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Giro d’Italia 2020: la grande occasione di Jakob Fuglsang. Ma i precedenti non sono incoraggianti



Jakob Fuglsang ha deciso di rinunciare alla possibilità di difendere il suo titolo alla Liegi-Bastogne-Liegi per concentrarsi sul Giro d’Italia 2020. Il danese, 35 anni lo scorso 22 maggio, nonostante l’età ormai, ciclisticamente parlando, avanzata, sta vivendo un autentico momento di grazia da una stagione e mezza a questa parte. Dopo un 2019 che l’ha visto trionfare non solo alla sopraccitata Doyenne, ma anche al Giro del Delfinato e in una frazione di montagna della Vuelta a España, l’alfiere dell’Astana ha dominato la Vuelta a Andalucia a febbraio e ora va alla caccia di quel podio in un grande giro che da quasi un decennio insegue con scarsi risultati.

Se la startlist del Giro dovesse essere quella che si vocifera, sicuramente il livello sarebbe più basso del solito e questo è un punto a favore del danese. Tuttavia, Jakob negli anni ha palesato difetti decisamente importanti che potrebbero essergli fatali anche questa volta. Non è un caso, infatti, se Fuglsang, in carriera, ha ottenuto una sola top-10 in un grande giro, vale a dire un settimo posto al Tour de France del 2013.

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La prima esperienza da capitano in un Grand Tour Jakob la fece alla Vuelta 2011. Partì alla grande e dopo la cronometro del decimo giorno occupava la seconda posizione in classifica generale. Nella seconda settimana, però, andò in difficoltà in salita e sull’unico arrivo in quota della terza, piazzato sulla pur breve Peña Cabarga, perse addirittura 2’35” dal vincitore Chris Froome e scese dalla settima alla dodicesima piazza.

Alla Grande Boucle del 2013 fu decisamente più solido e solo nell’ultimo arrivo in salita, ad Annecy Semnoz, ove subì un passivo di quattro minuti dal vincitore Nairo Quintana, le sue prestazioni furono al di sotto dei suoi standard. Dopo un triennio passato all’ombra di Vincenzo Nibali, il danese ha avuto modo di tornare a correre per sé nel 2017. In quell’annata fu costretto a ritirarsi dal Tour de France, dopo dodici giorni, mentre occupava la seconda posizione.

Nel 2018 ha riprovato a fare classifica alla Grande Boucle, ma nelle tappe di alta montagna non si è mai dimostrato all’altezza dei migliori e nel weekend finale la sua condizione è andata in calando costringendolo a rinunciare anche ad un posto in top-10 (ha concluso 12°). Anche al Tour 2019 si è dovuto ritirare, ma i Pirenei lo avevano respinto già prima del forfait.

L’impressione, storico alla mano, è che Fuglsang abbia qualche problema a reggere la terza settimana. Rispetto al Tour, il Giro è meno stressante sotto certi punti di vista (c’è meno pressione e i ritmi in gara, sovente, sono meno forsennati), ma presenta un percorso più duro. Ci vorrà la versione 2013 del danese per permettere a quest’ultimo di portare a casa un risultato importante nel grande giro nostrano.

luca.saugo@oasport.it

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Twitter: @LucaSaugo

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Foto: Lapresse

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