Basket, quale futuro per l’Eurolega 2020? Tra cancellazione, ipotesi di recupero e possibili partite in estate



Regna ancora una confusione quasi generale sul destino di tutte (o quasi) le Coppe europee per la stagione 2019-2020 tra basket maschile e femminile: metà delle sei in essere devono ancora scoprire tramite la FIBA se avranno una conclusione a settembre-ottobre, che già ha la Basketball Champions League. I destini di Eurolega ed EuroCup, invece, sono strettamente connessi perché sotto la stessa gestione. Se per la seconda coppa c’è la chance di una Final Eight caldeggiata da molti, ma dai tempi tutti da chiarire, per l’Eurolega il discorso è diverso.

Anche dall’ultimo meeting di due giorni fa è emersa la volontà in seno a Euroleague Basketball di provare in qualsiasi modo a creare scenari alternativi per la conclusione della stagione. El Pais, qualche giorno fa, aveva strappato a Ed Scott, che è direttore delle operazioni e, nei fatti, autentico braccio destro di Jordi Bertomeu, ben quattro piani per la conclusione della stagione di Eurolega. Va detto che, almeno ufficialmente, la cancellazione appare come uno spettro particolarmente lontano, anche a costo di giocare in piena estate. Una sola cosa appare certa: giocare le Final Four nelle date previste (22-24 maggio a Colonia) è quantomeno irrealistico.

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La prima ipotesi vedrebbe un completamento della stagione secondo l’attuale calendario (ovviamente riprogrammato), se rimarranno settimane a sufficienza per poter giocare. La seconda, invece, prevede sempre il mantenimento del fatto di giocare nei palasport delle 18 partecipanti, ma con un calendario più compresso, e dunque con più doppi turni settimanali, a un ritmo che si avvicina a quello della NBA. La terza, invece, è per certi versi basata su un’idea che aveva preso corpo anche negli States: giocare le 78 partite rimanenti in uno o due palasport in una singola città dove si potrebbero completare regular season, playoff e Final Four. La quarta, infine, riguarda un non meglio specificato cambiamento di format.

Il piano, di base, sarebbe quello di dare ai giocatori, in caso di ritorno in campo, tre giorni per rientrare nel Paese di destinazione, i 14 di quarantena, una sorta di preseason della durata di due settimane. Una soluzione, questa, che ha già incontrato i malumori di più d’uno. Altro fattore importante: si dovrebbe andare avanti fino a metà luglio, con tutte le possibili conseguenze in tema di vecchi e nuovi contratti dei giocatori. Un dilemma che ha bisogno di una soluzione, se si riuscirà a trovare anche uno spazio per finire l’Eurolega.

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federico.rossini@oasport.it

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Credit: Ciamillo

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