Rugby, Test Match novembre 2017: poco da salvare nella performance degli azzurri con il Sudafrica, si guarda avanti



Tanta stanchezza e poche idee. Questa volta c’è davvero poco da salvare nella prestazione della nazionale italiana di rugby, che ieri a Padova è stata sconfitta per 35-6 nell’ultimo dei tre Test Match di novembre dal Sudafrica. Gli azzurri, schierati da Conor O’Shea con un XV simile alle passate uscite, non hanno saputo mantenere il livello alto per 80’, subendo una squadra fisica e di classe come quella degli Springbooks.

“È sempre molto difficile descrivere una partita così. Semplicemente c’è da dire che quest’oggi il Sudafrica è stato migliore di noi” ha aperto così la conferenza stampa Conor O’Shea che ha preferito non nascondersi dietro ad un dito. Difficile infatti trovare qualcosa da salvare della prestazione degli azzurri, reduci dal capolavoro di dodici mesi fa a Firenze quando riuscirono addirittura a vincere con i sudafricani. I primi 10’ sono stati eccellenti, ma anche lì si sono viste le solite difficoltà nel riuscire a centrare il bersaglio grosso, provando sempre a portare a casa il macinato con i piazzati di Carlo Canna. Lo strapotere fisico degli Springbooks ha fatto malissimo praticamente in ogni fase del gioco alla compagine tricolore: a partire dalla mischia, passando per la touche.

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“Sappiamo perfettamente dove vogliamo andare, all’interno di un gruppo che si sta allargando. Non per ripeterci ma lungo il nostro viaggio ci saranno dei momenti buoni e altri meno, ma questo è un gruppo che sta crescendo. La settimana scorsa probabilmente con dieci minuti diversi contro l’Argentina potevamo vincere, così come potevamo perdere anche con le Fiji ed invece abbiamo vinto. Vedremo al termine della Coppa del Mondo a che punto saremo, ad oggi insieme a Conor e ai ragazzi siamo convinti di essere sulla strada giusta”. Discorso più aperto verso il futuro quello nelle dichiarazioni di capitan Parisse: l’uomo con più classe della selezione tricolore (ieri l’ha dimostrato con delle giocate davvero uniche) si è preso la responsabilità di mettersi sulle spalle la squadra per provare a trascinare i più giovani compagni verso risultati importanti. Da sottolineare c’è l’esordio positivo di alcuni uomini come Giovanni Licata, nel XV iniziale ieri senza nessuna paura pronto a placcare i fenomeni sudafricani e a fare metri con l’ovale tra le mani.

Ora l’attenzione si sposterà sui club: ci sarà da confermare il buon inizio di stagione da parte di Zebre e Benetton Treviso, le maggiori fonti di giocatori per la nazionale che tornerà in scena in primavera. C’è un Sei Nazioni da giocare e un cucchiaio di legno da evitare.

 





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Foto: Lorenzo Di Cola

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