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Vanessa Ferrari: “L’amore per la ginnastica mi ha aiutata a rialzarmi. A Tokyo 2021 sogno di vincere e dopo non smetto”



Vanessa Ferrari è la ginnasta italiana più forte e vincente di tutti i tempi. Campionessa del Mondo all-around ad Aarhus 2006, Campionessa d’Europa sul giro completo l’anno successivo, tre partecipazioni alle Olimpiadi con due quarti posti tra Londra 2012 e Rio 2016, una miriade di successi e di podi nei contesti più variegati. Una vera e propria pioniera della Polvere di Magnesio alle nostre latitudini, l’unica capace di salire sul tetto del Pianeta e di stravolgere la percezione di questo sport (al femminile) in Italia.

La Farfalla di Orzinuovi, a quasi 30 anni, insegue la sua quarta partecipazione ai Giochi e a Tokyo andrà a caccia di quell’agognata medaglia che le è sempre sfuggita, l’unica che le manca nel suo infinito palmares. L’allieva di Enrico Casella, arruolata per l’Esercito, è tornata ad allenarsi al PalAlgeco di Brescia dopo la lunga sosta dovuta alla pandemia e si è raccontata in una lunga intervista video ad OA Sport, in collaborazione con Sport2u.

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VIDEO INTERVISTA VANESSA FERRARI

Come stai adesso e come hai passato la quarantena lontana dalla palestra?

“Sto abbastanza bene, ovviamente è stato difficile non allenarsi durante la quarantena, ma sono riuscita ad allestire una palestrina in garage e andando un pochino a correre me la sono cavata. Sono rimasta in forma nonostante il distacco dalla palestra”.

Nella tua carriera ha avuto diversi infortuni, sei sempre ritornata dopo dei lunghi stop: che differenza c’è rispetto a questa sosta forzata?

“Io ho avuto tanti infortuni e tutte le volte sono riuscita a tornare. Tutti gli infortuni che ho avuto sono arrivati dopo un successo, per un’atleta è forse più semplice riuscire a uscire da questo periodo rispetto a un infortunio perché in quel caso devi sistemarti, deve fare riabilitazione e poi non sai se hai risolto il problema. In questo periodo bastava tenere la forma: bisogna comunque ripartire gradualmente, ma è abbastanza semplice”.

Come ti stai allenando in questo momento? Il tuo obiettivo è l’ultima tappa della Coppa del Mondo di specialità, in programma a Doha il prossimo anno: lì ti giochi la qualificazione alle Olimpiadi.

“Ora sto cercando di allenarmi al meglio, bisogna gestire il più possibile gli allenamenti anche perché siamo lontani dalle gare e non si sa quando sarà quella di Doha. Bisogna preparare gli esercizi per il futuro e stabilizzare quello che c’era già, senza sovraccaricare anche perché magari si rischia di fare uscire infiammazioni e dolori. Bisogna capire come dosare gli allenamenti e quando caricare, questa è la cosa difficile, ma spero con Enrico Casella di riuscire a gestire tutto al meglio. Il problema è che io sono una che spinge tanto in allenamento, devo avere qualcuno che mi dice basta: io magari spingo e poi il giorno dopo mi salta fuori un problema fisico. Anche Enrico è uno che spinge, abbiamo raggiunto tanti risultati grazie a questo, ma dobbiamo stare attenti perché magari rischio di farmi male”.

Ti rivedremo in pedana prima della gara decisiva di Doha?

“Non so se gareggerò prima di Doha, non ne abbiamo ancora parlato. L’anno scorso sono rientrata a Melbourne senza gare dopo l’infortunio al tendine e ho fatto lo stesso quest’anno. Vediamo cosa fare”.

Hai subito una grossa ingiustizia a Baku, in occasione della penultima tappa di Coppa del Mondo: a causa dello scoppio della pandemia è stato ritenuto valido il risultato della qualifica senza poi disputare la finale dove eri la favorita per la vittoria. Questo ti ha impedito di ottenere la qualificazione alle Olimpiadi in quell’occasione.

“Avevo semplificato l’esercizio perché, dopo essere tornata da Melbourne, il fuso si sentiva. Avevo caricato tanto negli allenamenti per riuscire a stabilizzare l’esercizio e nell’ultimo periodo mi era venuto male all’altro tendine e così si era deciso di semplificare l’esercizio in qualifica, anche perché bastava entrare in finale. Non ero soddisfatta nel mio esercizio perché mi piace sempre fare l’esercizio perfetto, ma andava bene così. Mi è dispiaciuto che abbiano interrotto la gara a metà perché c’era tutto il tempo di rifarla, sarebbe stato più giusto perché tutti avrebbero avuto le stesse possibilità. Mi sono sentita in difetto avendomi lasciata lì così: se dici che i punti validi sono quelli della finale allora uno pensa alla finale”.

La tua rivale per il pass a cinque cerchi è Lara Mori, una tua compagna di squadra. Qual è il tuo rapporto con lei?

“Sicuramente in campo gara non è una situazione piacevole perché siamo state abituate a gareggiare in squadra e a farci forza una con l’altra. Io voglio riuscire ad andare alle Olimpiadi proprio come lei, comunque siamo amiche dentro e fuori dal campo”.

Vanessa Ferrari vuole andare ai Giochi non per una passerella, ma per conquistare qualcosa di importante. Una medaglia al corpo libero è possibile alle spalle di Simone Biles?

“Quando mi alleno lo faccio per superare tutti i miei limiti. Non penso che c’è la Biles e allora l’oro è andato. So che lei è su un altro Pianeta ma tutte le altre sono raggiungibili e anche lei è una persona, può sbagliare. Io voglio puntare all’oro, come va va. Io non sono mai salita per il bronzo, io volevo sempre di più. Se non riesci neanche a visualizzare l’oro allora è impossibile che lo conquisti. In un minuto e mezzo può accadere qualsiasi cosa, più arrivi preparato e più hai possibilità ma gli imprevisti capitano a tutti: spero di essere pronta se dovesse andare così, anzi spero di essere pronta per giocarmi le mie carte senza imprevisti”.

Saresti la prima italiana a disputare quattro Olimpiadi. Pensi mai a questi record?

“Non è quello che cerco. Io voglio arrivare là per stare bene e fare qualcosa, non vado là per fare la quarta Olimpiade tanto per…: voglio avere le carte in regola per potermela giocare”.

Ci puoi dire qualcosa in più su come sarà il tuo esercizio per Tokyo, se dovessi qualificarti?

“Non mi va di dire troppo presto cosa farò. Sicuramente l’esercizio base sarà quello che ho fatto fino ad ora, ma c’è la volontà di aumentare per le Olimpiadi mentre non so dire se lo farò già per Doha perché l’esercizio di Baku pulito basta e avanza. Forse è meglio tentare cose nuove dopo essersi assicurati la qualificazione”.

Sei un’Araba Fenice, hai avuto mille problemi e poi sei sempre risorta. Cosa ti spinge a fare continui sacrifici e a rimetterti sempre in gioco?

“Penso che bisogna avere costanza e anche nei giorni più difficili bisogna tirare fuori qualcosa dall’allenamento, bisogna dare il massimo in ogni allenamento e so che, contando su questo lavoro, prima o poi i risultati arrivano. Ho avuto dei problemi durante la strada, quando li risolvi è più facile allenarsi e poi riesci a superare l’infortunio, hai voglia e forse è quello che mi spinge ad avere un obiettivo da non perdere mai di vista. Forse è quella la forza che mi spinge a non mollare mai e ad andare avanti”.

L’ultimo problema riscontrato è la sindrome di Hachimoto di cui sei venuta a conoscenza quest’autunno. Come te ne sei accorta?

“Avevo fatto un intervento l’anno scorso, quando avevo incominciato nuovamente ad allenarmi pensavo di avere qualche acciacco, ma poi sono emersi uno stiramento e altri infortuni strani. Non ne ho mai avuti e mi sembrava strano. Prima della gara di Cottbus dell’anno scorso sono andata a fare gli esami sportivi a Roma e agli esami del sangue ho scoperto di avere dei problemi alla tiroide, poi ho fatto degli esami più specifici e ho scoperto la tiroidite di Hachimoto. Poi sistemato quel problema sono anche migliorati i tendini e l’energia è tornata, ero io che non stavo bene ma non me ne rendevo conto”.

Quali sono stati i momenti più belli e quelli più difficili della tua carriera?

“I momenti più difficili sono stati due: quando ho avuto la mononucleosi nel 2015, per me è stato difficilissimo allenarsi e comunque ho contribuito a qualificare la squadra a Rio; quando mi sono rotta il tendine d’Achille ai Mondiali 2017 perché mi ha messo di fronte alla scelta di smettere o di continuare, non ero sicura di riuscire a riprendere perché quell’infortunio era peggiore rispetto agli altri, non ero sicura che sarebbe tornato a posto e infatti ci sono voluti due interventi. Per fortuna ho avuto voglia di riprovarci un’altra volta e sono ancora qui a lottare per la prossima Olimpiade.

Il momento più bello è sicuramente quando ho vinto il Mondiale, ma anche l’argento al corpo libero ai Mondiali 2013 dopo il quarto posto alle Olimpiadi e quando sono esplosa ai Giochi del Mediterraneo di Almeria 2005. Ma comunque non è ancora finita, quindi vedremo”.

Senza tutti gli infortuni che hai avuto, avresti potuto vincere di più?

“Non lo so dire, ma sicuramente qualcosa in più sarei riuscita a farla anche perché allenarsi stando meglio ti permette di fare gare migliori. Non rimpiango niente di quello che sono riuscita a fare perché ho sempre fatto il massimo di quello che potevo”.

Ti va di ripercorrere le tue tre Olimpiadi?

“L’Olimpiade di Pechino è importante, ma non ho un bel ricordo perché tutti si aspettavano molto da me, arrivavo da un oro e un bronzo ai Mondiali: nel 2008 dovevo esplodere ma io non stavo bene fisicamente e mentalmente. Su di me c’era tanta pressione, anche gli sponsor che avevo allora puntavamo molto su di me. Poi ero giovane, non era facile in quel periodo. Londra mi ha dato un ricordo bello nonostante il quarto posto: ero riuscita a prepararmi bene, non avevo grossi problemi fisici e mi sono divertita durante i Giochi, è stata una bella esperienza, mi ricorda quasi i Giochi del Mediterraneo dove quasi tutto mi riusciva con facilità. Rio 2016 l’ho vissuta bene nonostante il risultato finale anche se io ho dato sempre il massimo, non sono arrivata con la giusta preparazione, ho fatto bene l’esercizio della qualifica ma non avevo abbastanza allenamenti alle spalle e sicuramente potevo fare un esercizio migliore in finale”.

E quelle eventuali di Tokyo saranno le tue ultime Olimpiadi prima del ritiro?

“Dopo le altre Olimpiadi ho sempre detto che potevano essere le ultime, questa volta non lo so. Intanto vorrei arrivarci, gestire ogni momento passo dopo passo e non mi metto un paletto. Il mio sogno per ora è arrivare alle Olimpiadi e dare il massimo, una volta fatto quello ragionerò su quello che vorrò fare. Sicuramente non dico che voglio smettere dopo le Olimpiadi perché per ora non è così. Devo capire come vanno, se io starò bene fisicamente e se avrò ancora voglia: sono tante le cose, è troppo presto per parlare del poi”.

Da quando hai vinto i Mondiali, la ginnastica artistica femminile in Italia ha compiuto un salto in avanti importantissimo. Senza di te non sarebbe stato possibile.

“Non so dire se senza di me non ci sarebbe stato questo. Io facendo ginnastica non mi rendo conto di certe cose, ma a me fa piacere di essere l’idolo di tante ragazze che si avvicinano a questo sport e poi magari diventano grandi ginnaste, mi piace che si siano avvicinate a questo sport. Penso che comunque il movimento sarebbe cresciuto ugualmente perché Enrico Casella è in grado di fare crescere il livello, quello che posso dire è che forse non così tante ragazze avrebbero iniziato a fare ginnastica e a fare sacrifici”.

Cos’è la ginnastica artistica per Vanessa Ferrari?

“La ginnastica artistica è sempre stata la mia vita, ho iniziato fin da bambina vedendo una ginnasta alla televisione mentre faceva un esercizio: non so chi fosse e che gare fosse, ho chiesto a mia mamma di portarmi a fare ginnastica e da lì ho iniziato a sognare di diventare una grande ginnasta. Ancora oggi è così perché ho degli obiettivi, non voglio avere rimpianti e voglio dare il meglio fin che posso”.

Sei arruolata per l’Esercito, quanto è importante per te il Gruppo Sportivo?

“Io sono caporale maggiore scelto e per me il sostegno dell’Esercito è importantissimo perché mi permette di allenarmi con serenità nella mia palestra, mi supporta e se non ci fosse l’Esercito avrei difficoltà a fare tutto questo”.

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stefano.villa@oasport.it

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Foto: Lapresse

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