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Marco Galiazzo, tiro con l’arco: “Olimpiadi nel 2021? Un anno in più per prepararci. Serve uno psicologo per aiutare i giovani”



Marco Galiazzo, a 36 anni, è già l’arciere italiano più vincente della storia con un palmares leggendario e ricco di medaglie a livello internazionale. Il padovano classe 1983 dell’Aeronautica Militare, due volte campione olimpico nel tiro con l’arco, ha però ancora fame di vittorie con il prossimo obiettivo fissato nel 2021 ai Giochi Olimpici di Tokyo. L’azzurro però non è ancora qualificato per quella che sarebbe la sua quinta Olimpiade, infatti dovrà lottare per strappare uno dei tre posti ancora a disposizione (dopo il Mondiale 2019) per la gara a squadre maschile nell’ultimo evento globale di qualificazione a cinque cerchi. Il torneo preolimpico di Berlino si sarebbe dovuto disputare a giugno, ma l’emergenza della pandemia ha costretto la Federazione Internazionale a sospendere tutte le competizioni fino a fine giugno. In attesa di capire come e quando si tornerà a gareggiare, Marco Galiazzo ha affrontato diversi temi nella seguente intervista concessa ad OA Sport.

Marco, l’emergenza ha sostanzialmente interrotto la vostra stagione agonistica ancor prima di cominciare con le prime gare nazionali. Come stai trascorrendo questo periodo di quarantena?

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Continuiamo ad allenarci, chi può da 70 metri o al massimo in giardino da 30, aspettando che magari si sappia qualcosa per le gare future”.

Tutte le competizioni internazionali sono sospese fino alla fine di giugno, inoltre sono stati rinviati al 2021 i Giochi Olimpici di Tokyo. Come hai preso la notizia dello slittamento dell’Olimpiade?

Abbiamo un anno in più per lavorare e per farci trovare pronti nel momento più importante”.

Il tuo prossimo obiettivo sarà quello di qualificarti per la quinta volta alle Olimpiadi. Con 3 posti ancora a disposizione nella gara a squadre, quali pensi possano essere le avversarie più pericolose da affrontare nel preolimpico?

Ormai tutto il mondo (ride)… Chiaramente avranno tutti un anno in più per prepararsi, ma dipende anche da quando verrà programmata la gara di qualificazione. Magari sarà l’anno prossimo, ma potrebbe essere anche a settembre, non sappiamo nulla ancora. Possiamo solo aspettare“.

Nel 2019, dopo una stagione all’aperto non esaltante, hai chiuso l’anno in bellezza con un fantastico trionfo nella tappa romana delle Indoor World Series in cui hai battuto in finale il n.1 al mondo Ellison. Ci puoi raccontare meglio il tuo cammino in quel torneo e le emozioni che hai provato vincendo nella gara di casa?

Aver vinto in casa è stato sicuramente un valore aggiunto. In realtà la stagione indoor non avevo intenzione di farla al massimo delle possibilità, infatti continuavo ad allenarmi dai 70 metri e provavo dai 18 metri solo quando potevo, perciò molto poco rispetto a quanto avrei dovuto. Forse è anche quello che mi ha aiutato a tirare bene, perché non aspettandomi niente ho sentito un po’ meno la gara. Non mi ero preparato apposta per quella competizione, però la testa nel tiro con l’arco fa tanto e quindi mi ha aiutato“.

È stato importante a livello psicologico tornare al successo in una gara internazionale, anche se al coperto, per riprendere fiducia?

Assolutamente, le gare indoor continuiamo a farle proprio per mantenerci in allenamento, poi fa sempre piacere sicuramente considerando tra l’altro che Ellison non mi ha mai battuto in uno scontro diretto quando ci siamo affrontati“.

Negli ultimi anni non sono arrivati grandissimi risultati per l’arco olimpico azzurro maschile nelle principali manifestazioni giovanili internazionali: come vedi il futuro della squadra azzurra quando la vostra generazione d’oro abbandonerà le competizioni?

Bisogna lavorare ancora molto. C’è da capire bene di cosa abbiano realmente bisogno le nuove generazioni, perché noi della vecchia guardia siamo usciti tutti in modo diverso: alcuni per caso e altri dopo essere stati seguiti in certi modi. Abbiamo visto però che essere seguiti in determinati modi non rende per le nuove generazioni, forse perché alcuni di loro fanno questo sport più per gioco che per “lavoro” oppure perché pensano solo ad essere i più bravi nel proprio paese e non ad eccellere nelle gare internazionali. Diciamo che magari si accontentano un po’, ma in questi casi serve più uno psicologo di un preparatore“.

Nel corso della tua carriera ti sei tolto delle soddisfazioni immense, scrivendo numerose pagine indelebili della storia del tiro con l’arco italiano. Se dovessi sceglierne una, qual è stata la tua vittoria preferita in assoluto?

Bella domanda, non saprei risponderti… Sicuramente l’Olimpiade (l’oro individuale di Atene 2004, ndr) è una di quelle vittorie che lasciano il segno. Il discorso è che se uno va lì, si allena per vincere e vince allora ha un grande valore, mentre se invece uno va lì per la prima volta senza grandi aspettative è già contento di partecipare. Diciamo quindi che la vittoria del 2012 nella gara a squadre olimpica di Londra è quella che volevamo maggiormente, ci siamo preparati apposta per quella e siamo stati premiati con la medaglia d’oro”.

erik.nicolaysen@oasport.it

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Foto: World Archery

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