Parigi-Roubaix 2017: Sagan, sconfitto e sfortunato. Boonen chiude con carisma

La Parigi-Roubaix 2017 ha emesso il suo verdetto. Greg Van Avermaet è riuscito a domare l’Inferno del Nord, riuscendo finalmente a vincere la prima Classica Monumento, che va ad impreziosire un palmares in cui figura già l’oro alle Olimpiadi di Rio 2016.

La Bmc, anche oggi, ha rischiato di perdere la corsa a 100 chilometri dall’arrivo come al Fiandre: lo stesso Van Avermaet è rimasto per lunghe fasi in coda al gruppo e un paio di rallentamenti prima della Foresta di Arenberg l’avevano fatto sprofondare a quasi 40” dai migliori. Per sua fortuna, le squadre interessate ad alzare il ritmo erano sprovviste di uomini (i capitani della Etixx-QuickStep sono rimasti allo scoperto troppo presto, per fare un esempio) e una corsa che sembrava già persa si è riaperta. Da quel momento, poi, un autentico capolavoro di Daniel Oss, che per oltre 60 chilometri è rimasto all’attacco concedendo al proprio capitano l’opportunità di rimanere al coperto. Scortato dal corridore italiano fino a Camphin-en-Pévèle e senza le ingombranti presenze di Sagan e Boonen, solo per fare due esempi, Greg non ha potuto sbagliare, imponendosi nettamente in una volata ristretta. Con questo risultato, chiude una primavera che l’ha visto vincente a Het Nieuwsblad, Harelbeke, Gand e Roubaix. Solo il secondo posto del Fiandre gli ha rovinato un ruolino di marcia perfetto.

Esce sconfitta la Etixx-QuickStep, che ha perso Niki Terpstra e diversi gregari sin dalle prime fasi di gara. Matteo Trentin ha fatto il ritmo nella Foresta di Arenberg, ma successivamente non si è più visto davanti, con Zdenek Stybar e Tom Boonen che hanno lavorato in prima persona già molto lontani dal traguardo. Il Fiammingo nell’ultima corsa della carriera ha provato ad allungare praticamente su ogni settore di pavé, probabilmente sprecando energie preziose per la fase conclusiva di gara. Poco da recriminare per una corsa da protagonista, che l’ha visto salutare il ciclismo nel migliore dei modi: sono mancate le gambe, non la voglia di vincere e il coraggio. Stybar, dal canto suo, è letteralmente rinato: alla vigilia non sembrava potesse essere inserito nella rosa dei favoriti, ma con il passare dei chilometri i tratti in pavé hanno evidenziato la sua brillantezza atletica, che l’ha portato fino alla seconda posizione. Bravo anche a cogliere il momento giusto per entrare nell’attacco che poi si è rivelato decisivo.

Sarà certamente deluso Peter Sagan: per due volte il campione del mondo ha provato ad attaccare e in entrambe le occasioni è stato costretto a fermarsi a causa di una foratura. Se la fortuna è cieca, la sfortuna con lui sembra vederci benissimo in questo periodo. Fino a quando è rimasto in gara, circa 30-35 chilometri dall’arrivo, sembrava potesse quasi scherzare con gli avversari: nel finale, però, non ha avuto la forza neanche per provare a rientrare con un attacco disperato sul Carrefour de l’Arbre, quando la testa della corsa era distante una trentina di secondi, probabilmente a causa dello sforzo effettuato poco prima per rientrare sul gruppo di Boonen. Tornerà, ovviamente, ma per lui la campagna delle Classiche si chiude con zero vittorie tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, che erano i grandi obiettivi della sua prima parte di stagione. Nota di merito per la Bora-Hansgrohe, spesso presente accanto al capitano anche dopo che il gruppo principale era esploso.

Non possono essere sottovalutati i piazzamenti di Sebastian Langeveld, Jasper Stuyven e Gianni Moscon, in terza, quarta e quinta posizione. Il primo ha tenuto i migliori sul pavé, ma non ha mai dato l’impressione di potersela giocare fino in fondo per la vittoria. Stuyven e Moscon, invece, sono i più giovane in top 10: entrambi hanno già mostrato un talento invidiabile per queste corse e la gara odierna è stata la prova che possono già essere considerati un ottimo presente e non solamente un radioso futuro. Possono ancora crescere, e partono da fondamenta molto solide.

È mancato il cambio di passo ad Arnaud Démare, che però vincendo lo sprint del gruppo si è candidato come futuro protagonista della corsa di casa. Con lui è arrivato un quasi sorprendente André Greipel (che però negli ultimi anni si è spesso fatto vedere sulle pietre) oltre John Degenkolb. Ad un certo punto, con diversi compagni di squadra affianco, il tedesco sembrava nella posizione perfetta per giocarsi la vittoria: non ha avuto il cambio di ritmo nei tratti in pavé, dove la sua azione è spesso risultata molto affannosa. La Trek, comunque, può consolarsi con il quarto posto di Stuyven e l’ottavo di Theuns, oltre che il decimo di Degenkolb.

Tra gli altri italiani, solo Marco Marcato ha ottenuto una buona prestazione (26esimo) mentre Daniele Bennati, il quarto azzurro sul traguardo, è arrivato a poco meno di 10′ dal vincitore nello stesso gruppo di Manuel Quinziato.

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Foto: Pier Colombo

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