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Alexander Zverev ha vinto uno Slam senza affrontare top10: non accadeva da 9 anni
Con la vittoria di Alexander Zverev al Roland Garros 2026, dopo 9 anni si ripresenta una casistica particolare: quella di un vincitore Slam che ce l’ha fatta senza affrontare alcun top 10 all’ultima classifica stilata prima dell’inizio del torneo. Un dato, questo, che riporta a casi davvero rari e isolati, il più recente di tutti capitato agli US Open 2017.
E non a un giocatore qualsiasi, ma a Rafael Nadal, mister 22 Slam di cui 14 a Parigi. Il tabellone in teoria più “facile” al maiorchino capitò proprio quell’anno a New York. Era numero 1, e affrontò giocatori senz’altro di interesse, ma che al tempo avevano una classifica molto diversa da quella massima ancora da raggiungere o già raggiunta. Al primo turno sconfisse il serbo Dusan Lajovic, al secondo il giapponese Taro Daniel, al terzo l’argentino Leonardo Mayer e agli ottavi l’ucraino Alexandr Dolgopolov. Poi, nei quarti, il russo Andrey Rublev, ancora in crescita, e in semifinale una versione di Juan Martin del Potro che stava risalendo, ma in quel momento era numero 24 del mondo (ma con lo scalpo di Federer). In finale batté il sudafricano Kevin Anderson, che il picco l’avrebbe vissuto l’anno successivo con la finale di Wimbledon.
Il caso più particolare, invece, capitò agli Australian Open 2002, noto come lo Slam più pazzo della storia (anche più di questo Roland Garros). Sia chiaro: allo svedese Thomas Johansson non mancarono nomi importanti da battere. Ripercorriamoli tutti: al primo turno lo spagnolo Jacobo Diaz, al secondo l’austriaco Markus Hipfl, al terzo il marocchino (e grande personaggio) Younes El Aynaoui, agli ottavi il rumeno Adrian Voinea, ai quarti il connazionale (e nel 2006 semifinalista a Wimbledon) Jonas Bjorkman e in semifinale il ceco Jiri Novak, altro giocatore importante di quegli anni. In finale, poi, sconfisse Marat Safin che, al tempo, era appena fuori dai 10: numero 11 anche se testa di serie numero 9.
Ci sono stati poi tre Australian Open particolari, quelli dei primi Anni ’80. Un’epoca in cui in Australia si andava a dicembre, e dove erano pochi i big a fare il grande viaggio. Questo favorì degli Slam non proprio ricchi di top ten, anzi. E fu per questo che nessuno tra i primi dieci fu affrontato da chi ha vinto tra il 1980 e il 1982, in un’occasione Brian Teacher e nelle altre due Johan Kriek (che, tra il 1981 e il 1982, cambiò anche bandiera passando dal Sudafrica agli USA in quanto, nel frattempo, nell’agosto 1982 aveva ottenuto proprio la cittadinanza americana). Ma erano anche tabelloni diversi, a 64 e 96 giocatori. Nell’accezione moderna, in sostanza, Zverev si compara a Johansson 2002 e a Nadal 2017. E con lo svedese condivide il fatto di aver vinto il suo primo Slam senza affrontare top ten.
Gli avversari di Zverev, in ordine, sono stati il francese Benjamin Bonzi, il ceco Tomas Machac, il francese Quentin Halys, l’olandese Jesper de Jong, lo spagnolo Rafael Jodar, il ceco Jakub Mensik e appunto Flavio Cobolli. Gli ultimi quattro, peraltro, con una caratteristica comune particolare: erano tutti per la prima volta a quello stadio di uno Slam.
