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Nuoto, Nicolò Martinenghi: “Un giorno vorrei scendere sotto i 58″. Non abbandono i 200 rana”



In una recente intervista ad OA Sport, il ct della Nazionale Cesare Butini ha individuato il segreto principale dell’attuale successo del nuoto azzurro nel continuo ricambio generazionale di altissima qualità che si sta verificando negli ultimi cinque anni nella squadra. Simbolo assoluto di questo processo, sia per l’ideale passaggio di testimone avvenuto nella rana con l’attuale capitano del gruppo Fabio Scozzoli sia per i risultati che lo hanno definitivamente consacrato a star del panorama natatorio globale, Nicolò Martinenghi si candida a diventare il punto di riferimento dell’intero movimento negli anni a venire.

L’atleta tesserato con il Nuoto Club Brebbia/Fiamme Oro si è concesso ai nostri microfoni per discutere del suo rientro in vasca, dei prossimi obiettivi e di tante altre curiosità. Rientrato con il clamoroso record italiano di 58.75 nei 100 rana agli Assoluti di Riccione (tempo che gli aveva garantito anche il pass per Tokyo 2020) dopo il brutto infortunio del 2018 che lo aveva tenuto fuori otto mesi, il varesino ha anche lanciato un appello a tutti le giovane promesse azzurre che in queste settimane sono forzatamente lontane dalle loro piscine.

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Parto col chiederti se sei effettivamente riuscito a tornare in vasca con le nuove disposizioni imposte a partire dal 4 maggio e, in caso affermativo, col domandarti quali sono state le tue sensazioni e quali le difficoltà legate alle normative di protezione imposte. 

“La domanda casca proprio a pennello… (ride)! Nonostante fino a due giorni fa infatti non si sapesse praticamente nulla, proprio oggi (6 maggio) sono tornato per la prima volta in acqua. Io personalmente mi sono spostato nella piscina di Mecenate a Milano. L’impianto è molto organizzato: è stato suddiviso in tre zone e con l’inserimento anche di un ponte mobile noi dieci atleti presenti (più tre allenatori) siamo riusciti praticamente a non vederci mai. La situazione è molto tranquilla e per due settimane rimarrò sicuramente qua a Milano ma nel prolungarsi la cosa potrebbe risultare leggermente scomoda a livello di spostamenti. Già avere questa opportunità per me è comunque la cosa più importante. Le sensazioni, forse per l’euforia del primo giorno (ride), sono state comunque superiori alle aspettative. Di certo l’aver continuato a fare allenamento a secco mi ha aiutato”.

Dopo esser definitivamente tornato ad alti livelli e aver ottenuto anche il pass per Tokyo, come hai vissuto psicologicamente questa situazione e il conseguente slittamento dei Giochi?

“Rispetto ad altri sportivi che l’hanno vista come un’incredibile batosta devo dire che l’ho vissuta in maniera abbastanza positiva. Ovviamente l’Olimpiade è un sogno che inseguo da tanti anni e all’inizio sono rimasto un po’ spiazzato, poi però ho valutato che non dipendeva da me. Sono molto giovane e tra un anno spero di essere ancora più preparato”.

Tu sei stato un grande protagonista anche a livello giovanile fino a qualche stagione fa. C’è un consiglio che ti senti di dare a tutti i talenti più giovani che in giro per l’Italia si trovano a vivere uno stop forzato molto simile a quello che hai vissuto tu due anni fa, da cui sei poi riuscito a tornare alla grande?

“Ovviamente mi immedesimo molto nelle loro situazioni, per quanto questo sia di certo un problema più vasto e complesso. Credo che la cosa fondamentale sia mantenere la giusta mentalità e circondarsi di un ottimo team tra tecnici e compagni di allenamento. Bisogna vedere il bicchiere non mezzo pieno ma pieno del tutto, essere positivi. Io, personalmente, sono riuscito a compiere il mio graduale percorso di miglioramento grazie appunto ad una squadra di appoggi fondamentali che mi hanno sempre aiutato e consiglio a tutti di crearsene una che dia loro sicurezza e serenità per affrontare ogni difficoltà”.

Come saprai, il 31 marzo, la FINA ha reso nota la possibilità di apportare due importanti modifiche regolamentari nella rana (tocco ad una sola mano in virata e illimitato numero di gambate a delfino in subacquea), pensi che queste innovazioni potrebbero avvantaggiarti?

“Per quanto la rana, essendo così tecnica, lascia parecchio margine ad eventuali modifiche tecniche, vedo la cosa molto improbabile. Io personalmente non avrei grandissimi vantaggi anche se… (ride) pensando ad una certa mia squalifica ai Mondiali, la cosa in quell’occasione mi avrebbe fatto comodo! Restando seri tuttavia cerco di concentrarmi più sull’aspetto tecnico della nuotata per provare a migliorare e a non farmi influenzare troppo da queste voci”.

A proposito di miglioramenti: nell’ultima gara del 2019 hai per la prima volta nuotato sotto il muro dei 59 secondi nei 100 rana, credi che in prospettiva futura, anche per provare ad ottenere una medaglia internazionale, potresti spingerti ad abbattere anche il limite dei 58″?

“Non nascondo che quello potrebbe essere un obiettivo concreto anche a lungo termine. Sono sempre stato abituato a fissarmi limiti apparentemente impossibili da raggiungere; già anche l’andare sotto i 59″ mi appariva molto complicato ma col lavoro quotidiano a dicembre sono riuscito a stupirmi. In quel 58.75 ci sono comunque ancora molti errori e quindi molto margine di miglioramento, anche vista la mia giovane età. A livello internazionale credo che occorra 58 basso per prendere una medaglia e mi piace pensare che prima o poi riuscirò a nuotare quel crono”.

A livello di staffetta mista invece come vedi il vostro quartetto a livello internazionale?

“Sicuramente allenare una staffetta mista risulta storicamente più complicato per l’eterogeneità degli atleti. Credo tuttavia che ognuno debba fare la sua gara, concentrandosi sulla propria singola frazione e nuotandola al meglio. La considero comunque, e credo di parlare a nome di tutti, molto competitiva e confido veramente tanto in questo gruppo anche in chiave internazionale”. 

Osservando la distribuzione dei nuotatori di livello della rana maschile italiana negli ultimi anni, si nota un sovraffollamento di talenti nelle distanze più brevi a discapito dei 200, che vengono spesso lasciati da parte. Tu, che nasci duecentista e ti sei trasformato in velocista, come vedi questo fenomeno e che progetti hai sulla gara che un tempo era la tua specialità?

“Indubbiamente anche io ho notato questa tendenza: ci sono sempre più atleti disposti ad allenare solo la gara più breve, ma sicuramente per nuotare un buon cento la preparazione adeguata della doppia distanza rimane comunque fondamentale. Io, personalmente, fino al 2016 ho sempre preferito le quattro vasche, poi ho avuto però una crescita fisica che mi ha portato a concentrarmi di più sulla velocità. Resta tuttavia una gara che mi piace molto e che non voglio abbandonare. Credo che se ci lavorassi potrebbe uscirne un ottimo crono che però non sarebbe sufficiente ad essere competitivo a livello internazionale, dove i miglioramenti sono stati impressionanti. Magari in questa stagione olimpica in cui il focus è sui cento li lascerò un po’ da parte ma poi nel prossimo quadriennio tornerò sicuramente a lavorarci su”.

Chiudiamo con un pronostico: credi che tornerai da Tokyo con una medaglia al collo?

“Sinceramente penso che sia un qualcosa di non impossibile. Ritengo che in un’Olimpiade, che è un qualcosa che non ho ancora vissuto, la difficoltà più grande sia raggiungere una finale. Una volta lì, escluso lui che nuota in un altro pianeta (il riferimento è al cannibale britannico Adam Peaty, ndr), tutti saranno più o meno sugli stessi tempi e l’emozione può spingere chiunque a dare quel qualcosa in più. Chi c’è poi se la gioca. Io comunque cerco di focalizzarmi sul crono e sul mio miglioramento personale, se poi dovesse arrivare anche la medaglia olimpica ovviamente sarebbe un sogno”.

michele.giovagnoli@oasport.it

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Foto: LaPresse

 

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