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Tennis, i giovani italiani da seguire nel 2020. Alla scoperta di nuovi Sinner: Musetti, Zeppieri, Nardi e Cocciaretto in pole



Ci saranno diversi giovani di livello da veder crescere in chiave italiana nel 2020, ben oltre la punta dell’iceberg che si chiama Jannik Sinner. Un discorso, questo, che non è soltanto di esclusiva maschile, perché anche tra le donne i segnali lanciati da alcune nostre giocatrici fanno ben sperare. Ma andiamo con ordine.

Oltre la stella di Sinner, ce ne sono altre che potrebbero emergere molto a breve, con differenti percorsi. La prima è quella di Lorenzo Musetti, balzato agli onori delle cronache ancor prima del diciottenne di San Candido perché capace di vincere uno Slam a livello junior, proprio un anno fa agli Australian Open. Quel risultato gli ha consentito di guadagnare la wild card automatica per le qualificazioni di quest’anno. Carrarese, nato il 3 marzo 2002, possessore di un gioco particolarmente vario e fantasioso, che si avvicina particolarmente a quello di Roger Federer e forse ancor più a Stefanos Tsitsipas, è stato spesso poco fortunato nei sorteggi dei Challenger, in cui si è ripetutamente scontrato presto con vari personaggi di spicco (il tedesco Philipp Kohlschreiber, lo spagnolo Jaume Munar, il nostro Stefano Travaglia), pur riuscendo a cogliere una semifinale a Milano e un quarto a Ortisei, che gli hanno consentito di salire al numero 360 del ranking ATP. Tra i successi più importanti, da ricordare quelli con il giapponese Taro Daniel proprio a Milano e con Gianluca Mager a Ortisei. Caratteristica importante è la capacità di scegliere i tornei di categoria più alta possibile, uno snodo necessario per la crescita in questo 2020 (che però non è partito nel migliore dei modi: ha perso al secondo turno a Te Anau, ma si sa che l’inizio dell’anno tende spesso a rimescolare varie carte in tavola). In molti gli prospettano un bel futuro, e forse, per lui come per altri, il fatto di avere giocatori italiani di grande successo davanti a togliergli pressione può essere solo un bene.

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In molti lo hanno spesso considerato all’ombra di Musetti, ma Giulio Zeppieri non è certo da meno. Il ranking attuale è appena più basso di quello di Musetti (381), e se l’è costruito con una serie di risultati importanti, tra cui la semifinale al Challenger di Parma, torneo nel quale ha battuto al secondo turno Paolo Lorenzi quando era ancora nei primi 100, oltre che lottando con numerosi giocatori di spicco (l’australiano Thanasi Kokkinakis, che rimane tale al di là degli infortuni e dei problemi di natura varia, l’argentino Federico Delbonis, e lo stesso Stefano Travaglia). Il tutto dopo aver raggiunto la semifinale agli Australian Open juniores, in cui soltanto il suo connazionale l’ha fermato. Del suo tennis sono importanti la prima di servizio, già spesso oltre i 200 km/h (ma con una continuità che per sua stessa ammissione può essere migliorata), e il rovescio, suo colpo preferito in tutte le sua sfumature, mentre il dritto è più in costruzione. Romano, nato il 7 dicembre 2001, è rimasto un po’ nell’ombra del suo amico (che vale definire rivale soltanto in campo, perché fuori hanno condiviso e continuano a condividere numerosissime esperienze), ma pare anch’egli destinato ad avere un bel futuro davanti.

Dei diversi talenti del tennis azzurro, uno che ha fatto molto parlare è stato anche Luca Nardi, classe 2003, di Pesaro. La sua notorietà è dovuta al fatto che nel 2018, nel momento in cui ha superato nel torneo ITF da 15.000 dollari di Sassuolo il cileno Bastian Malla (773 ATP al tempo), si è guadagnato il suo primo punto sul circuito maggiore, diventando in quel momento il più giovane giocatore classificato. Nel 2017 è riuscito a vincere Les Petits As, torneo che si gioca a Tarbes, in Francia, riservato a ragazzi tra i 12 e i 14 anni e che nell’elenco dei trionfatori ha Richard Krajicek, Michael Chang, Juan Carlos Ferrero, Richard Gasquet, Rafael Nadal e Frances Tiafoe al maschile, Anke Huber, Martina Hingis, Kim Clijsters, Dinara Safina, Jelena Ostapenko e Bianca Andreescu tra le donne (senza contare i nomi di altri finalisti: Magnus Norman, Fernando Gonzalez, Andy Murray, Lindsay Davenport e Justine Henin). Nel 2019 è stato fermato da qualche problema di schiena che lo ha rallentato, ma ha fatto in tempo a iniziare ad assaporare l’aria degli Slam junior in modo serio. Chiaramente in questo 2020 lo si vedrà giocare spesso tra gli Under 18, ma non sarebbe una sorpresa vederlo comparire in qualche tabellone di Futures.

Non si vive di solo tennis maschile, però: al femminile, infatti, ci sono buoni segnali dopo che, per un motivo o per un altro, praticamente tutta la generazione successiva a quella di Sara Errani (la più giovane, e tuttora attiva, dell’era d’oro) è finita con carriere decollate tardi, rimaste impantanate nei tornei minori o prede di problemi che con la racchetta non hanno assolutamente niente a che fare. Proprio nell’ispirazione della bolognese (che la sostiene da tempo) nasce la speranza di Elisabetta Cocciaretto, 19 anni il 25 gennaio, che dopo i validi risultati nei tornei junior (semifinale degli Australian Open 2018), è andata avanti un po’ in sordina, complice anche l’anno della maturità. Conseguita quest’ultima, i risultati hanno fatto un salto nell’iperspazio in perfetto stile Millennium Falcon: qualificazioni superate al WTA di Palermo con annessa battaglia contro la slovacca Viktoria Kuzmova, tre tornei ITF vinti, altre due finali e due semifinali. In breve, a fine aprile era numero 780 del mondo, e ora inizia l’anno da numero 178 WTA dopo aver toccato la posizione 167. A conti fatti, sono oltre 600 posti in otto mesi, un balzo per pochi. Umiltà, solidità da fondo e sempre maggiore capacità di imporsi in personalità sono le sue caratteristiche: avendo da difendere pochissimi punti da qui a luglio (neanche dieci), peraltro, la prosecuzione su questa lunghezza d’onda non le impedirebbe di certo di tentare l’assalto rapido alle prime cento.

Per cercare altri talenti in erba che possono lasciare speranze al femminile, occorre scendere nel ranking fino al numero 712: è lì che si trova Lisa Pigato. 16 anni, bergamasca, ha già accumulato una certa esperienza a livello ITF, dove nella seconda metà del 2019 è riuscita a mettersi in luce nei tornei da 15.000 dollari, la base della piramide tra ITF e WTA. Da settembre ha vinto a Tabarka, in Tunisia, e poi anche a Heraklion, in Grecia (benché quell’ultimo atto non si sia giocato causa ritiro prima di scendere in campo di Melania Delai). Per lei ci sarà almeno un altro anno di alternanza tra tornei junior e ITF, cosa del tutto comprensibile alla sua età, tanto più che da quando Jennifer Capriati ha squassato il mondo del tennis femminile la WTA ha imposto un limite di tornei fino ai 18 anni, che è proprio il genere di situazione che in più di un’occasione ha limitato il potenziale della promessa per eccellenza del tennis mondiale, Coco Gauff. Della citata Delai, 17 anni, si parla invece da leggermente più tempo, anche se i risultati migliori li ha offerti più alla fine dell’anno appena passato, con un paio di buoni risultati a livello ITF (la citata finale mai disputata a Heraklion e la semifinale in un torneo successivo sempre nella stessa città). A livello junior, quest’anno, ha fatto molto bene in molti tornei Grade 2, che sono l’anticamera di Grade 1 e Grade A (Slam e Trofeo Bonfiglio).

federico.rossini@oasport.it

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Foto: Roberta Corradin / LivePhotoSport.it

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