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Il Coronavirus muore con il caldo? Per gli esperti è più debole. E i casi in Africa, Medio Oriente e Sud degli Stati Uniti….



Il coronavirus è meno potente col caldo? Le elevate temperature indeboliscono Covid-19? La bella stagione può dare una mano nella battaglia contro la pandemia? Queste domande sono molto frequenti nelle ultime settimane, ci avviciniamo all’estate nell’Emisfero Boreale e i dati sul contagio in Europa sono particolarmente confortanti visto che la curva epidemica è in chiara discesa. Diversi studi scientifici stanno cercando di comprendere se il caldo possa effettivamente indebolire il coronavirus e dunque diminuirne la circolazione tra la popolazione.

Il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, ne ha parlato in un suo post su Facebook:Negli Usa il 79% dei morti da Covid-19 è avvenuto nel Nord del paese dove vive il 44% della popolazione, e solo il 21% è avvenuto nel Sud dove vive il 56% degli abitanti. Questo nonostante al Sud abbiano ‘chiuso’ meno (esempio clamoroso la Florida). Eppure c’è chi, curiosamente, continua a negare l’effetto della temperatura sulla diffusione di Sars-CoV-2 e sulla gravità di Covid-19. Insisto su questo punto perché credo che il non considerare a fondo questo parametro sia alla base di certi errori spettacolari nel prevedere l’andamento della pandemia (tipo i 151 mila pazienti italiani in terapia intensiva entro l’8 giugno)“.

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Un altro commento autorevole è arrivato da Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro, tramite Adkronos: “Il Coronavirus soffre il caldo ma non sparirà. Sars-CoV-2, come tutti i coronavirus, è condizionato in maniera determinante dal clima. In laboratorio abbiamo visto che, aumentando di pochi gradi centigradi la temperatura dei terreni di coltura e quindi portandola all’intervallo di 25-30 gradi, circa il 53% dei ceppi non sopravvive e il restante dimostra un’attività circa 12 volte inferiore. In estate si prevede che il virus presenterà un’attività molto limitata con scarsissima aggressività, ma siccome riesce a sopravvivere, probabilmente riapparirà con lo scendere delle temperature. Insomma, non se ne andrà via del tutto. La mia idea è che non sparirà, come invece ha fatto la Sars“.

Soffermiamoci su alcuni dati rilevanti per comprendere come la pandemia si sia diffusa in maniera diversa tra Paesi caldi e freddi, o anche tra zone della stessa Nazione che hanno un clima molto differente (pensiamo anche a quanto successo tra Nord e Sud in Italia, o anche tra Nord e Sud negli USA). Il Paese del Medio Oriente col maggior numero di casi è l’Arabia Saudita (76.726, 411 morti), in Qatar se ne sono registrati 47.207 con appena 28 decessi, negli Emirati Arabi Uniti si segnalano 31.086 casi (253 morti), 22.575 in Kuwait, 9.223 in Bahrain, 8.118 in Oman. Le differenze tra Nord e Sud degli Stati Uniti d’America sono state citate da Guido Silvestri e la situazione in Africa, per antonomasia il Continente con le temperature più elevate, è stata ben contenuta con poco più di 100mila casi complessivi: 23.615 in Sudafrica (481 morti), 17.967 in Egitto (783 deceduti), 8.503 in Algeria, 8.068 in Nigeria, 7.556 in Marocco.

stefano.villa@oasport.it

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