la società lombarda: ci ha parlato di varie tra le prospettive della sua pallacanestro.

Quanto è stato strano ricominciare in maniera del tutto anomala rispetto al passato, a causa dello stop da coronavirus?

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“Non è stato strano, a essere onesti. Anzi, ricominciare dopo tre mesi di stop è stato ancora più bello. Una emozione molto forte”.

Cesare Pancotto aveva detto a inizio stagione: “Lasciamolo crescere con calma, facendogli assaporare il valore e il gusto della conquista”. La prima di queste, contro Venezia con le tre triple. Prima di tante conquiste?

“Assolutamente sì. La prima di tante conquiste, che mi dovrò guadagnare sul campo”.

Quanto è grande la differenza tra junior e professionisti? Te l’aspettavi così grande?

“Sì, mi aspettavo una differenza sostanziale tra le due cose e così è stato”.

Quanto conta il fatto che siate una generazione che sta cercando di imporsi nelle prime squadre? Il discorso vale per te come per Luca Possamai e Davide Casarin a Venezia, per Sasha Grant a Monaco, per Beniamino Basso a Pesaro.

“È un segnale positivo, perché si sta dando spazio ai giovani emergenti che hanno bisogno di farsi conoscere e mettersi alla prova in un campionato impegnativo come quello di Serie A”.

Hai intenzione di proseguire nell’accoppiata sport-studio anche dopo il liceo?

“È ancora presto per dirlo, mi manca ancora un anno di liceo. Prima voglio pensare a diplomarmi, poi, in base anche al mio percorso cestistico, si vedrà”.

Chi è il giocatore che hai come “riferimento”, se ce n’è uno, sia esso idolo o modello?

“So che può sembrare strano, ma non ho un giocatore di riferimento: cerco solamente di guardare attentamente e apprendere tutte le cose positive da tutti i giocatori che incontro sul campo”.

Quanto conta per te il sostegno degli Eagles?

“Il loro supporto è veramente pazzesco. La loro spinta si sente tantissimo durante una partita, sia in casa sia in trasferta. Ci danno davvero una grande carica”.

Tu porti il numero 9, che fu di Renzo Tombolato, di Alberto “Lupo” Rossini, di Jerry McCullough, di Manuchar Markoishvili. Come ti senti nel raccogliere quest’eredità?

“Non posso che sentirmi onorato di portare questo numero, per me è un onore arrivare dopo questi grandi campioni, che hanno fatto la storia del club”.


Quali sono i tuoi obiettivi come giocatore e come persona?

“I miei obiettivi sono di diventare il miglior Gabriele Procida sia in ambito sportivo che nella vita privata”.

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federico.rossini@oasport.it

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Credit: Ciamillo

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