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MotoGP, analisi GP Andalucia 2020: Quartararo è da titolo, per Bagnaia e Morbidelli il primo podio è questione di tempo



Per la MotoGP è andata in archivio la lunghissima tappa di Jerez de la Frontera. Dopo il Gran Premio di Spagna di domenica scorsa, oggi si è disputato il Gran Premio di Andalucia, risoltosi con una tripletta della Yamaha. Andiamo ad analizzare quanto accaduto quest’oggi.

Fabio Quartararo è stato semplicemente perfetto. Era il favorito della vigilia e ha rispettato il pronostico, anche perché tutto ha girato per il verso giusto, visto che gli avversari più pericolosi per il successo sono venuti meno. Il francese ha corso da padrone, come un veterano consumato, permettendosi addirittura di gestire la situazione nella seconda parte della gara. Insomma, si è visto che El Diablo può avere la stoffa del Campione del Mondo. La stagione è ancora lunga e di sicuro Marc Marquez, nonostante i 50 punti di ritardo, non ha nessuna intenzione di abdicare. Cionondimeno, il francese sembra essere entrato in una nuova dimensione, quella necessaria per arpionare il titolo.

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In tal senso, invece, viene bocciato Maverick Viñales, il quale può baciarsi i gomiti per essere arrivato secondo. L’attacco lanciato a Quartararo al primo giro non aveva molto senso e, alla luce di come sono andate le cose, gli è costato ogni piccola possibilità di lottare per il successo. Nella classifica iridata il ritardo dal compagno di marca è solamente di 10 punti, ma per quanto si è visto in pista dovrebbero essere molti di più, nel senso che l’iberico non è apparso della stessa categoria del transalpino. Peraltro i due secondi posti sono arrivati più per le disgrazie altrui che per propri meriti. In contumacia di Marquez, Viñales resta complessivamente la seconda forza in campo, ma per ambire davvero al titolo sarà necessario fare rapidamente un passo avanti in tempi rapidi, altrimenti sarà durissima. Splendida la prova di Valentino Rossi, che torna sul podio per la prima volta dall’aprile 2019. È vero, senza i tanti ritiri tra gli avversari più quotati, la terza posizione sarebbe stata un miraggio. Tuttavia, ciò che ha colpito del Dottore è stata la capacità di rivelarsi pressoché equivalente al compagno di squadra, il quale ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere ragione del quarantunenne di Tavullia. Sulla carta, l’obiettivo massimo era la terza posizione. È arrivata, quindi benissimo così.

Chi si mangia le mani sono Francesco Bagnaia e Franco Morbidelli. In particolare il primo ha visto andare letteralmente in fumo un podio ormai certo. Il torinese mastica amarissimo, ma può ripartire da Jerez de la Frontera con una certezza. La sua competitività è cresciuta e andando avanti di questo passo le soddisfazioni nel prossimo futuro non mancheranno, perché il tempo è dalla sua e l’impressione è che il primo podio possa essere solo una questione di tempo. Peraltro “Pecco” è stato indiscutibilmente il pilota più competitivo della pattuglia Ducati durante questo weekend, una nota di merito che potrebbe anche permettergli di avanzare la propria candidatura a una moto ufficiale per il futuro, nonché a godere di maggiore considerazione durante il proseguo dell’anno. Morbidelli invece avrebbe seriamente potuto avere ragione di Rossi, una buona gara la sua, perché ha dato l’impressione che alla lunga avrebbe chiuso davanti a entrambi gli alfieri del team Yamaha ufficiale. Anche nel suo caso è obbligatorio fare buon viso a cattivo gioco, mettendo da parte un credito nei confronti della fortuna che si spera possa tornare indietro nelle gare a venire. Anche Jack Miller ha da recriminare, però nel suo caso non se la può prendere con la moto, ma solo con sé stesso, perché senza la caduta la seconda piazza sarebbe stata alla sua portata.

A proposito di Ducati, Andrea Dovizioso ha concluso un weekend difficilissimo in sesta posizione; ed è già tanto. Il veterano forlivese ha seguito la tattica giusta, rimanendo fuori dai guai per approfittare delle disgrazie altrui, come puntualmente avvenuto. L’obiettivo era limitare i danni e, tutto sommato, si può dire che sia stato centrato, perché racimolare dieci punti nonostante la scarsa competitività odierna non è un risultato da buttare. Al momento è ancora terzo in campionato, ma per essere un credibile candidato al titolo sarà necessario riuscire a trovare quel feeling con la moto sinora mai arrivato.


La Honda gareggiava letteralmente a mezzo servizio, ma un eroico Takaaki Nakagami ha saputo concludere in quarta piazza, in scia a Valentino Rossi. È evidente, però, come la casa dell’ala dorata dipenda da Marc Marquez per ottenere risultati di peso. In tal senso pesa, parecchio, l’assenza di una seconda punta nel team HRC. Riuscirà Pol Espargarò a recitare questo ruolo il prossimo anno? A proposito, lo spagnolo è stato l’unico della KTM ad arrivare al traguardo. Le moto austriache hanno indubbiamente del potenziale, ma per una ragione o per un’altra non riescono a metterlo completamente a frutto. Infine due parole sulla Suzuki, che non si è vista, ma zitta zitta si è portata a casa la quinta piazza con Joan Mir e la decima con un Alex Rins a mezzo servizio. Viste le premesse della vigilia, il risultato va giudicato positivamente.

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paone_francesco[at]yahoo.it

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Foto: Valerio Origo

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