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Giro d’Italia 2020: il percorso a confronto con quello del Tour de France. Corsa Rosa più lunga e con più km a cronometro



Giro d’Italia e Tour de France 2020, le due gare a tappe principali della stagione ciclistica, sono finalmente nate. I percorsi, da poco presentati, hanno pochissimi punti in comune e sono adatti a corridori diversi. La Corsa Rosa presenta frazioni mediamente più lunghe, basti pensare che, pur avendo tre prove contro il tempo nel tracciato al fronte di solo una prevista in quello della Grande Boucle, il chilometraggio complessivo della gara nostrana è di 200 km superiore. Dall’altra parte delle Alpi, però, rispondono con una serie di salite probabilmente un po’ più dure disseminate lungo il tracciato.

La Corsa Rosa sarà gara per corridori completi. Richiede grandi doti di fondo per superare senza crisi le varie tappe di montagna che presentano chilometraggi superiori ai 200 km (tutte quelle presenti nella terza settimana ndr.), buone qualità sul passo necessarie per non affondare negli oltre 60 km a crono e la capacità di difendersi in frazioni appenniniche molto tortuose, perfette per le imboscate. Alla Grande Boucle, invece, ciò che conterà realmente sarà andare forte in salita, mantenendo un rendimento costante lungo l’arco delle tre settimane. Anche la prova contro il tempo, infatti, presenta l’arrivo in quota (alla Planche des Belles Filles, non proprio un cavalcavia).

Sui social e sui forum si sprecano i confronti, coi tifosi indecisi nello stabilire qual è la corsa a tappe più dura. Ma il termine in questione, “duro”, è per la verità molto vacuo, in questo caso. Sono corse partorite partendo proprio da principi diversi. Il Giro guarda all’antico, osando tanto, ma non troppo nel suo tentativo di assomigliare alle corse a tappe di tre settimane d’un tempo. Ci sono un buon numero di chilometri a crono, ma non ancora paragonabile a quanti ne vedevamo una ventina d’anni fa, mentre per la prima volta da tanto tempo assistiamo a un aumento di tappe dure over 200 km, in netta controtendenza rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni. Sarà una gara logorante, ove ai corridori verrà richiesto di recuperare, giorno dopo giorno, da sforzi prolungati. Poche le salite veramente dure e tutte piazzate lontano dal traguardo, nel tentativo di creare delle situazioni per cui la corsa si infiammi già a 50/60 km dalla meta.

Il Tour, invece, continua a rinnegare il suo passato e si propone in una nuova veste, che può ricordare vagamente quella della Vuelta. Tanta salita, tra cui ascese mai affrontate prima, frazioni di montagna esplosive e non lunghissime e poca cronometro. Una gara senza attimi per respirare che punta sui colpi di scena e sulle prestazioni che in singoli possono sfornare sulle varie erte. Sicuramente c’è più spazio, rispetto al Giro, per conquistare una tappa in solitaria facendo il vuoto nel finale. Le ascese che saranno sede d’arrivo della Corsa Rosa, Etna, Piancavallo, Madonna di Campiglio, Laghi di Cancano e Sestriere, non sono minimamente paragonabili ad alcuni colossi che vedremo in Francia come il Pas de Peyrol e, soprattutto, il Col de la Loze.

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Da un lato, dunque, un Giro per corridori come Primoz Roglic, Tom Dumoulin, Geraint Thomas. Gente che può guadagnare a cronometro e gestire in salita, con l’obbligo, ovviamente, di non calare nella terza settimana e di riuscire a recuperare in breve tempo dagli sforzi richiesti dalla frazioni più lunghe. Dall’altro, invece, un Tour cucito dal sarto per corridori come Bernal e Pinot che nelle prove contro il tempo sanno difendersi, ma che il meglio lo danno in salita. In Italia sarà importante mantenere wattaggi costanti lungo le tre settimane, in Francia, invece, probabilmente la spunterà chi saprà toccare i picchi più elevati.

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Foto: Valerio Origo

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