Italia-Svezia, Ritorno Play-off Mondiali 2018: azzurri ad un bivio storico. O la Russia o la Grande Vergogna

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Novanta minuti, forse qualcosa in più se consideriamo il recupero. Questo è quanto dobbiamo aspettare per capire se la nostra Nazionale di calcio sarà in grado di qualificarsi o meno per i prossimi Mondiali di Russia 2018. Siamo a un bivio, o tutto – che sarebbe poi la normalità – o niente, un niente a cui non vogliamo pensare, sessant’anni dopo l’ultima volta. Tanto è passato dal 1958, primo e finora unico Mondiale calcistico a cui l’Italia non è riuscita a qualificarsi, e francamente tutti vorremmo che questa striscia non si interrompesse proprio stasera contro la Svezia. Gli azzurri sono chiamati a rimontare l’1-0 dell’andata, maturato grazie a un gollonzo di Johansson che è riuscito a battere Buffon aiutato da una fortuita deviazione di De Rossi.

Cosa serve agli azzurri per vincere? Sulla carta, a livello tecnico, le due Nazionali sono agli antipodi. Forse il solo Forsberg sarebbe l’unico giocatore svedese che potrebbe essere titolare nella nostra Nazionale, non fra le più forti selezioni azzurre della storia ma sicuramente di caratura molto superiore a quella scandinava. Il problema degli azzurri, ora, sembra principalmente mentale. L’Italia è rimasta con la testa al Bernabeu, quando a inizio settembre subì il 3-0 dalla Spagna che di fatto sancì la nostra partecipazione ai playoff. Da quel momento, gli azzurri sono sembrati incapaci di reagire: il gioco è scomparso, i gol sono nati solamente da iniziative dei singoli, sono arrivati i pareggi con Macedonia e la soffertissima vittoria con Israele, oltre alla sconfitta per 1-0 dell’andata a Stoccolma. San Siro, in questo senso, sarà sicuramente un bell’aiuto per Buffon e compagni, ma la reazione dovrà partire da ogni giocatore che scenderà in campo. Coraggio è la parola chiave. Se gli azzurri metteranno in campo la convinzione che la maggior parte di loro mostra nel proprio club di appartenenza, sicuramente assisteremo a un match molto diverso da quello dell’andata.

E Ventura? Il ct era quasi in lacrime dopo la trasferta svedese, quasi impotente davanti a una situazione che sembra davvero essere più grande di lui, che in carriera non ha mai affrontato match di tale importanza a livello di club. Davanti alle telecamere, ieri, con Buffon, è sembrato però avere un’aria diversa. Le scelte tattiche, il modulo e soprattutto il gioco non hanno convinto in questi due anni: l’Italia è sempre ferma, molto lenta nella circolazione, non riesce mai a sfruttare il contropiede e sembra non avere mai il coraggio di rischiare una giocata in verticale, preferendo sempre un comodo appoggio orizzontale, quasi uno scarica barile fra i giocatori azzurri, incapaci di prendersi responsabilità. Più che dal punto di vista del modulo – perché nel calcio uno schema è sempre fine a se stesso, a far la differenza è sempre il modo di interpretare le situazioni di possesso e non possesso palla – Ventura dovrà far leva sulla testa dei giocatori. C’è bisogno di qualcuno che si prenda la responsabilità di un passaggio rischioso, un dribbling o una giocata – solo Chiellini a Solna ci ha provato, non esattamente il nostro giocatore più dotato tecnicamente – soprattutto perché l’avversario che abbiamo di fronte predilige affrontare situazioni di cross o lancio lungo, data la grande stazza fisica dei centrali, andando invece in seria difficoltà se sfidato all’uno contro uno o se attaccato in velocità.

L’1-0 è un risultato molto difficile da ribaltare, soprattutto in un playoff Mondiale: mai nessuno infatti ci è riuscito nella storia delle qualificazioni europee. Già, la storia. Forse sarà proprio questa, oltre a coraggio, la parola chiave della sfida di stasera. Gli azzurri e il ct Ventura sono chiamati a scegliere la porta da cui entrarvi. Da una parte c’è un biglietto per la Russia, da ottenere ribaltando un risultato mai rimontato da nessuno, dall’altra un posto dritto nella memoria calcistica collettiva di un Paese pronto a bollare per sempre questa Nazionale e il suo ct come i peggiori di ogni epoca. Stasera, a San Siro, serve l’impresa: coraggio azzurri!





andrea.voria@oasport.it

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Foto: Twitter Euro 2016

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