Mario Lambrughi: “Atletica in crisi? Colpa del sistema dei corpi militari. Giovani spremuti e soldi pubblici spesi male”


ESCLUSIVA OA SPORT – Mario Lambrughi va considerato come un emergente dell’atletica italiana. Classe 1992, nella passata stagione è sceso per la prima volta sotto i 49″ nei 400 hs: il suo 48″99 vale la quarta miglior prestazione nazionale di sempre. Un’annata partita benissimo e poi compromessa da uno strappo muscolare al bicipite femorale destro, cui ha fatto seguito una fastidiosa fascite plantare che ha impedito al lombardo di prendere parte agli Europei di Berlino.

Con Lambrughi abbiamo analizzato i mali da cui l’atletica azzurra è afflitta ormai da una decade (e di cui parleremo più diffusamente in un’intervista successiva). Il 26enne biassonese ne ha individuato uno in particolare: il sistema di assunzione nei corpi militari.

L’ostacolista ha cominciato raccontando la sua situazione attuale: “Da quattro anni sono tra i primi 20 in Italia all’interno di una classifica che tiene conto delle prestazioni di tutte le discipline. Lo stesso vale anche per Lorenzo Vergani, mio compagno di Nazionale. Eppure non siamo in nessun corpo militare. Il problema è che il sistema favorisce eccessivamente i giovani. I concorsi per l’ingresso nelle forze armate privilegiano gli juniores, perché possono acquisire i punti necessari sia partecipando alle gare giovanili sia a quelle seniores. Su tutto questo la Federazione non ha alcun potere decisionale e non può farci nulla“.

Lambrughi entra poi nello specifico del sistema: “All’interno troppo spesso si trova gente che ha ben poche possibilità di competere in ambito internazionale e, sebbene ne siano essi stessi consapevoli, non si può dare loro la colpa. Secondo me, in questo modo, vengono spesi male tanti soldi pubblici. Al momento ci sono 150 militari dell’atletica, ma io e Vergani, che siamo tra i primi 20 in Italia ormai stabilmente da più di 3 anni, non ne facciamo parte“.

Perché dunque tanti giovani ottengono le prestazioni migliori della carriera prima dei 20 anni, salvo eclissarsi in un’aurea mediocritas perpetua? E’ ancora il brianzolo a spiegarcelo: “Ultimamente c’è sempre più competizione tra i corpi militari, i quali cercano di accaparrarsi gli atleti in età sempre più giovane, spesso anche a 17-18 anni. Tanti atleti, come nel mio caso, possono però maturare più tardi e forse è anche un bene. Invece tanti ragazzi danno tutto in quella fase perché sanno che c’è in gioco un guadagno, uno stipendio fisso. La competizione per entrare in un corpo militare è incredibile, la concorrenza spietata: per questo i giovani devono dare il massimo e, di fatto, vengono spremuti molto. Dopo è quasi inevitabile che le motivazioni vengano a mancare, soprattutto se ti sei impegnato per un mero fine economico e non per un reale amore nei confronti di questo sport“.

Lambrughi propone dunque una soluzione per modificare un sistema, a suo dire, poco efficiente sotto il profilo dei risultati: “Per me andrebbero cambiate le tabelle dei punteggi nei concorsi militari, impedendo l’arruolamento di atleti che, seppur promettenti, non hanno dimostrato di essere competitivi a livello senior: ad esempio, non dico facendo, ma almeno avvicinandosi ad un minimo olimpico. La meritocrazia dovrebbe venire premiata“.

federico.militello@oasport.it

 

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