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Volley, Preolimpico 2020. Francia, che cuore: sarà un fattore in Giappone. Serbia, che delusione



C’è chi ha fatto meglio della Francia, sia chiaro. L’Italia vuole vincere il derby con i cugini transalpini anche qui, su un terreno minato, quello delle qualificazioni olimpiche rocambolesche. A Berlino i francesi hanno vinto dopo aver perso due partite su tre nel girone preliminare e dopo essere stata sotto 0-2 e 7-10 nella semifinale con la Slovenia ma l‘Italia seppe fare meglio, in Giappone, nel 2008 contro i padroni di casa. Sotto 1-2 nei set e 17-24 nel quarto parziale, gli azzurri seppero rimontare, regalarsi il tie break e vincerlo 15-7, per poi andarsi a prendere l’argento nel torneo cinese alle spalle del Brasile.

La Francia, dunque, superato questo ostacolo durissimo, con una squadra rimaneggiata e con problemi fisici non indifferenti anche per chi è stato protagonista in Germania, può guardare con fiducia all’Olimpiade che affronterà con il dente avvelenato nel ricordo della bruciante eliminazione al primo turno di Rio, in cui anche l’Italia mise lo zampino, perdendo l’ultima sfida, ininfluente per la qualificazione ai quarti, contro il Canada. A Tokyo Laurent Tillie recupererà l’opposto Boyer ma questo Patry, quello visto in Germania, è già giocatore in grado di reggere i ritmi di sfide stellari. Ngapeth, Kevin Tillie (la sorpresa in negativo di Berlino) e Louati (la sorpresa in positivo) assicurano equilibrio e punti in banda, mentre la coppia Chinenyeze, Le Goff al centro potrebbe essere un fattore molto positivo per i transalpini, sia a muro che in attacco. La seconda parte della sfida con la Slovenia e la sfida con la Germania è un trattato di muro. In aggiunta la presenza rassicurante di Grebennikov nel ruolo di libero darà quel tocco in più ad una squadra che fa della ricezione e della difesa due punti di forza ma che a Berlino non sempre ha tratto il massimo da questi due fondamentali, non certo per colpa del libero di Trento.

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Germania, Bulgaria e Slovenia, tutte squadre allenate da tecnici italiani, escono da Berlino come ci erano entrate: da outsider del movimento del Vecchio Continente. Il voto più alto lo merita la Germania, perché ha disputato un torneo al limite della perfezione fino alla finale, dove sono emersi tutti i limiti tecnici della formazione teutonica che comunque è lì, a ridosso delle più forti in Europa. Un pizzico di rammarico in più e un voto leggermente più basso (ma pur sempre sufficiente) per la Slovenia, che è arrivata ad un soffio dal sogno della finale contro la Francia. Giuliani era riuscito ad imbrigliare benissimo i transalpini ma, sul 10-7 del terzo set, il meccanismo degli sloveni, fin lì perfetto, si è bloccato improvvisamente e clamorosamente e il castello è crollato in fretta, senza possibilità di metterci una pezza. La Bulgaria di Prandi, invece, si sapeva essere squadra poco equilibrata, Sokolov dipendente e quando per la prima volta l’opposto è leggermente venuto meno o calato, i bulgari hanno dovuto alzare bandiera bianca.

La delusione forte si chiama Serbia. Partita con i favori del pronostico, la squadra di Kovac, campione d’Europa in carica, ha toppato clamorosamente l’esordio con la Francia e poi si è incartata nella sfida con una Bulgaria che aveva oggettivamente dei limiti e che era assolutamente alla sua portata. Una debacle che, di fatto, boccia quasi definitivamente la generazione degli Atanasijevic, Podrascanin, Lisinac, Kovacevic che, per la seconda volta consecutiva, non saranno al via del torneo a Cinque Cerchi e otto anni senza Olimpiadi per la squadra che due volte nelle ultime tre edizioni è arrivata in semifinale ai Mondiali, sono un’eternità.

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Foto: FIVB

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