Olimpiadi. Sergej Bubka: il “discolo” volante sul tetto del mondo. Tanti record, un solo oro olimpico


Ci farà invecchiare in fretta!” Amavano dire i genitori di un bimbo robusto, nato a Lugansk, Unione Sovietica, l’attuale Ucraina, il 4 dicembre 1963. Quel bimbo, che a tre anni amava fuggire di casa, a quattro ha rischiato di annegare in un barile di acqua utilizzata per la salatura dei cavoli, a cinque fu salvato dalle bretelle che si impigliarono in un ramo da una caduta dall’albero più alto del suo giardino, si chiamava Serhiy Nazarovych Bubka, per tutti Sergei, e sarebbe diventato l’uomo delle alte quote, il più forte saltatore con l’asta al mondo.

Più forte sì ma poco avvezzo ai grandi appuntamenti, visto che, nonostante il suo dominio nella specialità per quasi un ventennio, nonostante i 35 record mondiali stabiliti nel corso della sua carriera, nella sua casa di Donetsk, in Ucraina, è custodita una sola medaglia olimpica, quella d’oro strappata con i denti a Seul 1988.

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Bubka prese in mano un’asta per la prima volta a nove anni e a 15 si trasferì proprio a Donetsk per allenarsi con il tecnico che lo seguirà per tutta la carriera, Vitalij Petrov. Il mondo dell’atletica internazionale prende contatto con il sovietico nel 1981 quando Bubka si classifica settimo ai campionati europei. Due anni più tardi, nella prima edizione dei Mondiali a Helsinki, Bubka vince il titolo iridato saltando 5.70.

Sarebbe stato uno dei favoriti a Los Angeles nel 1984 ma il boicottaggio del blocco dell’Est lo taglio fuori. Bubka non si perse d’animo e dominò la specialità per i quattro anni successivi, stabilendo nove record mondiali e bissando il successo Mondiale a Roma nel 1987. A Seul Bubka arrivò da grande favorito ma a preoccuparlo era il connazionale Rodion Gataullin, un biondo studente di medicina, capace di infastidirlo in qualche gara di avvicinamento alle Olimpiadi. Bubka entrò in gara a 5.70 e gli servì il secondo tentativo per superare, non senza qualche difficoltà, quella misura che Gataullin aveva scavalcato senza problemi alla prima prova. Yegorov, il terzo sovietico in gara, superò 5.80 e Gataullin riuscì a scavalcare i 5.85.

Bubka fece sistemare l’asticella a 5.90 ma fallì i primi due tentativi. Un terzo errore lo avrebbe spinto fuori dal podio, visto che anche l’americano Earl Bell aveva superato 5.70 al primo tentativo ma Bubka fece leva su tutta la sua potenza e la sua classe e superò l’asticella con almeno sei o sette centimetri di margine chiudendo il conto e vincendo il suo primo e unico oro olimpico.

Quella a cinque cerchi, infatti, da lì in poi fu una vera e propria maledizione per Bubka, nel frattempo diventato ucraino a tutti gli effetti. In particolare a Barcellona, dopo altri quattro anni di dominio assoluto, Bubka si presentò da favorito assoluto, forte di 14 record del mondo indoor e 16 all’aperto. Il primo uomo a salire prima sopra i 6 metri e poi sopra i 6 metri e 10 nella gara olimpica di Barcellona entrò in gara a 5.70 e sbagliò, come a 5.90 a Seul, i primi due tentativi. Bubka, per recuperare tempo e concentrazione, passò a 5.70 e fece mettere l’asticella a 5.75 ma sbagliò clamorosamente anche il terzo tentativo e uscì senza riuscire a superare alcuna misura. Uno smacco per l’ucraino che, nello spiegare la sconfitta, tirò in ballo l’eccessiva tensione sostenendo che i suoi bioritmi, quel giorno, erano i più bassi di tutto l’anno 1992. In realtà pare che ad infastidirlo particolarmente sia stata la protesta ufficiale di Tim Bright, saltatore americano, che durante la gara disse che non voleva favoritismi nei confronti di Bubka il quale, qualche anno dopo, svelò che i due minuti per effettuare il salto non durarono mai così poco come a Barcellona.

Bubka continuò la sua serie di record del mondo e di vittorie mondiali, con gli ori del 1993, 1995 e 1997 ma ad Atlanta 1996 un infortunio lo costrinse al ritiro senza neppure un tentativo. L’ultima partecipazione olimpica di Bubka fu a Sydney 2000 e ancora una volta l’ucraino, che da lì a poco sarebbe diventato uno dei più importanti e potenti dirigenti dell’atletica mondiale, vittima dei troppi acciacchi fisici fallì tre tentativi a 5.70 in qualificazione e vide svanire mestamente il sogno di riuscire a bissare l’oro olimpico di Seul, l’unico di una carriera irripetibile.

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