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Sollevamento pesi, Antonio Urso: “Ajan personaggio pericoloso. Coperti tanti dopati, alle elezioni 2017 fu regalato un telefono a tutti”



Dopo lo scandalo che ha travolto Tamas Ajan, il presidente della Federazione mondiale di sollevamento pesi che si è dimesso nello scorso aprile e che, due giorni fa, è stato inchiodato dal Rapporto McLaren alle sue pesantissime responsabilità in materia di doping, corruzione e altri misfatti. Antonio Urso, che è presidente delle Federazioni italiana ed europea, ha parlato alla Gazzetta dello Sport del perverso metodo di quello che lui definisce “un personaggio pericoloso”.

Sul potere di Ajan e sulla possibilità di svelare le magagne: “Sono cose che dicevo ai media da anni, ma la figura di Ajan era così protetta e potente che non ci si immaginava di poter indagare su di lui. Contattai una giornalista di ARD due anni fa, ma allora non le fecero fare niente; a dicembre m’ha chiamato lei per sapere se ero interessato. Ovviamente si“.

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Sul salvataggio di, si dice, oltre 40 dopati: “O non veniva fatto il controllo, o la provetta non arrivava ai laboratori, o un altro urinava per l’atleta: così copriva gli amici e metteva in difficoltà i nemici. Dal 2008, quando iniziai a combatterlo, i test sugli italiani sono decuplicati“.

Sulla corruzione e sui soldi spariti: “Nel rapporto c’è la foto di una scheda votata. L’ho fatta io. Alle elezioni di Bangkok 2017 venne regalato un telefono a tutti, con una sim kazaka non intestata. Un telefono anonimo per fotografare la scheda votata e mandarla a un numero anonimo. Poi si passava all’incasso. E credo che ci fossero già, nell’urna, schede col suo nome. Quelle elezioni le avrei vinte io. Dieci milioni di dollari introvabili sono una cifra per difetto. Fino al 2010, quando al congresso denunciai che era uno scandalo che nei conti correnti ci fosse solo la sua firma e non pure quella di un tesoriere, Ajan faceva come meglio credeva“.

Poi, assieme al rammarico per l’esistenza del rischio di cancellazione del sollevamento pesi dal programma olimpico dopo il 2024 per questa vicenda, commenta così l’eventualità di una sua nuova candidatura: “Ci penserò solo se avremo cambiato la cultura di questo sport. Serve una diversa governance, con dei dipartimenti e un Ceo che risponda all’esecutivo, e va azzerata la costituzione attuale, degna di un dittatore. Da aprile faccio parte della commissione interna per la ricostruzione della federazione. In questi mesi a casa ho lavorato alacremente, spero di presentare il progetto a ottobre“.

federico.rossini@oasport.it

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Foto: Ververidis Vassilis / Shutterstock.com

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