Tour de France 2017: Fabio Aru stacca Chris Froome ed è maglia gialla! Tappa a Bardet, classifica apertissima

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Fabio Aru in maglia gialla: questo il verdetto della dodicesima tappa del Tour de France 2017, 214 chilometri da Pau al Peyragudes con tante salite nel finale. Lo spettacolo, se così lo vogliamo chiamare, si è ridotto agli ultimi 300 metri, che però sono stati sufficienti a Romain Bardet, Rigoberto Uran e Aru di salire sul podio di giornata in quest’ordine, mentre Chris Froome ha lanciato dei segnali non certo positivi.

20 chilometri di scatti e controscatti, prima della formazione della fuga di giornata, molto interessante per gli uomini presenti. Al termine di una prima fase di corsa molto veloce, si sono avvantaggiati Cyril Gautier (Ag2r La Mondiale), Koen De Kort (Trek – Segafredo), Jack Bauer, Marcel Kittel (Quick-Step Floors), Nils Politt (Katusha – Alpecin), Stefan Kung (BMC), Diego Ulissi (UAE Fly Emirates), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Imanol Erviti (Movistar), Michael Matthews (Team Sunweb), Stephen Cummings (Dimension Data) e Julien Simon (Cofidis). Matthews e Kittel si sono ovviamente dati battaglia per il traguardo volante e l’australiano ha vinto lo sprint, anche se per soli pochi centimetri rispetto al rivale in maglia verde.

Il gruppo principale, come da copione guidato dal Team Sky, ha lasciato un margine di circa 6′ agli attaccanti, tenendo sempre Chris Froome nelle prime posizioni mentre le altre squadre si sono tenute nascoste in gruppo. La prima fase di corsa è trascorsa senza particolari scossoni, e il gruppo si è avvicinato alle salite di giornata. Michael Matthews è passato in testa sul Col de Menté, prima vera asperità di giornata, davanti a De Gendt, mentre il gruppo è transitato a circa 4’30”, sempre con andatura regolare.

Ancora prima dell’inizio ufficiale del Port de Balès, dal gruppo della maglia gialla hanno attaccato in coppia Maxime Bouet e Brice Feillu (Fortuneo-Oscaro), per provare a riportarsi sugli attaccanti e rientrare nella lotta per il successo di tappa. Il Team Sky non è parso infastidito da questo comportamento e in breve tempo hanno guadagnato un buon vantaggio. Poco dopo, in testa alla corsa sono rimasti solo Bauer, Gautier, Küng, Simon, De Gendt e Cummings a causa dei primi cambi di ritmo, mentre Diego Ulissi ha alzato presto bandiera bianca, sintomo di una condizione probabilmente non ottimale.

La vera selezione è avvenuta, sia in testa alla corsa che in gruppo, nella seconda parte del Balès. In primis ha attaccato De Gendt, ripreso e poi lasciato su posto da Cummings, che poi ha impostato un passo molto alto per andare a cercare il successo di tappa. In gruppo invece, hanno attaccato Warren Barguil (Team Sunweb) e Alberto Contador (Trek-Segafredo), che nonostante la crisi dell’altro giorno ha voluto saggiare la propria condizione e il gruppo. Kwiatkowski, in testa al trenino del Team Sky, non gli ha mai lasciato più di 50 metri ed è andato a riprendere loro due e Feillu, che non è stato in grado di dare continuità all’attacco precedente. In ogni caso queste prime scaramucce hanno favorito una netta scrematura e nel gruppo dei migliori sono rimasti in 15 circa. Tra questi, assente Jakob Fuglsang: il danese dell’Astana non ha tenuto il ritmo, probabilmente complice anche l’infortunio subito ieri al polso.

Il campione britannico della Dimension Data ha mantenuto il distacco in discesa e ai piedi della salita finale è arrivato con circa 2′ di vantaggio sul resto del gruppo, che ha pagato un piccolo rallentamento sulle prime rampe a causa di un dritto di Froome e Fabio Aru (Astana), che però non ha portato ad alcuna conseguenza per entrambi. A parte questo, però, sulla salita è successo poco: il ritmo di Kwiatkowski e Nieve ha riportato il gruppo dei migliori su Cummings, ma non ci sono attacchi di alcun genere e tipo, con Aru e Romain Bardet (AG2R La Mondiale) sempre in scia di Froome. L’unico a pagare il ritmo, tra i big, è stato Nairo Quintana (Movistar), staccato nei primi chilometri, mentre Contador ha pagato negli ultimi metri.

A 5 chilometri dal traguardo è iniziata la discesa, verso l’ultimo strappo di 2400 metri verso Peyragudes. In questo caso è stato Mikel Landa ad imporre il ritmo, fino ai 250 metri dalla fine: sull’ultimo rettilineo Chris Froome è andato da subito in difficoltà, mentre Fabio Aru ha tentato il primo attacco. Con lui si sono avvantaggiati Romain Bardet e Rigoberto Uran Uran, con il transalpino che è andato a vincere davanti al colombiano con 2” di vantaggio. Aru, con lo stesso tempo di Uran, ha tagliato il traguardo in terza posizione, ha preso i 4” di abbuono e con Froome settimo a 22” il sardo si è vestito con la maglia gialla di leader della classifica generale. Sarà il britannico, ora, a dover inseguire con 6” da recuperare, mentre Bardet paga solo 25” dal sardo e ha 13” di margine a sua volta su Uran, che è stato penalizzato dalla giuria di 20”.

Una tappa, che alla fine, ha detto tutto e niente: Chris Froome è attaccabile e con il senno di poi sembra incredibile che nessuno abbia neanche provato ad attaccarlo per testarlo e metterlo eventualmente in difficoltà a più di 200 metri dalla linea d’arrivo in una tappa che consentiva gli attacchi. Già domani, dunque, potrebbe essere una buona occasione per mettere alle corde il britannico e provare a metterlo nella condizione poi di dover attaccare, con meno certezze rispetto a quelle che aveva fino a questa mattina.

Twitter: @Santo_Gianluca

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gianluca.santo@oasport.it

Foto: © ASO/Bruno BADE

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One Reply to “Tour de France 2017: Fabio Aru stacca Chris Froome ed è maglia gialla! Tappa a Bardet, classifica apertissima”

  1. Luca46 ha detto:

    Io non credo che Froome si potesse attaccare prima perchè il ritmo che i gregari di Froome hanno tenuto è stato impressionante. Lo stesso Froome era convinto di stare non bene di più, era convinto che il ritmo prima o poi avrebbe stroncato gli avversari altrimenti è stata una tattica folle e masochistica. Credo che il contraccolpo morale possa valere più di quei 6 secondi proprio per questo. Io però ho una paura tremenda anche di Bardet e Uran. Il podio è tutto da scrivere. Probabilmente l’Izoard sarà decisivo.

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