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Nuoto, Carlotta Zofkova: “A Tokyo 2021 voglio una finale! Il Settecolli vi stupirà, qualcuno farà bene da subito”



Con l’esplosione del talento di Margherita Panziera qualche addetto ai lavori ha, negli ultimi tempi, messo leggermente da parte una dorsista di esperienza e talento, già finalista alle Olimpiadi di Rio de Janeiro con la staffetta azzurra e bronzo agli Europei di Glasgow del 2018, come Carlotta Zofkova. La classe ’93, che si allena a Verona ed è tesserata col Centro Sportivo Carabinieri, sente invece di aver ancora tanto da dare al movimento azzurro e aspetta le Olimpiadi di Tokyo 2021 da quasi dodici mesi per dimostrarlo.

Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso Carlotta si è quindi aperta con noi su tutte le difficoltà, spesso anche psicologiche, che ha dovuto attraversare in questo periodo di lockdown, lasciando spazio anche a questioni più tecniche, a sogni ed obiettivi in vista di Tokyo e anche a qualche dichiarazione sulle sue colleghe Margherita Panziera e Silvia Scalia.

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Parto col chiederti come hai vissuto questo lockdown forzato e la notizia del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo.

“Diciamo che, dopo esserci fermati ad una settimana degli Assoluti, inizialmente la situazione è stata parecchio traumatica. Ti prepari per quattro anni, l’ultimo in particolare, per le Olimpiadi mettendo il nuoto al primo posto delle tue priorità e poi tutto sembra crollare. Ricordo che eravamo in America e fino all’ultimo continuavamo a ripeterci che fosse impossibile che le rinviassero. Poi l’ho accettato, rendendomi conto che erano ben altri i drammi in quel periodo. Ho quindi cominciato a cucinare e dipingere, cercando comunque di mantenermi in forma, svolgendo delle sedute nel mio giardino di casa”.

A livello di allenamenti qual è stata la scelta del tuo gruppo di lavoro per questi tre mesi che vi porteranno al Settecolli? Fase di transizione o inizio di una stagione cruciale “allungata” rispetto agli standard?

“Sicuramente una fase di transizione. Ad oggi facciamo un solo allenamento al giorno con tre sedute di palestra settimanali. I lavori non sono di carico ma piuttosto di ricerca e mantenimento della condizione, con la presenza di prove tempo e sedute anche più divertenti. Devo dire che comunque a livello fisico, non essendomi fermata come magari nelle vacanze estive, mi sento relativamente in forma ma ovviamente c’è da lavorare molto per ritrovare la giusta sensibilità in acqua”.

Quale pensi che sarà il livello del Trofeo Settecolli di agosto? Credi che sarà più una gara simbolica o che qualcuno potrebbe già ottenere dei crono interessanti?

“In realtà credo che qualcuno che si avvicinerà ai suoi personali ci sarà. In molti ci siamo tenuti comunque in forma, non è stato uno stop totale. Mi viene da supporre che probabilmente i velocisti potrebbero andare leggermente meglio dei fondisti, che hanno bisogno di ritrovare al meglio il fiato e di sedute più lunghe ed intense per entrare in condizione”.

In vista della prossima stagione quali sono invece i tuoi obiettivi per l’Olimpiade a livello individuale? Preparerei sia i 100 che i 200 o ti focalizzerai su una delle due distanze?

“Dopo che nel 2012 non sono riuscita a qualificarmi per un centesimo nei 100 e che nel 2016 non ho fatto la gara individuale ma solo la staffetta, l’obiettivo sarà sicuramente portare a Tokyo i 100 dorso, la mia gara di punta. Per quanto riguarda i 200, dal 2015 posso dire invece di averli messi un po’ da parte. Il sogno sarebbe quello di conquistare una finale, ma prima devo pensare a staccare il pass”.

A livello di staffetta come ti vedi invece rispetto alle tue rivali Scalia e Panziera? Pensi che il quartetto definitivo della 4×100 mista femminile potrà ambire a qualcosa di importante a livello mondiale?

“La Panziera sta andando veramente forte. Anche la Scalia è temibile e qualcun’altra può sempre arrivare a sorpresa ma, come ho sempre fatto, cerco di guardare avanti e migliorare me stessa. La squadra, con i progressi che singolarmente abbiamo fatto, è sicuramente quantomeno da finale. Il discorso medaglie lo vedo complicato, servirebbe la gara della vita di tutte e quattro, ma in un’Olimpiade mai dire mai”.

michele.giovagnoli@oasport.it

 

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Foto: Diego Gasperoni

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