F1, Mondiale 2017: le “nuove” vetture convincono. Sebastian Vettel torna ai fasti della Red Bull, surclassando Kimi Raikkonen

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La prima gara della stagione 2017 di F1, oltre a permettere agli appassionati di verificare il livello di competitività dei vari team e piloti, era un banco di prova importante per valutare le peculiarità delle vetture stravolte dalle novità regolamentari. E la prima impressione, a conti fatti, è stata estremamente positiva. Innanzitutto perché anche l’occhio vuole la sua parte, e queste auto si lasciano guardare come forme, decisamente più aggressive e tradizionali, facendo fare un salto indietro di diversi anni in pochi mesi. Anche nel comportamento in pista i segnali sono positivi: la sensazione di velocità all’occhio di chi le osserva è immediata, e si avverte in particolar modo nella percorrenza delle curve, valorizzando la capacità del pacchetto pilota-mezzo di saper fare la differenza in tale ambito, sacrificando volentieri qualche chilometro orario sul rettilineo. Proprio a causa di ciò, gli errori e le imprecisioni sono più facili da commettere e difficili da rimediare, riportando in primo piano quella dimensione di fallibilità rispetto a chi si siede alla guida delle F1 attuali. I sorpassi nel gran premio odierno non sono stati numerosi, ma diciamolo francamente: meglio vedere poche manovre ben costruite, studiate, sudate e realizzate, oppure una sfilza di sorpassi fatti grazie all’ala mobile che fa guadagnare una velocità sproporzionata a chi segue un altro pilota, non dando a quest’ultimo una concreta possibilità di difendersi, facendo sembrare il sorpasso fin troppo facile e banale? Non può passare l’idea che a contare sia innanzitutto la quantità, perché è la qualità del gesto ciò che rimane impresso nella memoria degli appassionati.

Nondimeno, un ruolo importante e positivo lo hanno rivestito le gomme Pirelli, che in Australia hanno sofferto poco degrado con ognuna delle mescole portate, persino nella Ultrasoft normalmente dedicata alla qualifica, o comunque da utilizzare per brevissimi stint sul finale di corsa. La resistenza degli pneumatici della casa italiana è un altro fattore che può aiutare a vedere una F1 vera, fatta di ricerca della prestazione per la maggior parte del singolo gran premio, e non di una gestione oculata da parte di ciascun pilota, con pochissimi spazi per poter dare il 100% del proprio potenziale, frustrando il senso stesso della competizione, la sua essenza.

Come detto sopra, delle vetture più estreme e difficili possono permettere ai piloti di fare maggiormente la differenza, componente venuta a scemare sempre di più nella F1 dell’ultimo periodo, in cui le possibilità dei corridori sono largamente imbrigliate dal potenziale della macchina che guidano. E già questa caratteristica si è vista in Australia, con riguardo al duello interno tra Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Il tedesco della Ferrari è stato pressoché perfetto, sia in qualifica ieri che in gara quest’oggi, tornando su standard di rendimento già ampiamente dimostrati nella sua carriera, soprattutto nel periodo vincente in Red Bull e, in qualche occasione, anche nel 2015 in rosso. Una F1 fatta di prestazione, con una maggiore incidenza aerodinamica e vetture tendenzialmente più incollate al suolo in curva, può esaltare le qualità di Vettel, che in tale contesto ha sempre fatto vedere la capacità di coniugare alla perfezione velocità e costanza, limitando al minimo gli errori. Importante sarà confermare tale livello, dopo un 2016 non dei migliori per il 29enne di Heppenheim, incapace di fare una reale differenza sul proprio compagno di squadra, faticando persino nel confronto diretto in qualifica, laddove Raikkonen non è mai stato notoriamente un fulmine.

Ecco, se c’è una nota negativa nella domenica trionfale della Ferrari, è proprio la prestazione del 37enne finlandese. Passi per il sabato, perché come detto poco sopra tale ambito non è esattamente la specialità della casa del campione del mondo 2007, ma anche in gara Raikkonen ha faticato a mantenere il ritmo di chi lo ha preceduto, accumulando un gap importante e dovendo più che altro pensare a guardarsi da Max Verstappen, in forte rimonta nei passaggi finali. La sua corsa diventa poi ancora più difficile da leggere, se consideriamo che negli ultimi giri Kimi ha fatto siglare anche il giro più veloce, dimostrando dunque di avere ritrovato un feeling sufficiente a poter andare forte e ben comportarsi. Perché ciò non gli è riuscito prima? Qualche difficoltà con la macchina a serbatoio pieno? Le prossime gare daranno una risposta in tal senso.

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