Sci alpino: Max, l’ultimo treno si chiama Gran Risa

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Il personaggio non è certo uno di quelli più arrendevoli, anzi: Massimiliano Blardone, come abbiamo avuto modo di vedere anche in questa intervista, è uno degli atleti più combattivi del circuito. Quegli occhi “spiritati” che sgrana al cancelletto di partenza rappresentano un marchio di fabbrica che testimonia al meglio la sua grinta e la sua forza.

Quest’anno, però, Max non è ancora riuscito ad uscire da quella spirale negativa che ha inizio nell’estate 2012, col famigerato cambio di materiali imposto dalla Fis decisamente penalizzante per un atleta nato e cresciuto con tutt’altro tipo di sciata. Nelle ultime due stagioni, le prestazioni non sono quasi mai state quelle desiderate e anzi sono andate in calando, tant’è che l’ultima top ten è datata marzo 2013. Questo inverno, poi, è iniziato in modo decisamente frustrante: out nella prima manche sul Rettenbach, fuori dai trenta per cinque centesimi a Beaver Creek, fuori dai trenta per sei decimi ad Are: al termine della discesa in terra svedese, un gesto inequivocabile, come per dire “non ne posso più”. Dev’essere dura allenarsi con passione, costanza e determinazione ed ottenere nemmeno un briciolo di quello che si vorrebbe.

Nel frattempo, come conseguenza dei punti mancanti in Coppa del Mondo, peggiorano le situazioni di punteggio in World Cup Start List e lista Fis: molto presto, dunque, potrebbe sprofondare lontano negli ordini di partenza. E sarà esponenzialmente più difficile risalire la china. C’è però un antidoto: si chiama Gran Risa.

Sì, la pista più bella, il regno del gigante. Il regno di Max, che qui ci ha vinto per tre volte, nel 2005, nel 2009 e nel 2011. L’ultimo treno di una carriera comunque straordinaria, condita da sette vittorie e ventiquattro podi complessivi in Coppa del Mondo, ferma proprio in Alta Badia: una pista mitica, sfibrante per il fisico e per la mente, dove solo i campioni possono fare bene. L’ambiente ideale per riscattarsi, per aggrapparsi al proprio talento, per non affondare; per non perdere un treno che altrimenti rischia di non passare più.

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foto: credit Fisi

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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