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Alice Bellandi, judo: “Volevo tutto e subito, ora ho capito che devo crescere. Tokyo nel 2021 un vantaggio”



Alice Bellandi è uno dei più grandi talenti sbocciati negli ultimi anni nel judo italiano. La bresciana classe 1998 ha già scritto una pagina di storia dello sport azzurro diventando l’unica judoka donna del Bel Paese a vincere la medaglia d’oro in un Mondiale juniores, tuttavia il suo prossimo obiettivo è già quello di qualificarsi e vincere le Olimpiadi di Tokyo nel 2021. La 21enne del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle gareggia regolarmente nel circuito maggiore da un anno e mezzo circa ed è stata in grado di portare a casa due podi prestigiosi nei Grand Prix di Tel Aviv (seconda) e Tbilisi (terza), scalando rapidamente le classifiche mondiali nella categoria 70 kg. L’azzurra, in questo momento virtualmente qualificata per Tokyo, si è raccontata ad OA Sport ripercorrendo le tappe della sua giovane carriera e proiettandosi verso i prossimi obiettivi.

Sono passati ormai più di tre mesi dal Grand Slam di Dusseldorf, ultimo torneo disputato prima dell’interruzione. In questo lungo periodo come sei riuscita a tenerti in forma?

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Allora, io sono sempre rimasta nella caserma delle Fiamme Gialle proprio perché così avrei avuto più disponibilità per allenarmi. In un primo momento questa cosa ci ha spiazzati un po’, perché non sapevamo nemmeno noi cosa fare, quindi non ci siamo allenati. Successivamente abbiamo iniziato ad allenarci a corpo libero sulla nostra pista d’atletica ed in una prima fase potevamo utilizzare attrezzi per fare circuiti, mentre in una seconda non è stato possibile usarli perché non era più consentito allenarsi in gruppi. A quel punto siamo rimasti in pochi qua in caserma, eravamo in 5 o 6, quindi ci allenavamo in piccoli gruppi senza allenatori, che ovviamente ci mandavano i programmi a distanza dato che sul decreto c’era scritto che non potevamo usufruire della loro presenza. Adesso stiamo pian piano riprendendo, dopo che hanno riaperto la palestra“.

Un paio di mesi fa è arrivato l’annuncio ufficiale dello slittamento dei Giochi Olimpici al 2021. Qual è stata la tua prima reazione alla notizia?

Diciamo che ho avuto un momento in cui non l’ho presa troppo bene com’è normale che sia, dato che eravamo tutti tarati su un’Olimpiade nel 2020 ed avevamo fatto un percorso improntato proprio su questi Giochi. In un secondo momento però, ragionandoci bene, è stato meglio così. Non si poteva pensare di essere egoisti perché c’era gente che moriva ed è stato giusto così, per un bene comune e per prepararsi ancora meglio. Successivamente l’ho vissuta proprio come un’opportunità per poter preparare appunto questo evento tanto importante e tanto atteso“.

Pensi che questo rinvio possa rivelarsi un vantaggio per te alla luce della tua giovane età?

Guarda, io dico di sì onestamente, perché il mio percorso da senior è stato un po’ travagliato. Io sono passata senior perché sono stata buttata dentro come campionessa d’Europa e campionessa del Mondo (junior, ndr). Mi hanno proprio inserito nel circuito senior a un anno e mezzo dall’Olimpiade e a un anno dalla chiusura delle qualificazioni per Tokyo, quindi mi sono trovata proprio buttata dentro e all’inizio è stato tutto bello. Poi però le cose hanno cominciato a farsi più serie, io ero piccola e con poca esperienza, ma in quel momento mi sono resa conto che non era più un gioco e quella cosa mi ha un po’ scombussolato. Pensandoci bene quindi è stata forse una fortuna (il rinvio dei Giochi, ndr), perché così sono riuscita a tirare un attimo il fiato e a rendermi bene conto di quello che stavo facendo“.

La tua carriera giovanile è stata ricca di successi ma il 2018 è stato l’anno della consacrazione a livello juniores con il tris di ori ai Campionati Italiani, Europei e Mondiali. Ci puoi raccontare in particolare il tuo trionfo iridato a Nassau?

È stato un percorso molto lungo anche quello. Io ero già quotata tra i cadetti ma non ero riuscita a prendere quel titolo, poi ho iniziato un percorso con la mia allenatrice Ylenia (Scapin, ndr), che mi è aiutato tantissimo e mi è stata vicino in un momento particolarmente difficile, visto che comunque io ero venuta via da casa a 17 anni e per me era stato un po’ traumatico. Abbiamo iniziato a lavorare proprio singolarmente io e lei per un buon periodo. In realtà la vittoria che mi ha emozionato di più è stata quella dell’Europeo, perché per me era il primo step che mi ha fatto credere di poter vincere anche un Mondiale. Successivamente la vittoria al Mondiale è stata proprio la conferma di quello che io già fondamentalmente sapevo”.

Dopo aver vinto l’oro al Mondiale Junior 2018 sei passata definitivamente alla categoria senior. Come giudichi fino a questo momento il tuo percorso nel circuito maggiore?

“Inizialmente, quando sono stata buttata dentro, ho vissuto tutto come sempre, come una ragazzina. Neanche pensavo a quello che stava succedendo, mi limitavo a salire e combattere come avevo sempre fatto. Infatti sono arrivate le prime medaglie perché non mi conoscevano e poi comunque non ero proprio l’ultima arrivata. Dopo ho cominciato a realizzare che non era più un gioco e che a livello senior sei un talento tra i talenti, quindi ci vuole anche quel qualcosa in più. Per me è stato brutto perché a un certo punto mi sono trovata davanti al fatto che non bastava più il mini-talento, ma serviva qualcosa in più che non era dato solo da te stessa e doveva venire da un percorso di crescita. Io non ho mai accettato questo percorso di crescita perché per me tutto doveva arrivare subito. Questo stop mi ha quindi un po’ aiutato a rimettere insieme i pezzi e mi ha permesso di poter ricominciare con una consapevolezza ed una sicurezza diversa, ma soprattutto con molta voglia”.

Su quali aspetti pensi di dover lavorare maggiormente per raggiungere stabilmente il livello delle più forti al mondo nella tua categoria?

Onestamente io ho sempre saputo di essere il peggiore dei miei avversari, quindi il mio aspetto mentale a livello di sicurezza fa tanto. Come ho detto prima, quando ho cominciato a pormi delle domande ho iniziato anche ad avere dei problemi e a far fatica ad ingranare. Comunque in questo mio percorso non è che non ho dimostrato di poter essere ai livelli top, perché ho fatto degli ottimi incontri contro avversarie campionesse del mondo o comunque plurimedagliate ai Mondiali Senior, e le ho anche battute. Il mio problema è soltanto di consapevolezza di quello che posso fare“.

Al momento saresti virtualmente qualificata per la tua prima Olimpiade. Qual è il tuo obiettivo principale in vista di Tokyo?

Per me non ha senso andare ad un’Olimpiade senza vincerla“.

Dopo le Olimpiadi di Tokyo 2021 pensi di rimanere nella categoria 70 kg?

Assolutamente no. Questo è stato uno dei motivi per cui il rinvio dei Giochi è stato abbastanza difficile. Comunque per me mantenere questa categoria è molto complicato, mi sono trovata anche a dover calare di 12-13 kg e non è facile soprattutto per una donna, però l’ho sempre fatto perché ho creduto moltissimo in quello che stavo facendo e che comunque mi avrebbe portato a qualcosa”.

erik.nicolaysen@oasport.it

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Foto: IJF

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