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F1, la Ferrari esce da Barcellona come la vettura più indecifrabile tra tutte. Tanti i segnali contrastanti ma si può essere ottimisti



I test prestagionali di Formula 1 sono ufficialmente terminati. A Barcellona è calato il sipario dopo sei giornate di intenso lavoro, dove team e piloti sono scesi sul tracciato cercando di ritrovare il giusto feeling in vista dell’ormai imminente primo appuntamento del Mondiale 2020 e testare l’efficacia dell’impegno invernale. Sono stati dei test che hanno lasciato davvero poche certezze, completamente diversi da quelli di dodici mesi fa quando la Ferrari sembrava un’astronave pronta a mangiarsi in un sol boccone tutti gli avversari. I tempi cronometrati sono stati ottimi, lo step prestazionale era ampiamente atteso con le nuove vetture, ma il tutto deve essere inserito in un’atmosfera piuttosto nebulosa dove in pochi, e forse nessuno, ha davvero scoperto le proprie carte.

La SF1000 è nata relativamente bene. Non me ne vogliano i colleghi che hanno già gridato allo scandalo e al titolo già assegnato a Mercedes per via di una straordinaria innovazione quale il DAS certamente è, ma la sensazione è invece che a Maranello si sia lavorato davvero bene su tutti quei punti deboli emersi nel 2019 e che la nuova vettura sia infatti decisamente prestazionale in curva. Naturalmente questo ha comportato una perdita di efficacia aerodinamica, con conseguente decremento della velocità massima, ma il propulsore utilizzato in questi giorni è stato certamente depotenziato e ci sono ottime possibilità dunque che la Ferrari abbia giocato un efficace nascondino di secondo livello dentro al nascondino generale di tutti.

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La cosa che è piaciuta di più di tutte è la capacità di gestire correttamente le gomme nei long-run. Non per ultimo proprio oggi Charles Leclerc ha saputo trovare dei passaggi da brivido anche con pneumatici molto usurati e se la Rossa è stata davvero in grado di ricucire tutto il margine dai rivali sul carico verticale e sulla gestione delle gomme la stagione non può che iniziare sotto i migliori auspici. Attenzione, però, questo non significa che si stia sottovalutando il lavoro e il passo mostrato dagli avversari. E’ indubbio che sia Mercedes che Red Bull abbiano dimostrato in questi giorni di poter andare più forte della Ferrari, e solo all’interno del box si sa quanto margine ogni scuderia possa avere da qui all’Australia.

Sbilanciarsi in previsioni, con questi test, può risultare davvero forviante, come è accaduto l’anno scorso al contrario, tuttavia continua a far discutere l’atteggiamento molto remissivo e visibilmente deluso del team principal Mattia Binotto, reiterato anche nella conferenza stampa di ieri: “Una prestazione da 6 o anche meno per noi, al momento non siamo veloci abbastanza per vincere a Melbourne”. Parole dure e forse anche troppo decise per essere prese sul serio. Tutto starà nel capire il bilanciamento tra il tempo perso sul dritto e quello guadagnato nel tratto misto, ma viste le prestazioni di vetture motorizzate Ferrari come l’Alfa la sensazione di chi scrive è che, soprattutto per l’Australia dove di rettilinei veri ce ne sono pochi, la Rossa sarà decisamente protagonista.

Per ultimo ma non di importanza il discorso affidabilità: nonostante un piccolo problema iniziale con Sebastian Vettel la Rossa e in generale le vetture con il propulsore italiano hanno accusato problemi ridottissimi rispetto, per esempio a Mercedes che non solo ha cambiato qualche unità per delle rotture ma è stata addirittura costretta a non simulare la gara nella giornata di ieri per paure legate a questa tematica. Un bel campanello d’allarme che non può certo lasciare indifferenti a sole due settimane dal via del Mondiale.

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michele.brugnara@oasport.it

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Foto: FOTOCATTAGNI

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