F1, Mondiale 2017: Force India e Williams, le outsider che vogliono imbucarsi alla festa dei top team

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Gli appassionati di F1 attendono impazienti l’inizio del Mondiale 2017, ormai imminente, innanzitutto per vedere se davvero Ferrari e Red Bull sapranno insidiare la Mercedes in maniera più consistente rispetto all’ultimo triennio, laddove la casa tedesca ha esercitato un dominio totale sui campionati piloti e costruttori. Ma, allo stesso tempo, è sempre interessante capire quanto sapranno fare gli altri team presenti sulla griglia, per questioni di simpatie personali o di particolare ammirazione per un determinato pilota. Tra questi, nel 2016 e per ciò che si è visto nei test pre-campionato 2017, meritano senza dubbio un occhio di riguardo Force India e Williams. 

La prima scuderia, che corre utilizzando licenza indiana, l’anno scorso ha disputato una grandissima stagione, chiudendo il mondiale dedicato alle case al 4° posto e riuscendo a togliersi la soddisfazione di andare due volte a podio, sempre con il messicano Sergio Perez, portando a fine 2016 entrambi i piloti comodamente entro la top 10 nella classifica generale. Annata positiva, figlia di una vettura in grado di presentarsi bene ad inizio stagione e progredire lungo tutto l’arco del calendario, lacuna a volte presentatasi in passato, che sovente ha penalizzato le ambizioni del team.

In ottica stagione corrente, importante è la notizia della sponsorizzazione appena conclusa con la BWT, brand legato al mondo delle tecnologie applicate alle risorse idriche, che garantirà una corposa dote economica a disposizione per gli sviluppi futuri, oltre ad un effetto più immediato (e discusso): il cambio di livrea della vettura, ora diventata pressoché del tutto rosa con qualche inserto nero, rosso, bianco e blu. Notizia non da poco, poiché le frequenti beghe giudiziarie che hanno interessato il boss della scuderia indiana, il magnate Vijay Mallya, hanno spesso posto in pericolo la prosecuzione dell’avventura nella categoria, a causa dei possibili impatti economici derivanti da una eventuale condanna dell’imprenditore asiatico.

Soldi dunque, uniti ad idee tecniche sempre brillanti e ad un duo di piloti molto interessante: il succitato e confermato Perez ed il nuovo arrivato Esteban Ocon, 20enne francese approdato in Force India dopo mezza stagione di F1 disputata in Manor, l’anno passato. Si tratta di una coppia ben assortita, capace di coniugare al contempo talento, esperienza, freschezza e determinazione, utili a potersi togliere delle soddisfazioni in caso di passo falso dei team che precedono. Specie su tracciati piuttosto veloci, stante la fornitura della competitiva power unit Mercedes come da tradizione pluriennale.

Se Force India è reduce da una stagione positiva, e vuole provare a confermare il suo “stato di forma”, la Williams è invece chiamata ad invertire la rotta dell’ultimo biennio. Dopo un ottimo 2014, il primo dell’era dei motori ibridi, in cui la fornitura dei propulsori Mercedes e le difficoltà della concorrenza avevano permesso alla scuderia inglese di tornare ai vertici dopo quasi un decennio di assenza, gli ultimi due campionati sono stati di progressivo calo, culminati con una sempre maggiore fatica ad andare a podio, raccogliendone solo uno con Valtteri Bottas, in Canada, nel 2016. Questo perché Ferrari e Renault sono state capaci di chiudere il gap esistente con la casa tedesca fornitrice del motore della Williams, ma anche di sensibili difficoltà, da parte del team di Grove, nel condurre uno sviluppo che consentisse ai piloti di poter lottare per posizioni importanti, faticando in special modo laddove si correva su circuiti guidati, tortuosi e con poche zone veloci.

La politica adottata dalla Williams è sembrata ricalcare la suddetta vista con la Force India, cioè irrobustirsi dal punto di vista economico per approntare una vettura di livello, ma soprattutto avere le risorse per poter continuare a lavorarci con profitto con il passare dei GP, in modo da vivere una annata con quanti meno alti e bassi possibili. Se il team indiano ha fatto ciò tramite tale nuova sponsorizzazione, Williams ha invece deciso di ingaggiare come pilota Lance Stroll, 18enne canadese figlio del magnate Lawrence Stroll, in grado di portare con sé una munifica dote.

Un primo effetto benefico, al di là delle ottime prestazioni fatte segnare con le coperture più morbide nei test di Barcellona, è rappresentato dall’ingaggio di Paddy Lowe. Quest’ultimo, già visto nella scuderia britannica a cavallo tra fine anni 80 e primissimi anni 90, vanta una esperienza enorme in F1, avendo lavorato anche per team prestigiosi quali McLaren e Mercedes (da cui proviene), ricoprendo nell’ultimo decennio il ruolo di direttore tecnico di entrambe le scuderie, ma avendo in precedenza occupato ruoli in campo elettronico e di ricerca e sviluppo. Si tratta dunque di un personaggio in grado di dare una mano incisiva nel migliorare il progetto tecnico della scuderia, la quale oltre al giovane pilota nordamericano si avvarrà dei servizi del confermato Felipe Massa, richiamato in F1 data la necessità di sostituire il partente Bottas. Forse è proprio nella coppia di piloti dove la Williams si presenta con molti punti interrogativi: Stroll è acerbo e tutto da verificare, per quanto il suo percorso nelle formule minori sia stato estremamente positivo; Massa, invece, è parso nel 2016 per la prima volta davvero in difficoltà a reggere il confronto con Bottas, dopo un precedente biennio di sostanziale equilibrio tra i due, sembrando arrivato al punto definitivo di calo della sua carriera.

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