Wimbledon 2018: semifinali maschili, Djokovic-Nadal al capitolo numero 52, Anderson-Isner per la sfida dei lunghi

Da una parte ci sono 31 Slam, più di 1700 vittorie in carriera, 147 titoli di singolare e cinque vittorie a Wimbledon. Dall’altra, ci sono due giocatori alla ricerca della prima finale ai Championships, nonché di legittimazione delle loro carriere, ognuno per motivazioni diverse. Le semifinali maschili di Wimbledon potrebbero racchiudersi tutte qui, ma non sono solo numeri, non sono un puro confronto di palmares.

Primi a scendere in campo, nella sfida dei giganti in altezza, saranno Kevin Anderson (203 centimetri) e John Isner (205 centimetri). Il sudafricano viene da un torneo in cui mai è stato in campo meno di un’ora e 56 minuti, ma soprattutto arriva dalla rimonta realizzata contro Roger Federer da due set (e match point) sotto. L’uomo che in tanti avevano bollato come “finalista casuale” degli US Open sta dimostrando che tanto casuale poi non lo è, se è arrivato fin qui sui prati battendo anche il giardiniere più attento del lotto e se ha, in ogni caso, fatto risultati con continuità nell’arco dell’anno. Rimane un dubbio piuttosto palese: sarà riuscito a smaltire in maniera degna oltre 4 ore di battaglia sul Court 1? La risposta gliela fornirà un John Isner all’apice della sua parabola tennistica. Dopo tante apparizioni agli ottavi e un quarto di finale agli US Open nel 2011, Isner si è finalmente trovato dalla parte giusta della storia. Che fosse in forma lo si era compreso, dopo lo spavento preso con Bemelmans al secondo turno, nel match contro l’astro nascente Tsitsipas, regolato facilmente in tre set. Ha dimostrato di esserci ancor di più nel quarto contro Raonic, in cui, dopo due set di solo servizio, il canadese s’è un po’ disunito, lui no e ne ha approfittato per mettere insieme tre break decisivi. Il compito di Anderson non sarà facile già solo per un motivo: Isner non ha mai perso il servizio in tutto il torneo e ha messo a segno non meno di 160 ace. Si prospetta, comunque, un match equilibrato (anche se Isner, dalle dichiarazioni, tutto si considera meno che favorito).

Secondi a scendere in campo, nella sfida dei giganti in palmares, saranno Novak Djokovic e Rafael Nadal. Si tratta di un match per il quale l’attesa è ormai alle stelle, il 52° capitolo di una rivalità che ad oggi vede in vantaggio il serbo per 26-25. Djokovic parte senz’altro in vantaggio anche nelle presumibili energie rimaste in corpo, giacché quattro set (e due ore e mezza) contro Nishikori quasi scompaiono di fronte al titanico sforzo compiuto dal mancino di Manacor per riuscire a battere Del Potro al termine di quasi cinque ore di battaglia. Pur conoscendo la capacità di recupero di Nadal, è difficile non pensare che l’ago della bilancia, ad ora, si sia spostato dalla parte del serbo. Forse non è ancora il RoboNole dei giorni migliori (basta vedere il breve momento in cui si è disunito contro Nishikori, lasciando per strada il secondo set), però sembra tornato a livelli che non gli si vedevano da tanto tempo, almeno dal Roland Garros 2016. A Wimbledon è cominciata la sua discesa, con la sconfitta al terzo turno per mano di Sam Querrey, a Wimbledon potrebbe concretizzarsi il suo definitivo ritorno sulla scena. Tutto dipenderà, chiaramente, dall’opinione e dalla condizione di un Nadal mai tanto avanti a Wimbledon dal 2011, quando proprio Djokovic, nel primo dei suoi due anni mirabili, si è frapposto fra lui e il terzo trionfo sui prati. Vincendo questo incontro, Djokovic si isserebbe virtualmente al numero 11 delle classifiche mondiali, che diventerebbe numero 10 in caso di successo finale. Per Nadal, invece, l’occasione è buona per staccare ampiamente Federer e mettere al sicuro un mediamente ampio margine di vantaggio tra sé e lo svizzero.





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Foto: Alessio Marini

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