Tour de France 2017: Chris Froome è alle corde, ma non ancora KO

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Vedere Chris Froome arrancare, in difficoltà, sullo strappo finale di Peyragudes è stata una scena piuttosto anomala, per quanto il britannico ha mostrato negli ultimi anni al Tour de France. Sempre davanti, sempre competitivo, oggi ha pagato una pesante battuta d’arresto, quantomeno nell’impressione generata negli osservatori: 300 metri d’inferno in cui ha perso 22” da Romain Bardet, che ha vinto la tappa, e 20 da Fabio Aru e Rigoberto Uran, che hanno completato il podio. Come se non bastasse, questa débacle l’ha portato a perdere il primo posto in classifica, proprio in favore dello stesso Aru. Cosa significano questi segnali?

Se qualche giorno fa al termine della salita del Mont du Chat Froome sembrava addirittura essere il più forte in salita, oggi si è espresso in una  vera e propria controprestazione, anche se in un contesto molto diverso. I fattori che possono aver generato questo calo sono diversi. Forse la pendenza e il genere di sforzo di sforzo richiesto, un’autentica fiammata a tutta per 300 metri lunghissimi. Ormai non più giovanissimo, Froome potrebbe aver pagato il famoso cambio di ritmo, arrivato in maniera repentina. In questo caso, non dovrebbe preoccuparsi più di tanto perché non ci saranno più arrivi di questo genere. Se invece il crollo è stato causato dalla sequenza di salite nel finale, potrebbe temere maggiormente le prossime giornate di corsa: la tappa del Galibier sarà una corsa allo sfinimento, considerando anche l’alta quota che si raggiungerà nel finale. Sarà un tappone, forse ancora più esigente di quello odierno e nell’ultima settimana di corsa, che Froome ha sempre pagato anche nei suoi anni migliori. Altrimenti potrebbe essere stata una giornata storta o il sintomo di una condizione che non è quella che il britannico si aspettava alla vigilia della corsa. Ma capirlo, da fuori, è impossibile.

Basandoci su quello che si è visto fino ad ora, Froome è ancora tra i candidati al successo e sopratutto ha dalla sua la cronometro di Marsiglia, poco più di 20 chilometri in cui potrebbe fare la differenza rispetto agli avversari. Già domani, comunque, sarà chiamato a dare dei segnali incoraggianti anche ai suoi compagni di squadra, che oggi hanno svolto un lavoro egregio come nelle altre tappe di montagna e potrebbero trasformarsi nel valore aggiunto e decisivo nell’ipotetico poker di Froome come vincitore del Tour. Dopo questo finale di tappa che definire balbettante è riduttivo, gli avversari potrebbero trovare maggiore convinzione, che forse è mancata oggi nell’attaccarlo e mandarlo gambe all’aria più lontano dal traguardo per fare le differenza in maniera più marcata. Certo, un attacco su una salita lunga e regolare magari non avrebbe sortito lo stesso effetto con Froome capace di reagire in progressione senza dover sforzare il corpo come invece ha dovuto fare nel finale. Nel muro che fino ad un paio di ore fa sembrava impenetrabile, però, si è aperta una falla che potrebbe minare la difesa del titolo per il tre volte vincitore del Tour de France, mai in difficoltà come oggi quando è riuscito a vincere la Grande Boucle. 

Twitter: @Santo_Gianluca

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Foto: © ASO/Pauline BALLET

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