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Nuoto, Tokyo 2020: quali nazioni saranno favorite e quali svantaggiate dalle Olimpiadi nel 2021



Sarà una rivoluzione per il nuoto a Tokyo 2021? La risposta potrebbe anche essere sì. Perché? Perché è una delle discipline dove da un anno all’altro possono cambiare diverse situazioni, legate a stati di forma, infortuni, ma soprattutto crescita esponenziale di nuovi talenti. Il nuoto da sempre sa lanciare teenagers anche 15enni (Meylutyte di Londra 2012, ma non solo) ai massimi livelli, anche nel giro di pochi mesi.

Lo spostamento di un anno della manifestazione, dunque, chi può concretamente favorire? Sicuramente le nazioni che hanno un bacino d’utenza enorme, quindi in primis Stati Uniti, Cina ed Australia, e poi anche quelle che puntano tanto sul nuoto e sui Giochi in particolare, quali Gran Bretagna, Canada, Giappone (che potrebbe recuperare al top Ikako Rikee, possibile avversaria tosta di Pellegrini sui 200 sl), Corea del Sud. Oggi potremmo anche non conoscere ancora nomi di atleti che magari vinceranno il titolo proprio a Tokyo, fra un anno. Basti ricordare quel che accadde a Rio 2016, con l’esplosione, certo in parte annunciata dai rispettivi Trials, ma non sempre, di Simone Manuel, Penny Oleksiak, Kyle Chalmers, o di quegli atleti che sanno farsi trovare pronti al momento giusto, come Mireia Belmonte Garcia, Rie Kaneto (oggi ritirata), Balandin, Schooling, Di Rado. Si pensi anche a Ledecky a Londra 2012, oro a 15 anni sugli 800 sl. Tutte situazioni che potranno ripetersi fra un anno, quando bisognerà prestare ancora più attenzione ai Trials americani di giugno, che lanceranno nuovi nomi nel firmamento del nuoto.

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Certo, c’è anche il rovescio della medaglia: alcuni degli atleti top non sono più 18enni d’assalto, pensiamo sopratutto a Paltrinieri, Peaty, Seto, Pellegrini, Ledecky, Efimova, King, Kapas, Sjoestroem, Hosszu (classe ’89, un anno in meno di Federica) e quindi può essere che un anno in più sul groppone si faccia sentire (ma non crediamo, trattasi di nuotatori esperti, vincenti, preparati). Lo scopriremo da qui a luglio 2021. E’ evidente che gli Stati Uniti si troveranno a vedere maturare ancor di più atleti che oggi hanno 14-15 anni. L’America è quel posto dove Regan Smith di colpo può cambiare i connotati del dorso: a Rio, nei 200, si nuotava in 2’06” per l’oro (un centesimo meno), a Gwangju 2019 (Mondiali) 2’03”. Un cambio radicale, portato da una sola atleta. Queste saranno le situazioni da monitorare in tutto il prossimo anno, cioè da oggi al luglio 2021.

E l’Italia? L‘Italia ha i suoi atleti top nel pieno della carriera (Paltrinieri, Detti, Panziera, Carraro), verso la fine di una storia gloriosa (Pellegrini, Scozzoli), ma anche giovani cui un anno in più potrebbe giovare parecchio, vedi Quadarella, Pilato (soprattutto), Castiglioni, Martinenghi, Burdisso, Ceccon, tutti i duecentisti di belle speranze e magari altri che neppure conosciamo, adesso.

Morale della favola: è probabile che Stati Uniti ed Australia in primis siano avvantaggiati dal rinvio di un anno dei Giochi, perché si presenteranno a Tokyo 2021 con una formazione ancor più forte (si tenga conto del fatto che solamente sei atleti, tra i Mondiali di Kazan 2015 e i Giochi di Rio 2016, hanno confermato la medaglia d’oro, segno che le Olimpiadi sono preparate spesso in maniera completamente diversa). L’Italia dovrà lavorare al meglio per portare i suoi atleti di punta al top della forma, ma ormai sa farlo, da anni, per cui non siamo preoccupati. Certo, è probabile che Pellegrini, Paltrinieri, Detti e Quadarella, il poker d’assi della Nazionale, si trovi almeno un avversario in più da affrontare nelle rispettive gare di competenza. Questo va messo in conto. Ciò non significa che non possano confermarsi al top mondiale. Molto dipenderà dallo sviluppo dell’annata in piscina, dalle motivazioni, dalla capacità di porsi degli obiettivi a breve termine.

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gianmario.bonzi@gmail.com

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Foto: LaPresse

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