Sci Alpino, Giuliano Razzoli rischia le Olimpiadi. Parte da Zagabria la rincorsa disperata a PyeongChang 2018

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Saranno i tecnici a prendersi la responsabilità. Dovranno scegliere chi, in quel momento, avrà maggiori possibilità di andare a medaglia. Non vogliamo che qualcuno punti a fare risultato a novembre, rischiando di arrivare a febbraio fuori forma“. Con queste parole Flavio Roda, presidente della FISI, presentò la stagione dello sci alpino all’inizio del mese di ottobre a Milano, con riferimento alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018. Dichiarazioni che tornano di moda all’inizio del 2018, con il countdown verso l’appuntamento a cinque cerchi che prosegue inesorabile. Nelle ultime settimane l’Italia ha aggiustato la rotta di una stagione cominciata non benissimo: i nomi però sono sempre i soliti e tra i grandi assenti continua a figurare Giuliano Razzoli.

Nell’anno olimpico ci si attendeva di più da lui, ultimo azzurro a conquistare un oro nello sci alpino nello slalom di Vancouver 2010. Il 33enne reggiano viene da anni difficili e tormentati a livello di infortuni, in cui non è stato in grado di mantenersi tra i migliori della specialità che lo vide trionfare in Canada. L’ultima tegola in ordine di tempo è stata la rottura del crociato anteriore nel gennaio 2016: un colpo durissimo per il morale dell’azzurro, che però ha trovato la forza di reagire e ritornare in maniera convincente all’inizio del 2017. Quei pochi risultati (5° nel City Event a Stoccolma, 11° alle finali di Aspen) facevano ben sperare in vista di questa stagione.

Le attese, però, sono state ben presto spazzate via dai risultati negativi. Dopo il debutto stagionale a Levi (fuori dai 30 nella prima manche), Razzoli si è ripresentato a dicembre provandoci anche in Coppa Europa ma senza riuscire mai a concludere la gara, finendo a volte fuori anche nella prima discesa, come nei Campionati Italiani di Bormio di qualche giorno fa. L’età avanza inesorabilmente, la brillantezza cala in maniera inevitabile, oltre al fatto che il ginocchio operato non sembra dargli pace. Tutti fattori che, stando ai risultati e alle parole di Roda, potrebbero portarlo sempre più lontano dai Giochi Olimpici. Serve un colpo di coda da campione, l’ultimo acuto di un ragazzo capace di issarsi sul gradino più alto del podio olimpico. Perché non provarci già da Zagabria, là dove la vittoria del 6 gennaio 2010 fece da preludio all’impresa di Vancouver?

 





 

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alessandro.tarallo@oasport.it

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